sabato 20 dicembre 2014

MANELLIANI - 1 : ARIA FRITTA PER DEPISTARE LE INDAGINI?

MANELLIANI  - 1 :   ARIA  FRITTA  PER  DEPISTARE  LE  INDAGINI? 

Questo intervento è stato pubblicato alla fine del mese di settembre 2013 (cfr.http://pellegrininellaverita.wordpress.com/). Lo riproponiamo con qualche nostro commento e aggiornamento, perché riteniamo che permane il valore del nucleo essenziale delle sue affermazioni di base e come aiuto per districarsi nel non sempre corretto panorama informativo prodotto su questo tema.
Nonostante la sbandierata professionalità dei quattro “coalizzati” (Roberto de Mattei, Mario Palmaro, Andrea Sandri, Giovanni Turco, nel loro esposto alla Congregazione dei Religiosi contro il divieto – provvisorio – di celebrare la Messa V.O. e contro il commissariamento dei F.I. – esposto pubblicato il 14-9-2013 da Magister suhttp://www.chiesaespressonline.it) essi, purtroppo, non comprendono o fingono di non comprendere l’oggetto reale e proprio (cioè specifico) del provvedimento della Santa Sede di commissariamento dei Francescani dell’Immacolata e, non si sa se per ingenuità o furbizia, cercano di depistare la questione. L’aria fritta con cui ossessivamente, ma non solo loro, stancano i lettori è il mantra secondo cui il provvedimento della Santa Sede è stato fatto solo per colpire la messa tridentina. Invece i fatti e la razionalità indicano altro. A) La Congregazione dei religiosi non ha affatto proibito, contro la legge universale, a tutti i sacerdoti e a tutti gli istituti di celebrare la messa tridentina. Il suo provvedimento, come sarebbe facile capire, non è un provvedimento universale che vieta un diritto universale, il decreto non ne ha né l’autorità, né la giurisdizione. Si tratta solo di un provvedimento specifico, particolare, temporaneo, (una proibizione straordinaria condizionata e non, come dicono i quattro, di una proibizione o di un’interdizione ordinaria) che riguarda solo ed esclusivamente quell’Istituto particolare e determinato, e solo in ragione delle questioni particolari e dei problemi specifici di quell’Istituto. Ci vuole tanto a capirlo?   Bastava riflettere con mente lucida: 1) Non sono stati affatto commissariati tutti gli istituti Ecclesia Dei, solo perché celebrano la messa tridentina. 2) “Non è stato affatto nominato un commissario dell’Ecclesia Dei a dimostrazione che non si tratta di un provvedimento che riguarda solo ed esclusivamente la messa tridentina, ma è stato nominato P. Volpi, Segretario generale della Conferenza Italiana dei Superiori Maggiori (CISM), proprio ad indicare che l’oggetto dell’intervento è rimettere a posto la vita religiosa di questo Istituto in vari aspetti e in diverse dimensioni e di curarne la comunione con gli altri Istituti religiosi. Dentro questa prospettiva generale c’è il problema solo disciplinare di correggere le cattive applicazioni del Motu proprio. I quattro coalizzati continuano ad ignorare, o fanno finta di ignorare, che il provvedimento non riguarda (e non poteva riguardare)  certamente l’abrogazione del Summorum Pontificum (!!!) o addirittura della messa tridentina in sé, ma solo ed esclusivamente il modo (se corretto o non corretto) in cui questo Motu proprio è stato applicato in quello specifico e determinato istituto religioso. Tutto qui. Ci vuole tanto a capirlo?  Il provvedimento ha lo scopo di correggere solo le esasperazioni manelliane in tutta la vita dell’Istituto e quindi anche nell’applicazione del Summorum Pontificum. Quando un calciatore viene sospeso per un periodo di tempo a causa di illeciti sportivi, il provvedimento non intende certamente sopprimere o abolire il gioco del calcio in quanto tale, o peggio sopprimerlo in tutto il mondo universo, ma solo reprimere gli illeciti sportivi operati da quello specifico calciatore (e solo lui) e, al termine del periodo prescritto, reinserirlo di nuovo nel calcio con un atteggiamento corretto e onesto. Il diritto universale, di cui straparlano i quattro “coalizzati”, non è mai stato messo in discussione e non può essere messo in discussione certamente da un decreto, pena la sua invalidità.
B) Non esiste nessuna interdizione  ordinaria o perpetua, ma è stato posto in essere solamente un provvedimento disciplinare straordinario, temporaneo, provvisorio, medicinale, solo ed unicamente in ragione dei seri problemi interni dell’Istituto (C.d.C., Can 1319, § 1: “pene determinate”). Una volta che questi problemi sono stati rimossi e risolti, tutto vedrà la ripresa della vita ordinaria dell’Istituto e, ovviamente la caduta dei provvedimenti  straordinari adottati (C.d.C., Can. 1312, § 1: “le pene medicinali o censure”). Di cosa parlano, allora, i quattro coalizzati?  Sono già tre anni che il Card, Velasio De Paolis, nominato commissario per l’Istituto dei Legionari di Cristo, sta lavorando per rimettere a posto la vita dell’Istituto e per riconsegnarlo integro alla fine del suo lavoro. Spetta dunque al Commissario che lavora in stretto contatto con la Congregazione dei Religiosi, programmare i tempi e i modi del ritorno alla normalità e anche i provvedimenti più opportuni per realizzarla (cfr. Can 1334, §2). I quattro coalizzati non sono neanche aggiornati. Se lo fossero saprebbero che, come attestato da P. Alfonso Bruno: «Attualmente la S. Messa cosiddetta tridentina è stata accordata alla chiesa di La Crosse nel Wisconsin (USA), /…/ il Vetus Ordo è stato ripristinato anche a Firenze, nella chiesa di Ognissanti, e al santuario dell’Addolorata di Campocavallo di Osimo (AN) dove si era formato un gruppo stabile di fedeli richiedenti. Nella maggior parte delle altre parrocchie e santuari a noi affidatici, non c’erano le stesse condizioni, anzi in alcuni casi c’erano state proteste dei fedeli che si ritrovavano nelle Messe di orario, compresa la domenica,  ad assistere ad una forma liturgica ad essi sconosciuta. In almeno due conventi di suore con chiesa aperta al pubblico, la S. Messa in Forma Straordinaria è stata egualmente ripristinata. In tutti i casi c’è stata una previa indagine del Commissario apostolico, anche con l’aiuto degli ordinari del luogo, per verificare che le condizioni canoniche di fattibilità contemplate nello stesso Summorum Pontificum  e poi Universae Ecclesiae, sussistessero” (cfr. Vatican Insider, 19 settembre 2013). Un altro esempio, della cattiva applicazione contestata all’Istituto è quello in Inghilterra, comune di  San der  Sted (diocesi di Suddok) dove  la casa, alla periferia di Londra, è stata fatta chiudere dal Vescovo e dal parroco, perché è stato imposto l’Ufficio Vetus Ordo,  all’improvviso, senza formazione e preparazione, e la gente è andata a lamentarsi dal Vescovo. Quindi solo corretta  applicazione, non proibizione totale.  C) L’errore macroscopico dei “quattro”, che continuano a ragionare di una presunta sospensione del diritto universale, fa torto certamente, e ce ne dispiace, alla loro dichiarata professionalità. I “quattro”  continuano a ragionare come se il provvedimento della Santa Sede poggiasse sul nulla, come se non si fondasse su fatti concreti attestati dalla relazione del Visitatore apostolico (che sui loro blog continuano a insultare), come se la Santa Sede non avesse prove della responsabilità almeno del Consiglio Generale, che è stato esautorato perché ritenuto certamente responsabile dei mali interni dell’Istituto, responsabile cioè della cattiva gestione dell’Istituto. I quattro coalizzati non hanno ragione quando parlano di legge naturale e di diritto canonico che non sarebbero stati rispettati dal decreto (Il testo integrale della loro lettera si trova in http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350601). Il problema, è stato ben precisato da Padre Lombardi, portavoce di Radio Vaticana, in data 2 agosto 2013: “Il provvedimento della Congregazione verso i Frati Francescani dell’Immacolata riguarda la vita e il governo della Congregazione nel suo insieme e non solo questioni liturgiche. Sulla Messa in latino non si contraddicono le diposizioni generali di Benedetto XVI, ma si interviene solo per rispondere a problemi specifici e tensioni createsi in questa congregazione a proposito di un’applicazione non corretta della celebrazione della messa tridentina” (cfr.http://it.radiovaticana.va/m_articolo.asp?c=716380).  D) Quando si fa riferimento al danno che i fedeli ricevono di non poter partecipare più ad un certo numero di messe tridentine, bisogna subito riversare la responsabilità e la colpa di questo danno solo sulle esasperazioni di Manelli e dei suoi complici che hanno provocato il commissariamento. I quattro coalizzati e coloro che sui siti tradizionalisti stanno aizzando gli animi e calunniando i quattro frati-preti dell’esposto, il Visitatore apostolico, Padre Alfonso Bruno e il Commissario pontificio, fanno finta che la colpa della malattia sia addirittura del ……..medico che interviene per curare e non del virus che ne è la causa.  Non è solo assurdo, ma anche ridicolo.  E) I quattro coalizzati non comprendono (anche se, a parole, lo riconoscono) che al di là della messa in italiano o della messa tridentina (non fa differenza), esiste un rendiconto di ogni sacerdote e di ogni istituto religioso alla Santa Sede per la fede, la morale e la disciplina, e su questi ambiti la Chiesa può decidere che fino a normalità ripristinata, la stessa celebrazione pubblica della S. Messa (in italiano o in latino, non fa differenza) o altri aspetti della vita sacerdotale o religiosa possono essere temporaneamente sospesi (cfr.  Can 1338, §2 “Non si può privare alcuno della potestà d’ordine, ma soltanto proibire di esercitarla o di esercitare alcuni atti”). Mons. Emmanuel Milingo (il 10-3-2009) e Padre Tomislav Vlasic di Medjugorje (il 10-3-2009) che celebravano solo la messa in italiano, per motivi gravi la Santa Sede li ha ridotti entrambi allo stato laicale. Nessuno in quei casi ha blaterato che si è andati contro il diritto universale e la legge naturale! F) I quattro continuano a ripetere come un mantra “non ci sono colpe; non ci sono prove; non ci sono fatti precisi contestati;  non si fa riferimento a questioni di fede, di morale o di disciplina”. Innanzitutto non possono essere loro ad affermare che non ci sono colpe, spetta alla Santa Sede che è l’unica che ha in mano le prove. Se fossero veri figli della Chiesa aspetterebbero i risultati dell’indagine e lascerebbero, con serenità e fiducia, lavorare il Commissario e la Congregazione in attesa che, dopo le varie relazioni del commissario, la Congregazione emetta il provvedimento conclusivo sulla faccenda. L’atteggiamento dei tradizionalisti, sia sui blog che su giornali (con articoli improvvidi e spesso sconclusionati, come quello della Siccardi sul questionario), è  invece scorretto e induce il sospetto che stiano cercando solo di depistare le indagini. Inoltre la gravità del provvedimento dovrebbe far pensare, a persone ragionevoli e veramente in comunione con la Chiesa, che in quell’Istituto ci sono problemi gravi che, in qualche modo, riguardano o possono riguardare uno o più degli ambiti dei tre campi dagli stessi relatori pur citati come legittimanti una sanzione ecclesiastica. G) Il fatto che il decreto indichi genericamente i settori che presentano seri problemi nella vita dell’Istituto, senza fare l’elenco preciso e circostanziato delle colpe e delle prove, è per motivi esattamente contrari a quelli ipotizzati dai quattro. La Chiesa all’inizio di un provvedimento cerca, per quanto possibile e dove è possibile, di salvaguardare la reputazione delle persone o degli Istituti su cui c’è un’indagine. Solo alla fine dell’iter canonico, quando l’indagine si risolve in un provvedimento canonico serio, la Chiesa indica chiaramente le colpe dei soggetti che giustificano le eventuali sanzioni canoniche che, comunque, dove è possibile cerca fino alla fine di evitare con l’intervento medicinale del commissario. I crimini di Marcial Maciel Degollado (fondatore depravato dei Legionari di Cristo) sono stati enumerati e dichiararti pubblicamente, in comunicati ufficiali della Santa Sede, solo al termine di tutto l’iter canonico. Si sono indicati, nel decreto della Congregazione, solo genericamente i campi su cui indagare e operare correzioni anche per evitare un possibile ed eventuale inquinamento delle prove da parte dei soggetti raggiunti dal provvedimento. Non si fa così in ogni legittima indagine? Bisogna separare la questione Manelli e suoi complici, dalla questione della messa tridentina. Chi li identifica, come i quattro coalizzati, sta rendendo un pessimo servizio proprio alla messa tridentina che è solo la goccia che ha fatto traboccare in quell’Istituto, un vaso già deteriorato prima e indipendentemente dalla messa tridentina.  H) Non è vero dunque, come dicono i quattro che ci sarebbero anomalie logiche e giuridiche. L’unica vera anomalia è il tentativo di depistare le indagini, di cercare di sviare le indagini con un polverone mediatico che mira, di fatto, a concentrare indebitamente tutta l’attenzione sulla messa tridentina in modo da sviarla dai veri “panni sporchi” dell’Istituto che stanno prima e indipendentemente della messa tridentina e che hanno rilevanza ben maggiore ed effetti molto più importanti e decisivi. Ricordiamo che fino al 2007 Manelli vietava la celebrazione della Messa in latino e che esposti alla Congregazione dei religiosi, contro la sua esasperata gestione, ci sono già stati nel 1998 e poi nel 2003, in un periodo cioè in cui, in quell’Istituto, la Messa in latino era vietata! Il caso manelli e la messa tridentina sono due cose nettamente da differenziare e da non sovrapporre. Con un pò di cattiveria, ma lo confessiamo subito, si può pensare che forse questo polverone mediatico potrebbe avere lo scopo di cercare di conoscere quali sono le prove in mano alla Santa Sede, nel tentativo maldestro poi di taroccare le colpe e di occultare o far sparire le testimonianze.
B) Cosa pensare della grottesca iniziativa di Roberto de Mattei che addirittura ha raccolto firme per cercare di ottenere le dimissioni del Commissario Volpi? Una sua iniziativa  sconcertante e deludente. A parte l’inconsistenza della stessa iniziativa (il Commissario Volpi ha la stima e la fiducia sia della Santa Sede che del Papa e con loro lavora a stretto contatto di gomito e in piena obbedienza) questo studioso, che pur si dichiara tradizionalista, nella fattispecie adotta una metodologia populista, secondo la quale l’autorità non starebbe nella Santa Sede, ma solo nel numero e addirittura solo nel popolo dei manelliani. Questo sedicente tradizionalista adotta metodi da modernista; si traveste da Marco Pannella e cerca in modo scorretto e grave di interferire e di inquinare un’indagine della Santa Sede. Il cattivo esempio e lo scandalo che mette in atto dovrebbe indurre una revisione del suo contributo all’Università Europea di Roma, istituto dei Legionari di Cristo. Non è un insegnante all’Università dei Legionari di Cristo? E per insegnare non ha pronunciato un giuramento di fedeltà alla Chiesa? E raccogliendo firme contro un provvedimento legittimo e canonico della Santa Sede, non si pone contro quel giuramento? Si disponga, dunque, almeno alla correttezza istituzionale. E con la sua azione antiecclesiale non costituisce una ferita e un discredito anche per l’Università dove insegna?  Tralascio di soffermarmi su come possono essere state raccolte quelle firme. Certamente c’è un buon numero di irriducibili del santone di Frigento, ma è verosimile pensare che spesso uno di loro ha chiamato un altro amico e gli ha chiesto di firmare, senza neanche conoscere bene il problema per cui firmava. Dell’insipienza e inconcludenza di questa grottesca iniziativa del de Mattei, esiste consapevolezza persino in un blog che pubblica solo esaltazioni di manelli ma non ammette su questo legittimo contraddittorio. Ecco i due commenti pubblicati di chiesa e post-concilio: “Giovanna ha detto…Trovo del tutto inappropriata, ove non controproducente, la via della petizione, raccolta di firme, richiesta di dimissioni. Tutta roba che va bene nelle mani di qualche parlamentare dell’ultima ora, di chi ama la bagarre e le ragioni urlate. Ma non certo adeguata al linguaggio cattolico, o anche semplicemente cristiano. Perché il fine non giustifica i mezzi mai, per nessuno” (10 dicembre 2013 09:26). E un altro lettore: “La petizione sortirà come unico effetto gli sberleffi dei nemici della Chiesa, perché è facile contestarne il numero di firme, è facile ignorarla come ecclesiasticamente ininfluente, è facile catalogarla come borbottio di blogger lamentosi, eccetera. Ed infine, è accessibile solo a chi ne capisce di internèt”. Anche un altro blog tradizionalista – con onestà intellettuale – ha pubblicato un commento ironico alla stramba iniziativa di de Mattei, pur avendo promosso quella petizione:  “Uehh, traditristi, avete notato che Corrispondenza Romana sembra divenuta lo studio di un notaio? Che la vicenda dei FI abbia fatto emergere le paranoie di ricerca di consenso del patron? Hanno iniziato a Luglio con la raccolta di firme contro il provvedimento di commissariamento, poi sono passati alla raccolta di firme contro il Commissario, adesso invitano i frati a NON firmare la richiesta del Commissario….. uéé non è che Corrispondenza Romana è diventata la sede del partito radicale e il patron sia passato da Gesù a Marco Pannella? O che il de Mattei sia ammattito? Mistero!”- Fil” (cfr. messainlatino.it, 29 gennaio 2014 10:30, Lunedì 27 Gennaio 2014, commento all’articolo: “Lettera aperta al Papa sui F.I. da un lettore inquieto”).  Intanto Radio Maria ha provveduto a sospendere e rimuovere il de Mattei dalle sue trasmissioni.
C) Cosa pensare dei quotidiani (o quasi quotidiani insulti), su alcuni segnati blog tradizionalisti, al Commissario Volpi, ai cinque frati-prete che hanno promosso il legittimo e canonico esposto alla Congregazione dei Religiosi, al segretario P. Alfonso Bruno, al Card. Aviz e persino al Papa? Come mai questi personaggi, dimostrando chiaramente almeno scarsa prudenza e poca saggezza, mai si pongono il dubbio: “E se la Santa Sede e il Commissario avessero ragione?”. “E se noi non fossimo a conoscenza di fatti seri e anche gravi che sono stati mascherati dietro la facciata perbenistica e perfettina dell’Istituto?”. Non sarebbe la prima volta che un “santone” o una “santona”, prima venerati come una specie di santi, di infallibili, intoccabili e indiscutibili, siano stati poi smascherati nelle loro finzioni e nei loro abusi, non solo religiosi. La mancanza di questo sano buon senso e dell’atteggiamento a priori di grave sfiducia e di grave ostilità verso la Santa Sede, farebbe – solo di per sé – già dovrebbe far pensare che, nell’impostazione mentale di base dei manelliani fanatici c’è o c’è stato un fanatismo settario e/o un “ghetto” teologico.  È già fariseismo pensare che il proprio gruppo sia sempre e solo perfetto e chiunque rivolge delle critiche ad esso sarebbe a priori sempre e solo menzognero e diabolico. È già settarismo pensare che il proprio gruppo abbia l’esclusività della salvezza e chi ne è fuori o ne esce sarebbe, solo per questo, dannato o figlio del diavolo. Pensiamo che questi atteggiamenti  mentali, infantili e falsificanti, vadano rimossi da qualsiasi gruppo, movimento, associazione o istituto che eventualmente li condivide e/o li promuove al suo interno.
D) Qua e là hanno fatto  capolino  testimonianze o riflessioni ponderate, anche sui blog tradizionalisti che – con indubbia parresia – li hanno pubblicati anche se contrari all’impostazione di fondo del blog stesso. Ne trascriviamo solo alcuni per cercare di sollevare un pò il velo sul tenebroso segreto di cui questo istituto, volontariamente, si circonda. 1) “Sono un ex frate. Dal noviziato in poi la Forma Straordinaria mi è stata sempre IMPOSTA. Certi modi di fare in quell’istituto mi hanno creato problemi e ho pensato che potevo farmi più santo altrove. Preghiera, silenzio, rispetto, sono assenti dalla vicenda. Ho sofferto, ma vedendo ora cosa succede oggi, non mi pento di essere andato via da un istituto promettente che È DIVENTATO UNA SETTA. La Chiesa è una cosa seria. Ci sono frati eccezionali ancora dentro. Li hanno isolati e calunniati, ma sono i salvatori del carisma. Prego ogni giorno per loro. La storia darà la giusta risposta a tutti. È  finita per gli scribi e i farisei vestiti in gray blu” (cfr. messainlatino.it, 27 agosto 2013 20:45, commento all’articolo: “F.I. – il questionario inviato ai frati da parte del Visitatore apostolico mons. Vito Todisco).  2) “Se l’Istituto funzionava bene non si arrivava al commissariamento. Molti laici vivono di paure come la “tre giorni di buio” che doveva arrivare, secondo p. Manelli, il 21 marzo scorso o Benedetto XVI che, sempre a detta del manelli, avrebbe dovuto essere ucciso alla domenica delle palme del 2012. È serio, questo? Chi ha detto che p. Stefano è stato scelto da p. Pio? I suoi genitori come milioni di persone si affidavano allo Stimmatizzato del Gargano. Hanno ricevuto come milioni di persone tante grazie. Mica tutti questi milioni di persone solo perché ricevevano la comunione da P. Pio, magicamente, poi sono diventati santi o si sono comportati come P. Pio voleva. Magari, ma purtroppo non è così, così come mica assolutamente tutti quelli che hanno visto e ascoltato Gesù si sono convertiti, purtroppo. Racconta il nipote di p. Stefano che un giorno p. Pio vedendo p. Stefano si spaventò. La sua interpretazione è che vide il diavolo dietro a p. Stefano che voleva colpirlo. Secondo tanti p. Pio si spaventò invece perché vide cosa sarebbe successo” (cfr. messainlatino.it, 27 agosto 2013 20:34  commento all’articolo: “F.I. – il questionario inviato ai frati da parte del Visitatore apostolico mons. Vito Todisco).  3) “Dedico il Vangelo di oggi alla dirigenza F.I. Inutile sbracciarsi e sgolarsi. Il problema è qui: + Dal Vangelo secondo Matteo: “In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti /…/ Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello! Parola del Signore” (cfr. messainlatino.it, 27 agosto 2013 20: 37  commento all’articolo: “F.I. – il questionario inviato ai frati da parte del Visitatore apostolico mons. Vito Todisco).  4) Un lettore tra i sette vizi capitali di questo istituto indica: “Autosufficienza e delirio di onnipotenza. Adorazione del Fondatore e nepotismo dello stesso. Invadenza e arroganza delle suore nella conduzione della vita dei frati” (cfr. messainlatino.it, 25 agosto 2013 22: 38  commento all’articolo: “F.I. – il questionario inviato ai frati da parte del Visitatore apostolico mons. Vito Todisco).
E) Bisogna dare atto all’ottimo e bravo commissario Fidenzio Volpi che, sin dal suo primo messaggio inviato ai frati di Manelli, in occasione delle professioni perpetue il 31-8-2013, ha subito e già centrato il problema di fondo, da affrontare e sciogliere: “Permettete, ora, che faccia un cenno all’istituto cui vi aggregate. /…/ Oggi si apre davanti a voi una tappa nuova: quella della maturità ecclesiale. /…/ La Chiesa si aspetta frutti di comunione e di impegno”. Una delle problematiche centrali a mio avviso, viene proprio dalla minaccia di una certa autoreferenzialità, cioè nel desiderio di sottolineare a tutti i costi la propria peculiarità caratterizzante. Ritengo invece prova certa di maturità cercare di superare tale atteggiamento, riconoscendo con spirito umile e francescano l’edificazione della Chiesa come referente ultimo della propria esperienza carismatica. /…/ Quando una realtà religiosa ed ecclesiale si preoccupa essenzialmente di distinguersi dagli altri ponendo le proprie convinzioni come unica eccellenza a cui fare riferimento, è segno di una chiusura che non può che danneggiare il futuro stesso della chiesa. Come potrebbe esserlo, aggiungo io, una certa confusione tra i fini ed i mezzi, per cui i testi, i suggerimenti, gli atteggiamenti o le parole dei fondatori potrebbero essere considerati più decisivi dell’insegnamento del magistero quando se non addirittura non degli stessi testi biblici. In questo caso il movimento che si professa ufficialmente come una mediazione verso una forma nuova di evangelizzazione, ne diventa il sostituto” (cfr. Messaggio del commissario apostolico in occasione delle professioni perpetue, Tarquinia, 31 agosto 2013 nel Sito ufficiale francescani dell’Immacolata –  http://www.immacolata.com/index.php/it/).