sabato 20 dicembre 2014

MANELLIANI – 16 – TESTIMONIANZA DI PADRE ALESSANDRO CALLONI – PRIMA PARTE

MANELLIANI – 16 – TESTIMONIANZA DI PADRE ALESSANDRO CALLONI – PRIMA PARTE


Introduzione -
Con la testimonianza di Padre Alessandro Calloni inizia il tempo della coerenza, della trasparenza e della pulizia. Il caso dei Francescani dell’Immacolata è stato montato ad arte da personaggi senza scrupoli ai quali, subito dopo il commissariamento, si sono rivolti coloro che non hanno accettato la loro rimozione dal governo. A leggere questa testimonianza che merita tutto il nostro rispetto per il coraggio di un Religioso consapevole della sofferenza dei suoi confratelli, si resta agghiacciati e addolorati. Un’azione particolare è stata svolta dall’ex Procuratore Generale Padre Alessandro Apollonio, attualmente a Fatima, ma molto attivo negli spostamenti e nell’occultamento o “fuga” di documenti sensibili apparsi miracolosamente sui blog ultratradizionalisti. Padre Apollonio, che da sempre MINACCIAVA IL CHIASSO MEDIATICO IN CASO D’INTERVENTO DELLA SANTA SEDE,incontrava a Roma personaggi come Roberto De Mattei e Alessandro Gnocchi rivelatisi precursori delle accuse contro il Commissario Apostolico.  Padre Apollonio è molto vicino ai Cardinali Raymond Burke e Mauro Piacenza  e – insieme con il Padre Serafino Lanzetta – al Monsignore Giuseppe Sciacca. Apollonio, oltre ad essere l’agente dei contatti a nome del Fondatore, Padre Stefano Manelli, avvicina molti Sacerdoti e Frati Francescani dell’Immacolata di cui fu per anni ed anni il Rettore, cercando di dissuaderli dal rimanere nell’Istituto. SI VUOLE FAR CREDERE INFATTI  CHE  SENZA  IL FONDATORE L’ISTITUTO NON POTRÀ SOPRAVVIVERE e che la gestione Volpi-Bruno è fallimentare. La sudditanza morale nei confronti di padre Apollonio continua ed è stata pompata in gran parte dal Fondatore stesso, prima che affidasse al nipote e “Delfino”, Padre Settimio Manelli, il controllo esclusivo del Seminario (STIM) fatto chiudere a inizio 2014 dal Santo Padre Francesco. A modo di Polizia Politica l’arma utilizzata fino ad oggi è quella della detrazione di cui parla il Serafico Padre San Francesco in persona. C’è da chiedersi, tuttavia,  se Padre Apollonio è una vittima, un sicario del Padre Manelli, oppure entrambe le cose. C’è ancora da chiedersi se lo faccia per dipendenza dal Padre Manelli o per convenienza … Queste pagine aiuteranno a fare “un po’ e solo un po” di luce  su una vicenda che è stata volutamente oscurata con un polverone per strumentalizzarla a regola d’arte per attaccare il Papa e utilizzare dei poveri frati come cavie sulla capacità della Chiesa di contenere le disobbedienze, tensioni e ribellioni interne e fronteggiare un’eventuale delegittimazione del Pontefice a partire da raggruppamenti di religiosi.

                        TESTIMONIANZA   DI   PADRE   ALESSANDRO   CALLONI

Questa testimonianza è reperibile sul blog “Alessandro Calloni”. L’introduzione e le NOTE si trovano nel blog “La verità sul commissariamento degli FI”.  I titoletti, dentro l’articolo di Padre Calloni, sono nostri, del blog “Amici della verità”.
INIZIO  TESTIMONIANZA –  “Credo che per essere capaci di sviluppare una retta ermeneutica del comportamento di alcuni nostri confratelli, non si possa prescindere, dal metodo e dal contenuto, usato per contattare un cospicuo numero di frati, chiedendo loro, di lasciare l’Istituto.
VISIONI  CATASTROFICHE
I frati venivano contattati sia in prima persona che per telefono e il contenuto formale, di base, era il seguente:
—  Inizio citazione:   “P. Stefano dice che facciamo bene ad uscire per raggrupparci in piccole comunità [1]. I. I conventi del post-Concilio sono pieni di omosessuali, alcolizzati, pedofili, conviventi, donnaioli, tossicodipendenti. Questo è il livello medio della vita religiosa in occidente. Visto che vogliono portarci su questa china (chi?), pure a noi, abbiamo il dovere morale di reagire. Quello che abbiamo imparato Padre Volpi farà di tutto per distruggerlo. Padre Volpi è proprio il teorico della distruzione degli ordini religiosi, è il maestro di coro di chi sta conducendo la vita religiosa sui crinali della distruzione completa. Ci hanno mandato lui proprio per questo (chi?). Gli ordini religiosi oggi sono riconducibili a questa metafora: men che raro se fumano il sigaro in mutande e in canottiera davanti alla televisione. Questi per il nostro confratello sono I Frati Minori in specie e gli altri ordini religiosi in generale. Quello di uscire dall’Istituto è un obbligo morale impellente”.
- Nuova  citazione:  “La Congregazione dei Religiosi è nelle mani di un pensiero massonico e relativista ed il primo di tutti è Braz De Aviz. Noi siamo adesso nelle mani dei peggiori prelati della Curia Romana. Braz De Aviz, Carballo, Volpi, sono i peggiori, sono notoriamente conosciuti come i più lassi, i più secolarizzati; sono i meno alti sotto il profilo morale e spirituale. Questa non è la Chiesa con la C maiuscola, questi vi stanno sputando (sopra?) e noi non possiamo collaborare al male”.   —-  Fine  citazione.
DELIRIO  E  PARANOIA
È chiaro che una volta che poni e accetti delle simili premesse entri IN UNA SORTA DI DELIRIO MENTALE che, cronicizzato, ti crea UN ABITO PARANOICO, che può solo terminare in un cortocircuito dell’intelligenza, che finirà per giustificare ogni mezzo, pur di raggiungere il fine. In effetti, alcuni dei nostri confratelli, AUTOINVESTENDOSI DI UN RUOLO MESSIANICO (in relazione alla Chiesa), si sono sublimati in una categoria di santità “nuova”, dove i parametri della virtù sono stati ri-formati e fondati in una teologia spirituale, dove LA MENZOGNA, LA CALUNNIA, LA DISUBBIDIENZA E LE “RUBERIE”, DIVENGONO DEGLI IDEALI NEI QUALI SPECCHIARSI E RICONOSCERSI. Io stesso ebbi l’”onore” di essere calunniato , addirittura, da entrambi i Padri Fondatori. Fui accusato, infatti, d’aver passato al giornalista, Sandro Magister, le prime notizie riguardanti il nostro commissariamento, mentre un altro sacerdote dell’ex Consiglio Generale, sulla medesima questione, si preoccupava d’infangare P. Angelo Gaeta. Il 2 settembre 2013, decisi, quindi, di scrivere a P. Gabriele Pellettieri questo messaggio: “Ho Saputo, purtroppo, che anche Lei (P. Stefano già lo fa da molti giorni) mi sta accusando, falsamente, di essere all’origine di documenti passati ai giornalisti. Poichè credo che siamo nella specie morale della calunnia questa mattina ho informato della questione il Padre Commissario. Vedere I miei due Padri Fondatori scadere in questo genere di gossip di terza categoria è, francamente, molto deprimente. Spero in un vostro sussulto di dignità e in [un] comportamento dove il soprannaturale torni ad essere una presenza stabile e l’amore per la verità un valore indisponibile”.  Io ho sempre parlato in modo molto chiaro e quando, purtroppo, ebbi ad accusare i miei confratelli, non temetti mai di farlo, sia per iscritto, sia dinanzi ad un registratore. L’11 maggio 2014 scrivevo a P. Alessandro Apollonio: “Lei è da molto tempo che si barcamena tra bugie e restrizioni mentali. Questo non è il modo di fare di un frate. Questo è il comportamento oramai abituale di P. Stefano e dei suoi laici (basta vedere le menzogne dette sulla negazione del permesso ad andare sulla tomba dei genitori, il 1 maggio – è una vergogna)…. Posso scrivere un libro delle menzogne di questi mesi…. Le auguro di  USCIRE PRESTO DAL SUO DELIRIO e di rientrare realmente nella Chiesa Cattolica….. Auguri da un confratello veramente addolorato”.
PRATICHE  ABUSIVE
Ancora…… Alla fine di luglio 2014, dovendo accompagnare nel nostro convento di Casalucense (FR) il nuovo superiore, mi ritrovai ad assistere ad una sequenza di scene, tipo film poliziesco. Trovammo P. Stefano Manelli nel Santuario della Madonna delle Indulgenze che IMPONEVA LE MANI AD UN NOSTRO EX FRATE [2]  inginocchiato ai suoi piedi (un altro era lì accanto), vestiti entrambi (gli ex frati) con un abito religioso, “abusivo”, che viola le norme della Chiesa cattolica e dello Stato italiano. Quando ci videro cominciarono a scappare, chi da una parte chi dall’altra. Padre Stefano si chiuse nella sua stanza, i due frati uscirono correndo dalla Chiesa e raggiunsero un terzo, (ex nostro frate), il quale, avendoci visto, cercava di nascondersi dietro un furgone (uno Scudo della FIAT), [3],  sul quale stava caricando, di fatto, rubando, dei cartoni di libri e di viveri che appartengono all’Istituto. Su ciò che accadde subito dopo, taccio, per pietà e per disgusto. Questi sono dei piccoli esempi di fatti realmente accaduti, ma che potrebbero essere moltiplicati indefinitamente. Ciò che sgomenta è che se tu parli con loro: NON HANNO MAI DISUBBIDITO, MAI MENTITO, MAI CALUNNIATO O RUBATO; LORO SONO ASSOLUTAMENTE PURI, IMMACOLATI: MA, SOPRATTUTTO, PERSEGUITATI. Il dramma è, che  NEL LORO DELIRIO, HANNO SMARRITO LA RELAZIONE TRA LA REALTÀ E L’OGGETTIVITÀ, ritrovandosi a vivere nella finzione della loro mente, dove, un’immaginazione “tirannica”, gli crea, inesorabilmente, dei contenuti, che li situano a vivere, tra stati o momenti di esaltazione autocelebrativa, contrapposti a PARANOIE PERSECUTORIE.  Loro, in concreto, NON VIVONO PIÙ NELLA CHIESA, MA NELLA LORO IDEA DI CHIESA; NON OBBEDISCONO PIÙ AL PAPA REALE, MA ALL’IDEA CHE HANNO DI LUI.
LA  LITURGIA?
È quella che vive nella loro mente, sganciata dalle necessità concrete dei frati e dei fedeli. La gente si allontana dalle parrocchie e dalle chiese nelle loro “mani”. Chi se ne importa. Si pensi che, a Rocca di Papa, dove avevamo la nostra casa generalizia, i fedeli, se ne andarono in massa e, da quaranta, cinquanta persone, non venne, praticamente, più nessuno. Tra l’altro, molti di questi fedeli, non poterono più frequentare la santa Messa domenicale, per la difficoltà, in quanto anziani, di arrivare alla parrocchia (una ripidissima salita, li separava dalla chiesa parrocchiale). La risposta del superiore, nonché, segretario e economo generale (quello che usava, senza permesso, i soldi dell’Istituto dopo due mesi dal commissariamento), fu: “Come mandiamo via le persone dalla chiesa, quando vestono male, così, se non vogliono il tridentino”. Un giorno, a tavola, quando ero superiore ad Albenga, chiesi spiegazione a P. Stefano Manelli, di questo comportamento – presenti tutti frati della comunità – ma non cambiò nulla. Tali esempi potrebbero essere moltiplicati a dismisura, poiché, ciò che veramente esiste è unicamente il loro delirioQUESTE PERSONE, ORAMAI, SI SONO SOSTITUITE ALLA CHIESA CATTOLICA E, NELLO STESSO TEMPO, SE NE CREDONO I SALVATORI. Loro sono gli unici a sapere quello che si debba fare per “salvare la Chiesa”, in quanto, investiti dall’Immacolata stessa di una vocazione messianica; anzi, di più: loro sono la transustanziazione storica ed attuale dell’Immacolata. Con queste premesse, che si deducono storicamente ed esperienzialmente, dai loro comportamenti concreti, è chiaro, che si preclude, a priori, ogni forma di dialogo o di mediazione.
FALSO CONCETTO  DI  FONDATORE
È chiaro, per esempio, che non è sufficiente dire: io sono il Fondatore, poiché anch’egli, in quanto figlio della Chiesa è fondato e non, in questo senso, fondante. Ma questa Chiesa, per loro, che Chiesa è? E questo Papa, chi è realmente? Quando Papa Francesco fu eletto ci sono stati momenti di panico e di “disperazione”. Padre Stefano fu il primo a dire che questo era il Papa gesuita che avrebbe distrutto il francescanesimo; questo Papa era una tragedia: il peggior Papa possibile. Da un altro ex nostro superiore fu chiaramente detto che con l’elezione di questo Papa non ci rimaneva che scappare tutti nel deserto. Non virgoletto queste frasi, perché , chiaramente, non le ricordo, particolareggiatamente, nei loro contenuti letterali, ma la sostanza è certamente questa. Altri frati  di diversa estrazione, età e nazionalità, possono testimoniare lo stesso.
OSTILITÀ  AL  PAPA
Mi fermo qui perché queste piccole “porzioni” di affermazioni sono più che sufficienti per farne comprendere la valenza e l’importanza. La conseguenza immediata di queste affermazioni portò alla proibizione per i nostri chierici di andare alla prima santa Messa di Papa Francesco. Questa proibizione valse per altri frati; e quando alcuni confratelli chiesero spiegazione sul perchè di questa decisione, fu detto loro: “per motivi logistici”. Semplicemente ridicolo. Ciò che conta è che non ci furono gli FFI alla santa Messa d’intronizzazione di Papa Francesco, poi se loro hanno voglia di negare; neghino! Ma questo non fa che aumentare il senso del ridicolo (posso aggiungere che P. Alessandro Apollonio era favorevole alla partecipazione dei frati ma fu il nipote  del Fondatore  e Rettore  Unico (P. Settimio Manelli) di tutti i nostri seminaristi a impartire l’infelice ordine.  (Questo per far capire che conosco anche i particolari). Più tardi un frate degli Stati Uniti, uno studente di filosofia, andò in crisi per questo e più tardi è uscito dall’Istituto. A riprova di questa verità, dal nostro “Settimanale di Padre Pio”, [4]diretto e redatto dalle Suore Francescane dell’Immacolata,per ben 2 mesi, circa, sparì la rubrica della catechesi settimanale fatta dal Papa, la quale fu poi reintrodotta, solo per le proteste di alcuni lettori. Accadde anche, questo fatto spiacevolissimo, per un Istituto religioso. Il Papa, fece visita alla basilica di Santa Maria Maggiore, in Roma, e una volta in sacrestia, incontrò pure due dei nostri confratelli, i quali, gli dissero che avrebbero pregato per Lui. Il Santo Padre li ghiacciò, dicendo loro: “Ma voi pregate per me o contro di me”? Il Papa, evidentemente, era già venuto a conoscenza di quello che si diceva di lui, nel nostro Istituto.  Saputo, che il Papa sapeva, i nostri ex superiori, cercarono di correre ai ripari, organizzando, per un’udienza del mercoledì, una presenza massiccia di frati e suore (ridicolo, perché non hai neanche il “coraggio” della coerenza). Ricordo che si parlava di una cinquantina di biglietti che già si possedevano (questo attraverso la nostra segreteria), ma si chiedeva ai frati di cercare di essere ancora più numerosi. Peccato che le udienze del mercoledì fossero già state sospese.
OSTILITÀ  A  VARI  PAPI
Negli ultimi anni, purtroppo, la critica al Papa era divenuta, per alcuni dei nostri frati un vissuto quotidiano. Da Giovanni XXIII a Paolo VI; senza farsi mancare Giovanni Paolo II, il santo che era diventato il “piccolo” santo, visto che non potevano più negarlo (c’era chi voleva attaccarlo sulla sua teologia di Dio e, per qualcuno, la sua teologia del corpo era quasi insopportabile); anche Benedetto XVI veniva considerato, di fatto, un modernista e, se non fosse stato per il “Summorum Pontificum”…. sarebbe rimasto nel novero dei novatores progressisti di Tubinga.
FALSITÀ  SU  PADRE PIO  E  PAOLO VI
Desidero ora, aprire una parentesi sul Papa Paolo VI, perché mi servirà per aprirne un’altra sulla figura di san Pio da Pietrelcina. Il santo frate cappuccino è uno dei protettori “speciali” del nostro Istituto; la sua figura e i suoi insegnamenti sono, per così dire, “formativi” della personalità spirituale del frate FFI e, in certo qual modo, anche intellettuale. È da un pò di tempo, però che sto riflettendo, sempre di più, sull’idea, che noi FFI, abbiamo una conoscenza ben poco aderente alla realtà del santo del Gargano, in quanto IDEALIZZATA E PERSONALIZZATA, SECONDO LE NECESSITÀ E I GUSTI DEL NOSTRO PADRE FONDATORE.  Mi spiego.  Parlandoci, per esempio, dell’Enciclica Humanae Vitae, P. Stefano, ci ha sempre insegnato che il santo del Gargano, fu il “responsabile” della dottrina dell’intrinseca malizia degli atti contraccettivi, poiché, Paolo VI nella sua Enciclica, in realtà, ne aveva condivisa la bontà, permettendone l’uso. Fu solo per l’intervento di san Pio, al quale il Santo Padre aveva inviato l’Enciclica, scritta di suo pugno che, quando gli fu restituita, la trovò modificata, addirittura unicamente in quel punto specifico (l’intrinseca malizia della contraccezione), con la sua stessa calligrafia. Così, Paolo VI, grazie ad un intervento divino, comprese il suo errore e riformò il suo giudizio erroneo sulla liceità della contraccezione. Io ho creduto aquesta sciocchezza per anni, raccontandola a molte persone, fino a quando, dovendo leggere l’Enciclica per motivi di studio, mi resi conto che l’Humanae Vitae, era integralmente strutturata e finalizzata alla negazione della liceità della contraccezione: non sarebbe stato sufficiente modificarne solo una piccola parte (come diceva P. Manelli), ma bisognava riscriverla radicalmente. Inoltre, l’imminente canonizzazione di Paolo VI, ha prodotto una mole enorme di testimonianze, sul nostro argomento, mettendo in evidenza come, per il prossimo beato, la negazione della contraccezione fosse una verità che il Papa, riteneva espressione della sua stessa fede. L’evidente menzogna attribuita (da Manelli) a san Pio da Pietrelcina sulla correzione dell’Humanae Vitae, (cosa assolutamente inesistente), si può estendere ad altre balle (“dicerie”) del Fondatore attribuite al Santo del Gargano.   Ad esempio, la famosa (per noi) questione delle “4 T” evocate (????) da Padre Pio, cioè “tutto è tenebra”. Padre Manelli, con estrema leggerezza, poneva le tenebre in relazione anche con il Concilio Vaticano II:  la conseguenza era una disperazione che aumentava con il passare degli anni, creando un cortocircuito esistenziale dove ogni evento sia ecclesiale che “mondano”, veniva vissuto in modo drammatico.  Di più —-
LA  BALLA  DELLA  PALLA  DI  FUOCO
Altra  BALLA era la storia della palla di fuoco, dalla quale avremmo dovuto salvarci. Bisognava andare tutti a San Giovanni Rotondo e dintorni, perché quella zona – entro un raggio di 30 km – era protetta da san Pio, che ci avrebbe salvati. La balla molto probabilmente serviva per giustificare l’imprudente costruzione di un albergo in zona di Monte Sant’Angelo. Un modo per evitare il voto contrario di un Consiglio Generale comunque annichilito dai DELIRI e dall’autorità DEL FONDATORE.  Sembra la “teologia” dei Testimoni di Geova. Scusate! Io sono parroco a Trieste e dovrei abbandonare i miei parrocchiani proprio nel momento del massimo bisogno, nel pericolo di una (presunta) morte imminente? Siamo sacerdoti della Chiesa cattolica o pavidi conigli? Vorrei chiedere al mio confratello, “piazzista” telefonico: ma un religioso così – pavido coniglio – come se lo immagina? Con le mutande o senza? Con il sigaro o ….? Faccia lui, poveretto.
SCORRETTE   INTERPRETAZIONI
Un altro fatto sgradevolissimo, accadde, concomitantemente, alla pubblicazione del Motu Proprio, “Porta Fidei”.  Sulla nostra rivista, Fides Catholica, apparve un editoriale del direttore, P. Serafino Lanzetta, nel quale, si cerca di indurre, il lettore, ad una scorretta ed erronea interpretazione del reale pensiero del Pontefice. All’inizio della pag. 7 si citano le parole di Benedetto XVI “Ho ritenuto che far iniziare l’Anno della fede in coincidenza con il cinquantesimo anniversario del CVII possa essere un’occasione propizia per comprendere che i testi lasciati in eredità dai Padri conciliari, secondo le parole del beato Giovanni Polo II, “non perdono il loro valore nè il loro smalto”. È necessario che vengano conosciuti e assimilati come testi qualificati e normativi del Magistero, all’interno della Tradizione della Chiesa”. Peccato che il nostro “teologo” introduca le parole del Santo Padre in questo modo: “Benedetto XVI ha espresso, inoltre, anche se molto velocemente, un legame tra l’Anno della Fede e il Vaticano II”.  Ma come molto velocemente? Ma ci rendiamo conto, che qui, l’aggettivo e l’avverbio vengono usati, unicamente, per indurre, il lettore, ad una comprensione erronea del testo? Ma non è finita. Immediatamente dopo, viene citato un altro insegnamento del Papa, cercando, nuovamente, di corromperne, nel lettore, il retto significato: “Io pure intendo ribadire con forza quanto ebbi ad affermare a proposito del Concilio pochi mesi dopo la mia elezione a Successore di Pietro: “se lo leggiamo e recepiamo guidati da una giusta ermeneutica esso può essere e diventare sempre di più una grande forza per il sempre necessario rinnovamento della Chiesa”. Peccato che il nostro “teologo”, introduca il pensiero di Benedetto XVI con un: “E subito dopo, in un modo meno esuberante del suo predecessore”. Ma come meno esuberante? Un Pontefice, in un suo motu proprio,afferma io pure intendo ribadire con forza”, e un “teologo”, della Chiesa cattolica, si permette di ridurre la potenza di una simile espressione, con un ridicolo cappello introduttivo “in modo meno esuberante”.   Di più.  —   In puro stile tradi-progressista non vengono presentati, gli insegnamenti del Motu proprio, che sono centrali, ai due sopra citati: “Sento più che mai il dovere di additare il Concilio, come la grande grazia di cui la Chiesa ha beneficiato nel secolo XX: in esso ci è offerta una sicura bussola per orientarci nel cammino del secolo che si apre”. Caspita! Quanto dovevano infastidire queste parole del Santo Padre per censurarle radicalmente. Inoltre, a pag. 6, troviamo un’altra chicca del Nostro “teologo” (p. Serafino): “La Chiesa è chiamata perciò a recuperare la fede, secondo il canone del Simbolo Cristiano”. Ma cose da pazzi: la Chiesa che deve recuperare la fede secondo il canone del Simbolo cristiano. Perché? Forse l’aveva persa?   Stendiamo un velo pietoso.  Quanto tempo ed energie andate perdute, per un argomento impostato male ed erroneamente.  Lo stesso P. Alessandro Apollonio, dando per scontato che non ci fossero errori teologici formali, negli insegnamenti conciliari, era soddisfattissimo che P. Stefano non avesse chiesto a lui, questo genere di studi, proprio perché, li riteneva inutili per la Chiesa, per la teologia, per il nostro Istituto, e per la stessa causa francescana. Secondo il suo pensiero, per il taglio datogli, erano solo un inutile perdita di tempo.
 SUOR  CECILIA  MANELLI
Sempre nel 2011 sulla rivista “Immaculata Mediatrix”, a pag. 238, compare un articolo in due puntate di suor Maria Cecilia Manelli, il quale, nella parte II, è talmente saturo di errori filosofici e teologici che non si capisce come possa essere stato pubblicato da una rivista del nostro Istituto (oppure proprio per questo …..).  Ecco alcune perle di saggezza filosofico-teologica presenti nell’articolo. “Concepì, poi, nel grembo, divenendo Madre di Cristo e del suo Corpo Mistico, la Chiesa. Le due concezioni, se così le vogliamo chiamare, avvennero nello stesso istante, con una differenza: l’essere che diviene, si trasforma in qualcosa di diverso da sè, in un essere divenuto, ossia non più essere originario, pur mantenendo alcune proprie caratteristiche. L’essere di Maria non muta divenendo Madre: Ella è Vergine e al contempo Madre: il suo essere non diviene qualcosa di diverso da sè, ma rimane essere in sè (vergine) e altro da sè (madre)”. La cosa meravigliosa è che la Nostra ci dà la chiave per interpretare correttamente il suo pensiero, dicendoci, alla nota 47: “Intendo come essere, ciò che costituisce l’essenza di Maria e non l’essere come creatura”. Provate a leggere e a sostituire, il termine essere con il termine essenza – nello scritto sopra citato – e vedete cosa ne viene fuori. Una pazzia. Ancora. —-  “Ella dona al Verbo “l’essere e lo fa essere” dando a Lui tutta la sostanza umana”. “Maria santissima è colei che prepara la materia del sacrificio redentivo nel suo grembo verginale, nel quale “il Verbo Incarnato assumendo la natura umana di Maria …”. Mi fermo qui perché gli errori dottrinali, nell’articolo, sono talmente tanti che…
 A PROPOSITO  DI DON TONINO  BELLO
Un altro “scivolone” letterario appare, nuovamente, sulla rivista “Fides Catholica” nel 2012. Si tratta di un articolo molto critico nei confronti di una figura, CERTAMENTE CONTROVERSA, della nostra Chiesa. Il vescovo Tonino Bellopuò essere certamente criticato per alcune sue affermazioni teologiche, mariologiche, liturgiche, antropologiche, senza però mai “scadere”al livello dell’infangamento personale, soprattutto nella sua dimensione, chiamiamola “morale”. Bene, quindi, la critica sui contenuti filosofico-teologici del pensiero “belliano”. Inqualificabile e ingiustificabile, l’attacco alla moralità interiore e personale del presule salentino, del quale è totalmente impregnato l’articolo del nostro confratello, derubricato (l’articolo) a semplice ed immorale espositore di gossip. Non può essere questo il genere letterario proprio e specifico di una rivista teologica. Un esempio: “Bellissima l’Eucaristia (siamo in Etiopia) e partecipata in modo straordinario. All’offertorio, la sorpresa dei doni e, soprattutto, della danza improvvisata da suor Celinia… Ho posato poi sull’altare un vasetto di profumatissimo unguento orientale (portato dalla Palestina). Ho colto al volo l’occasione per avvicinarmi a tutte le suore e ungerle con l’unguento, dicendo ad ognuna “Sii il buon profumo di Cristo”. Commento del nostro confratello: “Al vescovo salentino piace vedere e toccare”. E più avanti, verso la fine dell’articolo: “Il Presule salentino denota una fantasia morbosa, segno di una discutibile integrità morale”. Mi spiace, ma TUTTO QUESTO È INACCETTABILEQuesta non è né filosofia né teologia, ma solo una vergognosa “macchina del fango”; la stessa che hanno creato quando si è trattato di infangare tutti coloro che hanno obbedito al Papa, alla Congregazione e al Commissario Apostolico. Io stesso chiesi all’articolista, la ragione di quelle conclusioni, assolutamente indeducibili dalle premesse del testo e, quindi, volontariamente forzate; la risposta fu: “Mi è stato detto da P. Stefano, P. Alessandro e P. Serafino che va bene così, perché dobbiamo muovere le acque”, (suppongo in opposizione ad una possibile canonizzazione; strategia che per me significa, unicamente: il fine giustifica i mezzi).
MOLTI FRATI  USCIVANO GIÀ PRIMA DEL COMMISSARIAMENTO
Questi sono una piccola porzione di episodi, espressione di un clima, di un modo di essere e di porsi che, sempre più, tendeva a caratterizzare il nostro Istituto, deludendo e scontentando un numero sempre più crescente di frati, molti dei quali, purtroppo, finivano per uscire dall’Istituto. Si pensi che nell’anno 2011 lasciarono l’Istituto una decina di frati solo tra i sacerdoti; era oramai prassi quasi “quotidiana” sentire che qualche confratello avesse “lasciato”, nonostante i tentativi degli ex superiori di “silenziare” il tutto.
IMPOSTO  UN  TAGLIO  MONASTICO
Ciò che maggiormente scontentava, un numero sempre più crescente di confratelli (si pensi che circa l’85% dei frati e forse anche un po’ di più, nonostante le menzogne scritte sui blog, è rimasto fedele al Papa, alla Chiesa cattolica e alle sue disposizioni), era il taglio sempre più “monastico”, impresso al nostro Istituto con l’introduzione della liturgia antica (del suo tentativo d’imporla, con metodologie differenti, ne parlerò più avanti) che, sempre più, ne metteva in pericolo l’originalità e la verità del carisma.  Io non ho alcun dubbio nel ritenere che FOSSE GIUNTO IL MOMENTO DI RICORRERE ALLA GUIDA SAPIENTE DELLA CHIESA CATTOLICA per dirimere una questione che non poteva più essere risolta, isolatamente, all’interno del nostro Istituto, poiché I NOSTRI EX SUPERIORI SI ERANO, ORAMAI, TALMENTE “AVVITATI” SU SE STESSI, DA NON RIUSCIRE PIÙ, SENZA UN AIUTO ESTERNO, A LIBERARE L’ISTITUTO DA QUEL PROVINCIALISMO SETTORIALE, CHE TENDEVA A RIDURRE IL VOTO MARIANO AD UNA GRAZIA DI “NICCHIA”, PRIVANDOLO DI QUELLO “SBOCCO” UNIVERSALE CHE GLI COMPETE PER  LA SPECIFICITÀ DELLA SUA NATURA.
 PERDITA DELLA  PIENEZZA
Un primo problema, da affrontarsi urgentemente, sembrava dato, dalla perdita, drammatica (da parte del nostro Padre Generale), della consapevolezza che la vocazione francescana fosse la più analogica tra tutte le “chiamate” alla vita religiosa, poiché desidera esprimere la vita di nostro Signore Gesù Cristo in tutta la sua molteplice ricchezza e complessità. Dalla mistica più sublime, all’eroicità missionaria; ai grandi speculativi e dottori di scienza e sapienza, fino all’umilissimo fratello religioso, che ti “scalda” il cuore con la sua semplicità serafica.  Comprese nella ricchezza di queste polarità distinte e omogenee tra loro, e mai conflittuali, un grande uomo, veramente di Dio, avrebbe dovuto cercare di rendere coese tra loro le differenti personalità, con le rispettive tendenze, creando quell’humus vitale, fatto di condizioni e circostanze, dove ogni frate potesse esprimere in pienezza quella ricchezza della quale era portatore, per volontà di Dio ed in ragione della sua “chiamata”.
 UNA SUORA  – MADRE  COMUNE! – ABUSIVAMENTE DIVINIZZATA
Egli invece, ha cercato, artificiosamente (questa è la mia idea di fondo) di RENDERCI  TUTTI  DELLE  COPIE  IMPERSONALI  DI  UNA CERTA SUORA, [5], che ha un nome ben preciso e che tutti conoscono. Una suora che fino a quando ha obbedito, poteva essere realmente utile alla causa francescana, ma che, UNA VOLTA “BEATIFICATA” E QUASI IDOLATRATA, ha potuto dare libero sfogo alla sua personalità “eccessivistica” che, svincolandosi dai sapienti confini-limiti dell’obbedienza, SI È UBRIACATA DI VANEGGIAMENTI FONDAZIONALI, figli legittimi di una chiara immaturità psicologica (se pensiamo che, ad un certo momento, e per certo periodo si firmava “MADRE COMUNE” (cosa da ridere) e, alcune suore, pretendevano che noi, frati e sacerdoti, obbedissimo alla Madre Generale (sembra il trionfo della superbia di Eva …..). Il primo che mi parlò, di questo pericolo, fu proprio P. Alessandro Apollonio, il quale, molte volte, mi palesò la sua effettiva preoccupazione, riguardo al comportamento di questa suora e della sua effettiva mancanza di equilibrio. Ricordo chiaramente che di lei si parlava, tra noi frati, come di una cripto femminista mistica (la maggior parte di loro stanno dalla parte di coloro che hanno disobbedito al Papa e alla Chiesa) e una tale preoccupazione si fondava su alcuni suoi scritti o articoli che, i frati, erano costretti costantemente a correggere, prima che fossero pubblicati sulle nostre riviste. A volte li si voleva correggere anche ulteriormente, ma arrivava il momento che non si poteva più: s’interveniva dall’alto. IL SOLO PARLARE DI QUESTA SUORA ERA TABÙ ASSOLUTO E CHI SI PERMETTEVA DI FARLO…. Il suo problema di fondo, francescanamente parlando, era dato, di fatto, da una comprensione dualistica e conflittuale tra la contemplazione e l’azione, che veniva problematizzata senza possibilità risolutiva. La vita religiosa per questa suora era riconducibile, in definitiva, alla sola dimensione contemplativa; l’altra dimensione, quella attiva, alla fine, finiva per essere solo sopportata (per analogia, come vedremo in seguito, questa visione conflittuale, fatta di esaltazione e sopportazione, la possiamo serenamente applicare al rapporto tra Vetus-Novus Ordo, così come veniva a configurarsi nel nostro Istituto). Qui da noi, a Trieste, per esempio, le suore, prima recitavano i santi Vespri in chiesa con i fedeli, in italiano; poi li ripetevano in latino (vetus ordo), nella loro cappella; poi si sono “esaurite” (come con l’alzata notturna), e facevano due di sopra e due di sotto. Ma, di questo, parleremo più avanti. Questo modo di pensare la vita religiosa francescana – di fatto, seppur con meno intensità, la si voleva applicare anche alla vita dei frati – portava alla disgregazione interna dell’essenza stessa della vocazione francescana, dove LE DUE DIMENSIONI (CONTEMPLATIVA E ATTIVA), NELLA I REGOLA, COSTITUISCONO UN BINOMIO INSCINDIBILE, che esprime nella contemplazione, considerata in concreto e non in astratto, ossia in un Istituto reale o in un frate reale (in un “supposito”), un primato sull’azione, non di ordine ontologico, ma cronologico, poiché entrambe, sempre unite e mai separate, sono espressioni necessarie della medesima ed unica dimensione formale della vita francescana, fondata sulla I Regola (si pensi a san Massimiliano Kolbe dispensato dal suo Padre Provinciale dal Breviario in ragione della grande attività che impregnava il suo vissuto quotidiano – si pensi a san Pio da Pietrelcina, anche lui dispensato dal Breviario, seppure, per motivi diversi). (continua)
FINE  PRIMA  PARTE
[1] I frati “dissidenti” cercano vescovi per raggrupparsi sotto un’Associazione e poi, ad acque più tranquille e con un eventuale cambio del governo nella Chiesa, costituire un Istituto Religioso. Gli ex studenti si barcamenano come nomadi tra San Ginesio e Cupramuntana nelle Marche e finalmente la Palanzana di Viterbo all’insaputa delle stesse famiglie disperate, ma non delle autorità diocesane e religiose informate da “pentiti” che sono in mezzo a loro o laici che li aiutano per pietà, consapevoli però dei loro sbagli…
[2] Giovani che il Fondatore ha fatto mettere in mezzo alla strada illudendoli sulla nascita di un nuovo Istituto religioso e ponendo su di essi una tonaca grigio canna di fucile che da’ l’impressione che siano dei Religiosi.
[3] Uno dei veicoli sottratto ai Frati Francescani dell’Immacolata dal nuovo rappresentante legale dell’Associazione “Missione dell’Immacolata” dove il Fondatore ha fatto estromettere i Religiosi per inserire suoi amici laici e figli spirituali.
[4]  P. Stefano Manelli continua a scrivere sulle riviste di « Casa Mariana Editrice » in disprezzo all’autorità del Commissario Apostolico che ne ha dato un divieto formale a tutti i Frati, Fondatore compreso.
[5] Madre Maria Francesca Perillo promossa Superiora Generale a soli ventisette anni per volontà di Padre Manelli e poi accontentata nel ruolo di “Fondatrice dei Colombai“, un’esperienza  di stretta clausura a Città di Castello (PG), Alassio (SV), Lanherne (Inghilterra) e Carmen – Cebu (Filippine) per Suore Francescane dell’Immacolata che professano la Regola del I Ordine Francescano.  A causa della sua originalità e continui cambi statutari con stravaganze come il « marchio » a fuoco sul petto del trigramma IHS, molte sono depresse, qualcuna è in crisi vocazionale e rimane a casa dei genitori aspettando la fine della Visita Apostolica o di un eventuale Commissariamento per “non dare nell’occhio »  con una richiesta di Dispensa dai Voti al Dicastero; una suora che stava lì dentro (la nipote del Fondatore?) è in attesa e presto si sposerà.