sabato 20 dicembre 2014

MANELLIANI – 14 DAL SITO L’ISOLA DI PATMOS CADE L’ASINO: IL CASO DEL VESCOVO DI ALBENGA, INDURRÀ ALLA RAGIONE I “TRADIZIONALISTI ESTETICI”?

MANELLIANI  –  14

DAL  SITO  L’ISOLA  DI PATMOS

CADE   L’ASINO:   IL CASO   DEL  VESCOVO  DI ALBENGA,  

INDURRÀ  ALLA  RAGIONE  I “TRADIZIONALISTI  ESTETICI”?

 […] l’asino è caduto perché sotto il suo governo sono stati accolti in quella Diocesi — o da lui stesso ordinati — anche dei sacerdoti transfughi da varie diocesi che definire problematici è un eufemismo; e questo è un fatto, non una congettura. È caduto, il povero asino, perché i fedeli e diversi sacerdoti di quella Chiesa particolare hanno inviato alla Santa Sede non delle semplici proteste ma delle documentazioni terrificanti, lamentando tra i vari problemi anche quello non lieve che riguarderebbe la presenza di non pochi sacerdoti con palesi tendenze omosessuali …
   Autore Ariel S. Levi di Gualdo
Avrei voluto occuparmi di cose molto più interessanti e, perché no: gratificanti. Insomma: fare il mio “mestiere” pastorale-teologico. Ho in lavorazione vari articoli per la nostra paginaTheologica e diversi sono gli scritti che ho abbozzato su alcuni Padri della Chiesa offrendo di essi una lettura attuale, perché oggi più che mai risultano di grande attualità figure di uomini come San Massimo il Confessore o Sant’Anselmo d’Aosta, premesso che l’attualità più sconvolgente ci perviene giornalmente dal Vangelo: molte sono infatti le sue pagine che sembrano scritte oggi per gli uomini e per la società moderna. Caratteristica questa che solo la Parola di Dio riesce ad avere, a riprova di quanto essa sia divina, quindi perennemente viva e in grado di comunicare al di là dei tempi. Né io né i miei confratelli con i quali abbiamo dato vita a questa rivista telematica intendiamo portare avanti battaglie contro nessuno: non siamo membri di un partito né siamo sul libro paga di qualche esigente padrone, impegnati come tali a battagliare ed a togliere credibilità ad un partito avversario. Siamo solo e semplicemente preti e teologi cattolici e le uniche battaglie che intendiamo condurre sono quelle per la diffusione e per la tutela delle verità di fede. E la Chiesa non è il nostro partito, è nostra madre, nostra sposa. Nulla quindi di personale, meno che mai di livoroso verso il mondo della cosiddetta tradizione filo-lefebvriana. E oltre a non essere livorosi, siamo da anni consapevoli di un fatto: indurre alla ragione certe persone, soprattutto di fronte all’evidenza dei fatti, risulterebbe impresa ardua persino allo Spirito Santo, figurarsi quindi a noi poveri mortali.

asino caduto in un pozzo
Il mondo della cosiddetta tradizione è pieno di controsensi e di incoerenzetanto più grandi quanto più accanita è la convinzione degli appartenenti a questo mondo di essere gli unici e soli detentori della purezza cattolica. Quando poi l’asino cade — dal celebre proverbio popolare: «È qua che cade l’asino!» — ecco che i buoni tradizionalisti filo-lefebvriani ed i loro vari fans club non solo non vedono la caduta, ma si comportano come se l’asino non esistesse. Invece l’asino esiste, è caduto, ed in questo specifico caso è proprio un beniamino, un punto di riferimento del mondo della tradizione: il Vescovo di Albenga Mario Oliveri, un indubbio degno pastore ed un uomo di solida dottrina, che in questi giorni si è trovato al centro di varie polemiche. Non sappiamo se il Vescovo sarà esautorato del governo della sua piccola diocesi, né sappiamo se a tal scopo la Santa Sede provvederà alla nomina di un vescovo ausiliare, evitando in tal modo al presule ligure l’umiliazione della destituzione dalla cattedra a poca distanza dal compimento dei 75 anni d’età. Tutte queste, per adesso, sono solo ipotesi e congetture giornalistiche in merito alle quali non si deve neppure entrare.




l Vescovo Mario Oliveri con una mitria gemmata alta più o meno 80 centimetri

Altro invece il merito nel quale è quasi doveroso entrare: l’asino è caduto perché sotto il suo governo sono stati accolti in quella Diocesi — o da lui stesso ordinati — anche dei sacerdoti transfughi da varie diocesi che definire problematici è un eufemismo; e questo è un fatto, non una congettura. È caduto, il povero asino, perché i fedeli e diversi sacerdoti di quella Chiesa particolare hanno inviato alla Santa Sede non delle semplici proteste ma delle documentazioni terrificanti, lamentando tra i vari problemi anche quello non lieve che riguarderebbe la presenza di non pochi sacerdoti con palesi tendenze omosessuali; ed i più eclatanti in tal senso sono risultati essere proprio quelli col bel latinorumsempre sulla bocca e che con manipoli, chiroteche e cappe magne hanno lo stesso rapporto artistico-professionale che la mitica Wanda Osiris aveva con le rose che lanciava agli spettatori, mentre con i levrieri afgani al guinzaglio scendeva lo scalone illuminato, scortata dai suoi boys e cantando la celebre canzone: «Sentimental, questa rosa appassita» …

Qualche sito e blog ultra tradizionalista ha provato sulle prime ad urlare alla “epurazione franceschista”, insomma: la “ennesima persecuzione”. Poi forse hanno capito ed hanno taciuto. E tutt’oggi seguitano a tacere in un silenzio ipocrita e doloso, avendo deciso che l’asino non può cadere semplicemente perché l’asino non esiste, perché nel mondo della cosiddetta tradizione tutto è puro, bello e spirituale; tutto è sacro e ispirato alla sacralità, altro che quella «oscena messa protestantica di Paolo VI nata in seguito alla grande aberrazione apostatica dellaSacrosantum Concilium», come leggiamo ormai da anni in giro per i loro siti e blog dove lo sprezzo del Magistero della Chiesa pare essere lo sport più praticato, ed il tutto in nome di una non meglio precisata “purezza cattolica”.
Chi si è preso cura di leggere un mio libro, E Satana si fece Trino, nel quale dedico l’intero secondo capitolo al problema della «omosessualizzazione  della  Chiesa», quindi al problema drammatico e pericoloso della lobby gay al nostro interno; o chi ha avuto modo di leggere una mia intervista rilasciata a Roberto Marchesini per La Nuova Bussola Quotidiana [vedere qui], non tanto avrà percepito come la penso, ma in che modo e con quale serietà ho affrontato il problema. E quando si affronta e si analizza un problema, non si può usare due pesi e due misure, assecondo che il problema tocchi “i nostri” o “i loro”.
Ciò che rimprovero a questo mondo della cosiddetta tradizione è l’ipocrisia farisaica e la estrema malleabilità sulla morale,riguardo la quale tendono a essere molto rigidi quando riguarda gli altri, sui quali sono pronti a deporre sulle spalle pesi che loro non muoverebbero neppure con un dito [Lc 11,46-48.52], come ha ammonito il Santo Padre stesso nella sua prolusione conclusiva al Sinodo dei Vescovi, per la quale rimando ai due commenti di padre Giovanni Cavalcoli pubblicati in questa rivista telematica.  Per quanto invece riguarda il resto, o meglio per quanto riguarda “i loro”, in quel caso, più che essere indulgenti, proprio non vedono, appunto perché l’asino non esiste. Ecco allora che ai tripudi pontificali nei quali risplendono dalmatiche, piviali e pianete, dove l’incenso avvolge movimenti perfetti, teatrali, studiati al millesimo, di fatto partecipano perlopiù orde di cavalieri veri o presunti, di nobili più o meno decaduti, di aspiranti nobili che vantano i loro quarti di nobiltà, che nella migliore delle ipotesi hanno un paio di divorzi alle spalle ed al momento convivono con una ragazza che potrebbe essere loro figlia. Sia però beninteso: vivono tra di loro come fratello e sorella. Che dire: beati loro! Io me ne guarderei bene dal prendermi in casa con me una statuaria perpetua di 25 anni con misure 90-60-90. Ciò non tanto perché il diritto canonico non me lo consentirebbe e l’Autorità Ecclesiastica neppure, ma perché nessuno sarebbe disposto a credere che viviamo da fratello e sorella, forse il primo a non crederci sarei proprio io. E siccome, pur non essendo un “cristiano adulto” di pura scuola dossettiana, penso però di essere cresciuto a sufficienza come uomo e come prete, ritengo di avere imparato che per fuggire situazioni di peccato il primo passo da fare è quello di fuggire prudentemente le occasioni propizie che creano al peccato tutti i migliori presupposti.
L’asino esiste e cade, talvolta anche in modo grottesco. E proprio in queste circostanze, attraverso l’auriga virtù della prudenza è necessario, passando per quella carità cristiana eretta sulla verità e sulla giustizia, esercitare la più profonda misericordia sugli asini in caduta libera; la vera misericordia della quale, molto probabilmente, parla il Santo Padre dietro le sue righe nella prolusione finale fatta al Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia.(cfr. http://isoladipatmos.com/cade-lasino-il-caso-del-vescovo-di-albenga-indurra-alla-ragione-i-tradizionalisti-estetici/)
RIPORTO LA EFFICACE  TESTIMONIANZA  PUBBLICATA SUL BLOG “IN  COMUNIONE  COL COMMISSARIAMENTO DEGLI FI”) 

Stella Mattutina (della Diocesi  di Albenga-Imperia). I problemi di cui si parla sono veri. È una diocesi allo sbando più totale. Sono anni che questa situazione va avanti. Sono testimone io stesso di episodi vergognosi, per i quali ho parlato personalmente col vescovo. Purtroppo nulla è stato fatto. Sacerdoti omosessuali, sacerdoti che hanno fatto sparire cifre incredibili, sacerdoti che “flirtano” con marocchini e regalano (letteralmente parlando) cifre abnormi a questi individui. Soggetti i quali, ovviamente, oziano tutto il giorno, salvo poi insultare gli anziani che transitano dinnanzi al piazzale antistante la chiesa con lo scopo di accedere alla stessa onde partecipare alla Messa. Salvo poi tagliare le gomme della macchina al vice parroco reo di non offrire gli stessi “aiuti” (leggi: regali) economici del parroco (parliamo di oltre 300 mila euro fatti sparire in pochi anni, volatilizzandoli anche col money transfer). Continuo: salvo poi venire a rubare nell’ufficio parrocchiale tre volte in un anno e mezzo. Tutto ciò è causa del comportamento del suddetto parroco. Il vescovo informato – dal sottoscritto – cosa fa? Nulla. Poi ci sono i preti pedofili, quelli incarcerati per furto, quelli fatti sbarcare dalla Costa crociere per gravi atti immorali, per poi essere però riammessi in diocesi con tanto di “bentornati” da parte del vescovo (di fronte a tutti, visto che si era alla riunione del clero). Poi ci sono – e anche qui parlo per conoscenza diretta – di quelli sbattuti fuori da altri seminari per ideologia tradizionista e accolti a braccia aperta in quel di Albenga. Ultimamente, ho saputo che vi era una lista di 23 richieste di ingresso in seminario provenienti, per circa l’80% dalla Fraternità San Pio X. Bisogna aggiungere altro?”

                                                                                                                                                           Riccardo  Piccarreta

Riccardo Piccarreta Se tutti avessero la franchezza, la parresia e il forte senso di testimonianza della verità di Stella mattutina, forse i problemi in quella diocesi non sarebbero nati o, se sorti, si sarebbero risolti in tempo relativamente breve. Grazie Stella mattutina per il tuo esempio: vorrei che anche altri, che tanti altri, lo seguissero.

Guardatevi  dai  falsi  profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro  sono  lupi  rapaci” (Mt 7,15)

                A) - ISTITUTO   FRANCESCANI   IMMACOLATA  —  

                            —-  GLI  ABUSI  NON  NEGOZIABILI  —–

                                                                                              -  PRIMA  PARTE  –   

INTRODUZIONE. Noi riconosciamo tutti gli aspetti  positivi che fanno parte della struttura ufficiale dell’Istituto dei Frati e delle Suore francescane dell’Immacolata. Noi amiamo il vero  francescanesimo (quello delle Fonti Francescane) e ci inseriamo nella linea  kolbiana di un grandissimo amore alla Madonna. Noi stimiamo e apprezziamo ciò che è ufficialmente scritto nella sostanza della originale regola di vita dell’Istituto, ma rifiutiamo con ogni forza tutti  i fanatismi, le esasperazioni,  gli abusi, i sotterfugi, gli imbrogli, le violenze di vario tipo, le minacce, i  fondamentalismi e le prevaricazioni aberranti, perpetrati nascondendosi dietro l’immagine pubblica artificiosamente creata dal fondatore e dai suoi complici, frati e suore.  Non c’è dubbio che esistono indubbie cose buone di base in quest’Istituto, ma non c’è dubbio che, per la dabbenaggine dei superiori, È  STATO FATTO UN USO CATTIVO E  SQUILIBRATO DI QUESTE COSE BUONE, danneggiando sia le persone che l’Istituto stesso. Noi rifiutiamo questi usi cattivi. Noi stimiamo il carisma ma rifiutiamo i  “panni sporchi” abilmente occultati e perpetuati, dietro la facciata perbenistica e “perfettina” dell’Istituto. Questo è l’unica ragione che ci ha motivati in questa indagine e ci spinge a denunciare tutti gli abusi: liberare tanti  giovani dalla “PRIGIONE MANELLI”, aiutarli a liberarsi dalle pesantissime CATENE  MANELLIANE (perché esse sono soprattutto mentali) che sono state poste sulla loro vita, sulla loro intelligenza e sulla loro libertà. Fino a quando non verranno eliminati gli abusi che elenchiamo non bisogna mandare i giovani a rovinare la loro vita e la loro vocazione. Con questo contributo – elencando gli aspetti negativi – non vogliamo certamente dire che in quell’Istituto esistono solo abusi, ma soltanto che questi sono GLI ABUSI NON NEGOZIABILI.



ABUSO  N. 1 =  FARISEISMO  (= settarismo)

BASTA con questo delirio insegnato nell’Istituto per cui “solo i membri dell’Istituto di Manelli si salverebbero, gli altri vanno tutti o quasi tutti all’inferno! Solo nel loro istituto, ci sarebbe la vera religione, se non ne fai parte non hai la vera fede! Chi esce dall’istituto va all’inferno. Chi non entra nell’Istituto, quando il santone Manelli lo indica, va all’inferno. “Venite da noi. Solo da noi c’è salvezza. Solo quella nostra è la vera Chiesa”.  Il fariseismo è una trappola  mortale. Il fariseismo è una forma di razzismo spirituale e, come tutte le varie forme di razzismo, prima o poi, produce una qualche violenza. Il fariseismo è una forma di  autoesaltazione delirante che porta sempre a disprezzare gli altri.  Il fariseismo è disprezzare gli altri per innalzare se stessi (cfr. Lc 18,9-14).  Quando un frate o una suora escono dall’Istituto di Manelli, non bisogna più parlare con lei, bisogna evitare di incontrarla e se la si incontra bisogna subito andare via. Inoltre di quel frate o di quella suora – esclusa  totalmente – o non se ne parla più, oppure se è portatrice di notizie pericolose, viene calunniata in tutti i conventi, parlando male di lei anche durante la ricreazione. Insomma come si fa nelle sètte!

 ABUSO N. 2 = FONDAMENTALISMO  (=  settarismo)

BASTA con l’obbedienza idolatrica, fanatica ed esasperata. S. Massimiliano M. Kolbe diceva che “quando il superiore comanda qualcosa che chiaramente, anche in cose minime, va contro la legge divina. In questo caso egli non è più interprete della volontà di Dio” (cfrScritti, Vol. I, Firenze, 1975, pp. 44-46. 113-114; in Breviario, Aggiunta al vol. IV – Settimane XVIII – XXXIV, Ufficio delle Letture, 14 Agosto, memoria liturgica di San Massimiliano Maria Kolbe, seconda lettura). Bisogna sempre mettere in guardia contro il peccato di idolatria verso il superiore stesso. Nell’Istituto,  soprattutto negli ultimi dieci anni, è stata indotta, di fatto, l’idea che il superiore tiene il posto di “dio”, il superiore ha sempre ragione e addirittura nei conventi, soprattutto le suore, devono pensare in tutto come pensa la madre superiora! In questo modo si induce UNA SOGGEZIONE E UNA DIPENDENZA SPAVENTOSA E I SUPERIORI VENGONO DISONESTAMENTE  DIVINIZZATI.  L’OBBEDIENZA È UN MEZZO meraviglioso della vita  religiosa, MA NON È IL FINE DELLA VITA RELIGIOSA. Quando l’obbedienza diventa il fine, essa si trasforma in idolo! Quando l’obbedienza diventa il fine (bisogna obbedire per obbedire, indipendentemente da quello che viene chiesto oppure ordinato!) c’è anche la distruzione della personalità umana e le persone sono trasformate in schiavi. Sebbene l’obbedienza è soprannaturale, bisogna ricordare che i superiori non sono, ipso facto, Dio, NON SI  IDENTIFICANO CON DIO!  La superiora non è,  ipso facto, la Madonna, NON SI  IDENTIFICA CON LA MADONNA! Posta questa grave distorsione ogni  abuso è possibile: “L’OBBEDIENZA DIVENTA ESASPERAZIONE.  Una obbedienza fondata sul fanatismo e sul fondamentalismo, addirittura sulla falsa  credenza che il santone-visionario manelli sarebbe sempre e solo ispirato, è fuori dalla Tradizione cattolica, ma anche dal buon senso.

ABUSO n. 3 = CULTO  PERSONALITÀ  DEL  FONDATORE (= settarismo)

Il fondatore di un Istituto, se è persona onesta ed equilibrata,  deve lui stesso vigilare per non farsi idolatrare, per noncreare intorno alla sua figura una culto di fanatismo e di esaltazioneper non diventare un sottile, ma per questo più insidiosonuovo “vitello d’oro”La divinizzazione delle persone in vita – per fare un’analogia forse più comprensibile – è l’obbrobrio che accadeva, in altro ambito, per gli imperatori romani dell’ultimo periodo decadente (si pensi a Diocleziano) oppure per i gerarchi nazisti o per i dittatori comunisti. Ancora oggi i dittatori nord coreani vengono “adorati” come dei “messia” laici ed è imposto un loro aberrante  culto della personalità. A maggior ragione questo paganesimo non può essere ammesso, per nessun motivo, nella Chiesa.  Il  culto fanatico della personalità, scaturito dall’idolatria  intorno al fondatore, fa in modo che egli possa esercitare un arbitrio assoluto e giustificare tutte le sue malefatte e qualsiasi suo abuso.  Il rivoltante culto della personalità si basa su quello che possiamo definire il “PREGIUDIZIO PENTECOSTALE”: l’idea superstiziosa e pagana che solo manelli – (come un nuovo, falso, altro “messia”) sarebbe sempre e solo ispirato  (neanche il Papa gode di questo carisma!), e che ogni parola che esce dalla sua bocca sarebbe come un “ORACOLO DELLA SIBILLA CUMANA”, come un “frate indovino”. Da questa credenza  superstiziosa scaturisce anche lo scandaloso  silenzio e la complicità rivoltante con cui, per tanti anni, sono stati coperti, giustificati e addirittura negati come calunnie, i fatti oscuri dell’Istituto.  Manelli si pone come un “SANTONE-IDOLO”, come un “VITELLO D’ORO-PENTECOSTALE” (quindi contro la tradizione cattolica). Questa “superstizione pentecostale pone i suoi subalterni in una condizione di quasi assoluta schiavitù. Un vero e proprio delirio di sudditanza e di divinizzazione del  santone-idolo, che pone fuori dalla realtà in una dimensione mentale  allucinata.



Manelli, purtroppo, non  è  né  il  primo  né l’ultimo di questi santoni-idolo!!!  Se non viene asportato “chirurgicamente” questo “pregiudizio pentecostale” non ci sarà sanazione in radice del male. Questa mentalità superstiziosa ha infettato tutto l’istituto e – di fatto – costituisce il DNA del vecchio IstitutoL’ISTITUTO E IL CARISMA SI IDENTIFICANO CON LA PERSONA DI MANELLI, così come c’era identificazione tra Marcial Maciel e la congregazione dei Legionari di Cristo: identificazione voluta dallo stesso Marcial.  Nell’Istituto frati e suore considerano Manelli proprio come il nuovo MESSIA. Già il Commissario apostolico,  P. Fidenzio Volpi, sin dal  suo primo discorso aveva saggiamente messo in guardia contro questa aberrante deviazione: “I testi, i suggerimenti, gli atteggiamenti o le parole dei fondatori potrebbero essere considerati più decisivi dell’insegnamento del magistero quando se non addirittura non degli stessi testi biblici. In questo caso il movimento che si professa ufficialmente come una mediazione verso una forma nuova di evangelizzazione, ne diventa il sostituto” (Messaggio del commissario apostolico in occasione delle professioni perpetue, Tarquinia, 31 agosto 2013).  Manelli si è costruito su misura, un istituto “ad personam” (così come esistono i partiti ad personam). Nell’Istituto non si segue il carisma (purtroppo) ma la persona di manelli.  Tutto l’Istituto e tutto nell’Istituto è costruito intorno a Manelli e per Manelli: tutto dipende da questa distorta e aberrante impostazione di fondo. Bisogna pensare e parlare come Manelli e come i diversi superiori da lui nominati, senza discostarsene neanche di un millimetro! Altrimenti c’è l’esilio in paesi lontani o l’espulsione dall’Istituto. In questo modo è evidente che ci troviamo di fronte ad una  chiesuola parallela, ad una settarella dentro la Chiesa!  Se non si elimina questa superstiziosa mentalità pentecostale, anche se si toglie Manelli, sono pronti altri 10, oppure 100 “manelli” a prendere il suo posto. Tutta la sua azione riprovevole non poteva esistere e diffondersi se non ci fossero state numerose e prolungate complicità e acquiescenze, nonché colpevoli collaboratori. Ai manelliani è stato imposto un falso concetto di  “fondatore”. Essere fondatore  non significa, di per sé, essere infallibile, impeccabile, indiscutibile, non significa avere il diritto di gestire un potere assoluto, o peggio dispotico, arbitrario e incontrovertibile. Il fondatore non può costituirsi come una specie di “sultano musulmano” che avrebbe diritto di vita e di morte sui suoi sottoposti. Nel passato E NEL PRESENTE ci sono già stati, insieme a tantissimi fondatori santi e illuminati, anche CASI DI FONDATORI CHE, AD UN CERTO PUNTO,  HANNO DEVIATO.  Il falso carismatismo è uno dei tumori più devastanti nella vita della Chiesa.  Questi cosiddetti “santoni” o pseudo-carismatici, danno origine a forme di psicosette, a culti para-settari, oppure, dentro la chiesa, a strutture che se non sono proprio delle sette, possono presentare singoli aspetti settari, nel senso che non si possono escludere a priori influenze settarie anche in gruppi cattolici: chi ha la grazia di uscire da questi tunnel ha bisogno di corsi di “deprogrammazione” della mente dai danni provocati da queste tecniche e condizionamenti ossessivi che limitano l’autonomia decisionale.  La Stampa, di lunedì 10 dicembre 2007, a pag. 11, pubblica un articolo significativo: “I  GURU  NASCOSTI IN CHIESA” – Il boom di gruppi che si dicono fedeli al vescovo, ma obbediscono solo al fondatore. Nemmeno il Vaticano conosce il numero esatto di movimenti e comunità”. Giovanni Pannunzio: «L’Italia è diventata una jungla, una riserva di caccia dei “santoni”. Il fenomeno rimane sostanzialmente “sommerso”. In pratica  non c’è istituto o gruppo o movimento dove non ci sia, ufficialmente o non ufficialmente, un “santone” o una “santona”, come se questa fosse la “conditio sine qua non” per avere un cattolicesimo forte e autentico.  Un prova concreta e dolorosa del danno prodotto da Manelli col suo falso carismatismo è il gran numero di vocazioni deviate e indotte per suggestione dalla falsa convinzione che lui possederebbe una specie di “sfera di cristallo” per individuarle. Tanti infatti entrano in quell’Istituto perché manelli, a nome di una presunta Madonna o di un presunto Gesù, li suggestiona e li convince – con questa forma di plagio pentecostale – che essi hanno la vocazione e sono chiamati (ovviamente) solo nell’Istituto di manelli!! Proprio per questo tanti, quando escono dal suo istituto cambiano radicalmente la vocazione che il santone-visionario aveva garantito: a) alcuni addirittura si sposano (sia suore che frati), 2) altri diventano preti diocesani (frati), 3) altri rimangono senza scegliere né l’una né l’altra vocazione, 4) altri, quando escono hanno un periodo di rigetto della pratica religiosa di durata diversa.
La mia convinzione è che un buon numero di coloro che sono nell’Istituto o non hanno proprio la vocazione religiosa(infatti tanti escono e si sposano anche dopo tanti anni di vita religiosa e addirittura di voti  perpetui!) oppure hanno la vocazione religiosa ma non quella dell’Istituto di manelli, ma per altre realtà della Chiesa: manelli – in questi casi – intercetta e stravolge entrambe.

ABUSO  N.4 = DISCIPLINA  SETTARIA – CONTROLLO  ASSOLUTO

Il sacerdote Michael Roos ha pubblicato nel 1998, un libro dal titolo “Flucht von der Teufelsinsel” (La fuga dall’isola del diavolo), dove tratta della DIPENDENZA RELIGIOSA IN ALCUNI GRUPPI ”. /…/ Giovani donne vengono mandate in convento senza avere una vera vocazione. /…/ Una caratteristica delle sétte è un’obbedienza incondizionata.Secondo la dottrina cattolica c’è invece solo un’obbedienza responsabile. /…/ L’obbedienza da mezzo diventa fine: bisogna obbedire per obbedire; qualsiasi cosa chiede il superiore bisogna obbedire altrimenti si ..pecca! In questo modo il superiore viene identificato con Dio stesso, e la disobbedienza al superiore è disobbedienza a Dio. Anche se il superiore chiede cose che non può chiedere, bisogna obbedire lo stesso. L’obbedienza cieca riduce le persone a marionette. /…/ Il controllo assoluto e asfissiante c’è quando si determina ogni aspetto e momento della vita dei religiosi, controllandone pensieri, parole e ogni azione. Tutte le persone intervistate hanno riferito di questo controllo assoluto o quasi assoluto che i superiori di questo Istituto esercitano, in vari modi, sui loro subalterni. Quando inoltre si aprono le lettere, si ascoltano le telefonate e un colloquio da soli non è mai possibile, allora è evidente che c’è un controllo settario (cfr. http://www.sekten-jugend-kirche.de/Roosital.htm). Nell’Istituto  vige un CAPILLARE E FERREO CONTROLLO DISPOTICO DI TUTTIche si serve della delazione come prassi sistematica. I ragazzi e le ragazze sono mortificati in modo assurdo. C’è una COSTRIZIONE PUNTIGLIOSA E PUERILE. Ci sono poi obbedienze  infantili:  “posso lavarmi?”. “Posso non mangiare questo?”, ecc. I cosiddetti “superiori” agiscono in modo da schiacciare le personalità, annullare la volontà e la capacità critica di pensare,  per tenerle legate a loro. Così accade che in seguito non possono o non hanno più la determinazione e la forza di uscire e  così  molti si  lasciano  come……..morire  pensando che la situazione è senza uscita! In pratica dentro la vita religiosa vivono in un clima di oppressione. Se escono fuori avranno bisogno di CORSI  DI RECUPERO e di molto tempo per recuperare la normalità e prendere le distanze dai diversi danni psicologi provocati da uno stile traumatizzante. . Ci sarebbe da chiedersi e da verificare questo interrogativo:  il tipo di obbedienza squilibrata e dannosa (una severità esasperata)  e la condizione costante di plagio psicologico e di fanatismo-esaltazione intorno al  fondatore, INCLINA  OPPURE  NO  I  RELIGIOSI  AD  UNO  STATO MENTALE DI  DISTONIA? Per noi il dubbio non esiste!

ABUSO N. 5  = USO DELLE MINACCE  E  DEL TERRORISMO PSICOLOGICO.  

Quando Manelli dice ad un ragazzo o ad una ragazza che la sua vocazione è di farsi suora o frate – ovviamente nel loro istituto – se la ragazza o il ragazzo non obbedisce, viene minacciato che andrà all’inferno. A coloro che fanno già parte dell’Istituto se chiedono di uscirne, viene detto che se escono, andranno all’infernoe se suora, le viene detto che potrà diventare una prostituta, o vivere una vita di peccato, o che si perderà, ecc.  Emerge  chiaramente la tecnica di Manelli e delle sue suore di reclutare le vocazione col terrorismo psicologico: “SE NON ENTRI NEL NOSTRO CONVENTO, (O SE NE ESCI) ANDRAI ALL’INFERNO. Per cui è evidente che ci saranno un buon numero di frati e/o suore che non hanno nessuna vocazione religiosa ma sono dentro solo perché terrorizzati da Manelli e/o dalle sue suore, oppure hanno una vocazione religiosa, ma non quella dell’Istituto di Manelli!  Questa situazione è molto grave e richiede provvedimenti urgenti e radicali. Inoltre lo stile di obbedienza che si pratica in questo Istituto ricorre con frequenza e con facilità a minacce, forti sgridate, ricatti, gravi punizioni, ecc.

 ABUSO  N. 6  = ATMOSFERA  DI  FORTE  SOGGEZIONE  PSICOLOGICA

A) “QUASI  TUTTO  È  PECCATO”.  B) Non bisogna mai parlare tra frati o tra suore. Per parlare con un’altra suora, anche dentro l’Istituto, bisogna chiedere il permesso alla Superiora. Bisogna chiedere il permesso per andare nella cella di una suora e spiegare prima perché uno ci deve andare. C) In mezzo ai frati e alle suore c’è sempre una spia. D)Si respira un clima di terrore, di paura di parlare: bisogna pensare e parlare solo esattamente come i superiori.L’ISTITUTO È come UNA GABBIA, come UNA PRIGIONE, come un reclusorio,  una struttura cioè isolante ed escludente.



ABUSO  N. 7 = CALUNNIA   SISTEMATICA   E  DIFFAMAZIONE.

Si screditano e si calunniano gli appartenenti ad altri gruppi, istituti, movimenti, o sacerdoti e religiosi che non condividono pienamente il modo di fare del gruppo. Chiunque dentro o fuori l’Istituto mette in discussione, critica o conosce i molteplici “panni sporchi” dell’organizzazione, viene sottoposto ad una calcolata e programmata CALUNNIA SISTEMATICA e ad una DIFFAMAZIONE ORGANIZZATA a tutti i livelli e ovunque; in ogni convento (frati o suore) e fuori dai conventi.  Le madri superiori o i frati superiori mandano e-mail o fanno telefonate ad altri superiori per avvertire che questo o quel sacerdote, o vescovo, o persona è un nemico, oppure che è pericolosa, che va tenuta lontana, che non bisogna parlare con lei ed evitare anche di avvicinarsi. Sempre viene comandato di togliere la stima e di infangare questa persona “presunta” nemica o pericolosaÈ coltivata e promossa la CULTURA DEL NEMICO e quindi, inevitabilmente, del disprezzo. Persino durante la ricreazione si parla male e si infangano preti, vescovi e quanti altri hanno osato mettere in discussione l’Istituto ma soprattutto il fondatore Manelli. Quando si tratta di coloro che criticano Manelli, la calunnia e la diffamazione verso di loro giunge alla cattiveria e alla persecuzione più ostinata e questo anche dopo molti anniTutti attestano che Manelli elimina, con qualsiasi metodo, chiunque lo ostacola. Nell’Istituto tutti sono “educati” a questa attività di diffamazione e di calunnia. Adesso Manelli ha dato prima l’ordine di calunniare i cinque frati-preti che hanno fatto l’esposto alla Congregazione dei Religiosi, poi di calunniare il Visitatore apostolico, poi il Commissario, poi la Congregazione dei Religiosi (Card. Aviz, Vescovo Garballo, ecc.), poi i frati-preti che smascherano le sue malefatte.

ABUSO  N.  8 =  ESCLUSIONE  TOTALE  DI  TUTTE  LE  PERSONE  USCITE  DALL’ISTITUTO.

Come in tutte le SÉTTE (T.d.G., Scientology, ecc.) quando un frate o una suora esce dall’istituto, viene fatta terra bruciata intorno a lui, gli si dà la “morte esistenziale”: c’è un isolamento ed un’esclusione totale di quella persona da ogni contatto con frati e suore dell’istitutoÈ vietato ogni tipo di contatto con quella persona uscita dall’istituto, anche casuale. I manelliani, sembra che abbiano una grande considerazione e stima del sacerdozio cattolico, ma solo innanzitutto dei sacerdoti del loro Istituto! Appena un sacerdote dello stesso Istituto però rivolge una critica a Manelli o a qualche aspetto della vita dell’Istituto viene calunniato, lo si infanga, se ne parla male e si insegna a parlare male di lui in tutto l’Istituto. I cinque sacerdoti che hanno presentato esposto alla Congregazione, sono considerati nemici e traditori, pur essendo stati i primi e principali collaboratori di Manelli sin dalle origini dell’Istituto.

ABUSO  N. 9 =  SEGREGAZIONE E  PROBLEMI  PSICOLOGI

I giovani, di fatto, vengono SEQUESTRATI da tutto e da tutti, ma soprattutto SEGREGATI dentro l’istituto, separati con forza da parenti, amici e anche da valide guide spirituali precedenti e/o attuali e sono fanatizzati al culto della personalità di Manelli e all’esaltazione dell’Istituto e della sua esclusività (con una mentalità che è simile a quella settaria). È indubbio che questa vita innaturale e falsificata non può non produrre danni psicologici, più o meno estesi! Per questo molti – penso – hanno avuto o avranno bisogno di supporto psicologico (o durante la permanenza in Istituto o comunque quando escono). Persino su un blog notoriamente fanatico dell’Istituto di Manelli e del tradizionalismo, non hanno potuto fare a meno di pubblicare la testimonianza di un lettore che così riferiva: “Quante sono le suore e i frati che sono usciti da quel convento con gravi problemi psichiatrici causati dai continui maltrattamenti psicologici degli stessi superioriPerchè inoltre tutti i nipoti di Manelli occupano una carica importante e nessuno di questi viene impiegato a fare lavori umili?” (Messainlatino.it — Commento 30 luglio 2013   15:22).  Risulta da testimonianze precise che frati e suore usciti dall’Istituto hanno mostrato seri problemi psichici.Superiori di altri Istituti che hanno avuto frati o suore uscite da Manelli, hanno dovuto constatare spesso in loro problemi psichici che hanno determinato l’incapacità a continuare nel nuovo Istituto. Altri, ma pochi, si sono invece ben inseriti. Ce ne sono altri poi che, quando escono, mostrano un rigetto per la S. Messa, la preghiera, il contatto con i sacerdoti, ecc. Coloro invece che hanno rifiutato, dentro di sé, nettamente, la “cura Manelli”, quando sono usciti o hanno fondato altri Istituti religiosi, o hanno proseguito il loro cammino spirituale senza problemi.  Una grossa colpa del fatto che questo meccanismo di fanatismo e di distorsione continua a riciclarsi, è di coloro che stanno dentro l’istituto e non hanno il coraggio di porsi di fronte alle sue gravi carenze.



ABUSO  N. 10 = MANCATA  ASSISTENZA  MEDICA.

In questo Istituto ogni volta che c’è un disturbo fisico o vengono accusati dei malori veniva ripetuto sempre lo stesso mantra:  1) “È un fatto di testa”. E anche: “È contro la povertà  prendere medicinali”. A causa di questo atteggiamento di fondo irresponsabile e fondamentalista ci sono molte persone di questo Istituto che hanno ricevuto danni – spesso irreversibili – al loro organismo: se fossero stati curati per tempo non avrebbero oggi situazioni cliniche molto deteriorate e non dovrebbero spendere cifre ingenti per riparare condizioni fisiche molto disastrate frutto dell’incuria voluta e mantenuta dai superiori. Non è per niente da escludere la legittimità di una richiesta risarcimento per i danni subiti.

                                                                                                                   fatima1960