sabato 20 dicembre 2014

MANELLIANI - 2 -INDICAZIONI E PROVVEDIMENTI DEL COMMISSARIO

MANELLIANI  - 2  -INDICAZIONI

           E   PROVVEDIMENTI   DEL  COMMISSARIO


PRIMA  PARTE

Lettera  del  Commissario P. Fidenzio Volpi  – A tutti i religiosi  –   Loro sedi

A distanza di circa cinque mesi dalla mia nomina a Commissario Apostolico del “nostro” Istituto, sento il desiderio e la necessità – come uomo, religioso, sacerdote e commissario – di rivolgermi a voi tutti. L’occasione propizia è data dalla solennità dell’Immacolata Concezione, a noi tutti particolarmente cara per il legame specialissimo che i Figli del Serafico hanno con la Virgo Ecclesia facta.  Naturalmente le imminenti solennità del Natale, del Capodanno e dell’Epifania sono un’occasione di grazia che potranno rendere più chiare, rassicuranti e fruttuose le mie parole. Come sapete, l’attenzione materna della Chiesa per ogni singolo Istituto religioso si esprime anche con questo ufficio del “Commissariamento” – da me ricevuto e assunto in obbedienza dal Santo Padre –  con cui essa intende aiutare le famiglie religiose, quando in queste si evidenziano difficoltà interne tali da non poter essere superate senza un aiuto diretto della suprema autorità della Chiesa; e ciò per salvaguardare l’unità della stessa famiglia religiosa e l’autenticità del suo carisma che, riconosciuto dalla Chiesa, da questa viene anche precisato nel caso di interpretazioni diverse. Ogni carisma, infatti, è dato per il bene di tutto il Corpo Mistico di Cristo (cfr. LG 7 ) e non solo per l’utilità di coloro che lo professano. La recentissima Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco ha tanti punti (nn. 93-95) che possono ottimamente aiutare anche i Francescani dell’Immacolata in questo momento “critico” per l’Istituto. Vi invito a leggerla e a meditarla con cuore aperto e fedele. Mi piace qui citare almeno questa frase: “Lo Spirito Santo arricchisce tutta la Chiesa che evangelizza anche con diversi carismi. Essi sono doni per rinnovare ed edificare la Chiesa. Non sono un patrimonio chiuso, consegnato ad un gruppo perché lo custodisca; piuttosto si tratta di regali dello Spirito integrati nel corpo ecclesiale, attratti verso il centro che è Cristo, da dove si incanalano in una spinta evangelizzatrice. Un chiaro segno dell’autenticità di un carisma è la sua ecclesialità, la sua capacità di integrarsi armonicamente nella vita del Popolo santo di Dio per il bene di tutti. Un’autentica novità suscitata dallo Spirito non ha bisogno di gettare ombre sopra altre spiritualità e doni per affermare se stessa. Quanto più un carisma volgerà il suo sguardo al cuore del Vangelo, tanto più il suo esercizio sarà ecclesiale. E’ nella comunione, anche se costa fatica, che un carisma si rivela autenticamente e misteriosamente fecondo. Se vive questa sfida, la Chiesa può essere un modello per la pace nel mondo. Le differenze tra le persone e le comunità a volte sono fastidiose, ma lo Spirito Santo, che suscita questa diversità, può trarre da tutto qualcosa di buono e trasformarlo in dinamismo evangelizzatore che agisce per attrazione …” (nn. 130-131). Poiché l’Istituto mi sta veramente a cuore, chiedo anzitutto scusa se, pur senza volerlo, avessi con i miei modi urtato la sensibilità di qualcuno. Chiedo scusa anche per il fatto di non aver ancora incontrato tutti quanti voi. Ho, però, incontrato tanti, e con partecipazione ho letto e raccolto le lacrime di sofferenza scaturite dal loro cuore. Permettetemi allora di dirvi con tanta franchezza che c’è bisogno da parte di tutti i membri dell’Istituto di un grosso cammino di fede, di umiltà e di fiducia. Con amaro sbigottimento ho preso atto di disobbedienze e intralci alla mia azione, di atteggiamenti di sospetto e di critica verso la Chiesa che è nostra madre, fino alla calunnia di attribuirle la “distruzione del carisma” (sic), attraverso la mia persona. Altra constatazione è la mancanza in tanti di una libertà e responsabilità di pensiero e di azione.  Si vive di paure e di “terrore reverenziale” verso le Autorità deposte. Ricordo che nella lettera con cui mi presentavo all’Istituto, elencavo quattro punti che il Commissario Apostolico doveva verificare: 1) modalità del governo dell’Istituto, 2) formazione religiosa ed educativa, 3) gestione economica dello stesso Istituto 4) e comunione tra i membri. Proprio nei confronti di essi, alcuni religiosi – tra i più anziani dell’Istituto, ma non solo – hanno sollevato difficoltà a suo tempo. Non si trattava semplicemente dell’opportunità dell’adozione del Vetus Ordo, ma anche di uno stile di governo, di formazione incipiente e permanente,  di economia ed amministrazione non conformi in tutto alle direttive e alla dottrina della Chiesa.  Un discorso a parte era ed è costituito dai rapporti con le Suore Francescane dell’Immacolata. Contrariamente a quanto è stato per altri Istituti nel corso degli ultimi anni, il provvedimento della Congregazione dei Religiosi, applicato nel nostro caso in forma specifica dal Vicario di Cristo, ossia il Commissariamento dell’Istituto, ha immediatamente incontrato all’interno e all’esterno un’opposizione più o meno esplicita e virulenta. Innanzitutto, sono stati coinvolti i mezzi di comunicazione, soprattutto diversi siti internet, che si sono schierati, nella maggior parte dei casi, contro tale provvedimento, divulgando notizie riservate che soltanto pochi dei nostri stessi confratelli potevano conoscere e ne avevano i carteggi. Successivamente si sono attaccati con accenti anche offensivi i primi cinque religiosi che all’inizio hanno fatto ricorso alla Santa Sede –conforme al loro diritto –  e tutti quelli che hanno prestato con buona volontà la loro collaborazione al Commissario. Questo in vista di attivare la nota e immorale tecnica della “macchina del fango” per delegittimarli dalle responsabilità che sono state loro affidate dalla Volontà di Dio, attraverso l’obbedienza, e renderli quindi poco autorevoli e credibili. Ben per tutti, per me e la Congregazione per i Religiosi, si è prodotto l’effetto contrario! Più erano calunniati e diffamati, più li abbiamo ammirati. Siamo, come vedete, molto lontani dallo spirito della Regola, “poiché se la madre nutre e ama il suo figlio carnale, con quanto più affetto uno deve amare e nutrire il suo fratello spirituale? ” (Rb 6). Più che “nutrire il fratello”, anche in senso di edificazione reciproca, lo si è dato “in pasto ai porci” stravolgendo l’ordine dei valori. Mai ho sentito nei vostri confratelli, quelli che sono oggetto di dileggio mediatico, critiche contro i Fondatori; sono rimasto edificato dal loro amore alla Chiesa e all’Istituto, dalla loro dottrina, dalla loro ricerca di giustizia.  Tutt’altro atteggiamento ho notato in coloro che si sentivano irremovibili nei loro incarichi perché “più esperti” di coloro che ne hanno preso il posto, considerati “loro ex-alunni”. Essi dimenticano l’adagio secondo il quale, alle volte “l’allievo supera il maestro. Naturalmente tanti e tanti laici sono stati “mobilitati” in questa opera, a dir poco, di “opposizione”.  Mi sono chiesto del perché di questo spasmodico interessamento alla vicenda e ho concluso che l’Istituto era diventato il campo di battaglia per una lotta tra correnti curiali e soprattutto opposizioni al nuovo pontificato di Papa Francesco. Non è un caso se Fellay in persona ne parli. Io avrei preferito che ne parlasse bene (di voi) l’insieme dei vescovi e il “Vescovo di Roma” in particolare. Purtroppo debbo rivelarvi che ho ricevuto invece testimonianze negative anche da diversi Ordinari in Italia e all’estero. All’interno poi dell’Istituto, il malumore si è manifestato con continue difficoltà sollevate da singoli religiosi – alcuni dei quali direttamente impegnati nella formazione – alle disposizioni obbedienziali date da me.  Cosa poi estremamente grave – ve ne porto a conoscenza ufficialmente solo ora – è stato il trasferimento delle disponibilità dei beni mobili e immobili dell’Istituto,/…/  Tali operazioni gravemente illecite sotto il profilo morale e canonico, con risvolti anche in ambito civile e penale, sono state fatte dopo la nomina del Commissario Apostolico, manifestando così la volontà di sottrarre tali fondi al controllo della Santa Sede e di privare l’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata dei necessari mezzi per il mantenimento dei religiosi e, soprattutto, per le opere di apostolato, e in particolare delle missioni. Chi ha fatto o permesso tutto ciò è caduto in gravi mancanze e, se religioso, è passibile di severe sanzioni canoniche. Una simile cosa è avvenuta anche per le opere di apostolato: editrice, televisione … Da segnalare, infine trasferimenti di denaro, sempre in pieno commissariamento, a soggetti che formalmente non vantavano nessuno credito nei nostri confronti da parte di chi non ne aveva più l’autorità e l’autonomia operativa. A tutto ciò si aggiunga la raccolta furtiva di firme di religiosi – senza nemmeno informarne il sottoscritto –  sollecitata dagli esponenti più in vista dell’Istituto, in Italia e nelle case fuori d’Italia, con cui si richiedeva alla Santa Sede la fondazione di un nuovo Istituto, caratterizzato soprattutto dall’adozione del Vetus Ordo come ordinario. Tali firme sono state spesso estorte con l’inganno, come attestato da diverse lettere che ho ricevute da singoli religiosi i quali poi hanno ritrattato quanto precedentemente sottoscritto. Ad alcuni è stato persino mostrato un foglio in lingua italiana, idioma da essi non conosciuto! Ringraziando il Signore, ho certamente incontrato molti religiosi sinceramente preoccupati per l’avvenire dell’Istituto, soprattutto della sua fedeltà al carisma e alla Chiesa, due aspetti assolutamente inscindibili. Ma, purtroppo, molti altri frati identificano l’Istituto con la persona stessa del Fondatore, che è circondato da una specie di aureola di infallibilità, e vedono nell’intervento della Chiesa una specie di abuso di ciò che, a loro parere,sarebbe intoccabile e quasi proprietà privata dello stesso Fondatore. Tutto questo rivela gravi errori in campo ecclesiologico circa principi fondamentali della vita religiosa, e rivela una grande povertà spirituale e  una dipendenza psicologica incompatibile con quella “libertà dei figli di Dio” che si presuppone in chi si impegna in una donazione totale al Signore per mezzo della consacrazione religiosa. L’obbedienza, come ha rilevato il Concilio Vaticano II, non è un automatismo succube, ma l’assunzione responsabile della volontà di Dio espressa dalla legittima autorità (cfr. PC 14). Questa autorità non va identificata con questa o quell’altra persona, anche se Fondatore, ma con Cristo stesso che parla attraverso la Chiesa gerarchica di cui il Superiore legittimo è espressione immediata, in tanto e in quanto questi è fedele alla stessa ChiesaAl momento attuale, come tutti sapete, il Superiore dell’Istituto voluto dalla Chiesa è il Commissario Apostolico, ossia la mia povera persona. Alla formazione di questa mentalità “distorta” hanno contribuito non poco alcune esponenti di spicco delle Suore Francescane dell’Immacolata, le quali hanno influenzato fortemente anche lo stile di vita del ramo maschileTale mentalità è stata purtroppo rilevata anche presso molti laici appartenenti ai gruppi MIM (Missione dell’Immacolata Mediatrice) e del Terz’Ordine (TOFI) e ha provocato tra i fedeli gravi scandali che mettono in pericolo non solo l’apostolato di questi gruppi ma la stessa integrità della fede dei suoi membri. Avendo presenti  tutti questi elementi appena elencati – che sono stati debitamente portati a conoscenza della Congregazione dei Religiosi – e in forza dell’autorità conferitami dalla stessa Congregazione, dispongo quanto segue che avrà esecuzione immediata:
  1. Lo STIM è sospeso fino a nuovo ordine, cioè sono interrotti gli studi. Inoltre, gli studenti del biennio filosofico si trasferiranno nella Casa Madre di Frigento, frequentando – allorché sarà loro dato licenza dal sottoscritto – lo Studio teologico interdiocesano di Benevento; gli studenti del triennio teologico invece andranno presso la Casa generalizia di Roma in Via Boccea, dove frequenteranno – a tempo e a luogo –  le Università Pontificie dell’Urbe. In conseguenza di questi trasferimenti, la Casa Mariana di Sassoferrato verrà chiusa.
  2. Rimarranno sospese per un anno le ordinazioni diaconali e sacerdotali. Inoltre, i candidati che adesso sono in formazione dovranno sottoscrivere personalmente un’accettazione formale del Novus Ordo quale espressione autentica della tradizione liturgica della Chiesa e dunque della tradizione francescana (fermo restando quanto permesso dal Motu Proprio Summorum pontificum, una volta revocata l’attuale disposizione disciplinare di veto, ad hoc e ad tempus, per l’Istituto) e dei documenti del Concilio Vaticano II, secondo l’autorità riconosciuta loro dal Magistero. Chi non accettasse tali disposizioni verrà immediatamente dimesso dall’Istituto.
  3. Ogni religioso dovrà chiaramente e formalmente manifestare per iscritto la volontà di continuare il proprio cammino nell’Istituto dei Francescani dell’Immacolata, secondo il carisma francescano-mariano, nello spirito di san Massimiliano M. Kolbe, secondo le direttive sulla vita religiosa contenute nei documenti del Concilio Vaticano II.
  4.  I gruppi MIM dell’Italia  sono formalmente sospesi fino a quando non mi giungerà, come da circolare precedente, un’adesione formale alla nuova autorità. Lo stesso dicasi del TOFI. Saranno nominati dal Commissario apostolico tre religiosi a cui i membri di detti gruppi potranno far riferimento per tutti i chiarimenti in materia.
  5. Si costituirà una Commissione economica, che ausilierà l’Amministratore generale nella sua opera, con il consiglio anche di legali ed esperti in questo campo.
  6. Si rivedranno le norme relative alla collaborazione nel campo apostolico con l’Istituto delle Francescane dell’Immacolata, onde evitare indebite ingerenze. Nel frattempo i nostri religiosi, che a qualsiasi titolo collaborano con le pubblicazioni del suddetto Istituto, sono tenuti a sospendere tale collaborazione. E’ sospesa anche la diffusione pubblica, da parte dei Frati, delle edizioni di Casa Mariana. Riguardo all’assistenza spirituale delle religiose Suore Francescane dell’Immacolata e delle Clarisse dell’Immacolata, ogni caso sarà valutato attentamente e sottoposto alla mia approvazione.
Faccio obbligo formale ai Guardiani (e ai Vicari delle Case filiali), di leggere la presente lettera a tutti i membri di ogni singola comunità, conservandola poi debitamente nei rispettivi archivi. Cari confratelli, la docilità amorosa alla Volontà di Dio della Vergine Immacolata e del suo casto sposo S. Giuseppe siano per tutti noi di esempio e di sprone! L’umiltà, l’obbedienza, il distacco dimostrati dal Figlio di Dio, Nostro Signore Gesù Cristo, nel suo Natale a Betlemme ci insegnino la strada da seguire per trovare anche noi finalmente, come i Pastori e i Magi, la luce, la pace e la salvezza! Amen! Affidando tutti alla materna protezione della Vergine Immacolata, di cui san Massimiliano M. Kolbe è stato il nobile cavaliere che imitò nei nostri tempi l’eroismo del Serafico Padre san Francesco, impartisco a tutti e a ognuno la serafica benedizione, mentre vi chiedo una fervorosa e costante preghiera per il mio delicato e importante servizio.  Resto a vostra disposizione per qualunque chiarimento e necessità.  Fraternamente”.
Roma, 8 dicembre 2013 —  Solennità dell’Immacolata Concezione                                                                                                             Padre Fidenzio Volpi O.F.M.Capp.  –  Commissario Apostolico ad nutum Sanctae Sedis

 SECONDA  PARTE

NOSTRO  COMMENTO

1) Un carisma “non è mai un patrimonio chiuso, consegnato solo ad un gruppo perché lo custodisca” da solo. Anche se un carisma fosse veramente totalmente autentico, basterebbe solo questa illecita chiusura per renderlo prima avariato e poi col tempo, depotenziato e invalidato, avviandolo verso una qualche specie di settarismo, almeno ecclesiale.
2) “Un’autentica novità suscitata dallo Spirito non ha bisogno di gettare ombre sopra altre spiritualità e doni per affermare se stessa”. In qualsiasi gruppo, movimento o istituto si trovasse una sistematica denigrazione e messa in stato di accusa o semplice oscuramento delle altre realtà ecclesiali, per innalzare se stessi, ci si troverebbe già di fronte ad una mentalità che se non lo è già si avvia a diventare chiaramente settaria e quindi fuori dalla vera ottica cattolica. Questo assurdo “elitismo” è comune anche ad altri gruppi o movimenti nella Chiesa, al punto che un documento ufficiale della Chiesa ha dovuto ristabilire il buon senso e ricordare che “il mistero della Chiesa – infatti  – è qualcosa di ben più grande dei singoli cristiani e di ogni aggregazione. Esso è talmente ricco da esprimersi in forme molteplici e diverse senza che alcuna di queste e neppure tutte insieme, possano esaurirlo. È assolutamente da evitare l’errore di chi “assolutizza la propria esperienza, favorendo in tal modo, da una parte una lettura in chiave riduttiva del messaggio cristiano e, dall’altra, il rifiuto di un sano pluralismo di forme associative” (cfr. Nota pastorale della Commissione episcopale per il laicato, “Le aggregazioni laicali nella Chiesa, n. 13). Quindi nessuno deve “ritenersi come unica interpretazione o realizzazione autentica della Chiesa” (idem, n. 34).
TENTIAMO PRIMA DI INQUADRARE IL FENOMENO IN SÉ DEI SANTONI E DELLE SANTONE, DEI FALSI CARISMATICI, DEI SETTARISMI DIVERSI PERCHÉ ESSENDO UN FENOMENO SOMMERSO E NASCOSTO NON È FACILE AVERNE UN’IDEA  CHIARA. Dentro questo fenomeno abbastanza diffuso cercheremo di verificare dove, quando, in che misura e se qualcuno dei problemi di questo Istituto sia riconducibile, in qualche modo, a questo fenomeno.  
Il quotidiano la “Stampa” di lunedì 10 dicembre 2007, a p. 11, pubblicò – in tempi non sospetti e quando non c’era nessun commissariamento, neanche dei Legionari di Cristo – un articolo molto interessante e documentato dal titolo: “I guru nascosti in chiesa”, con questo significativo sottotitolo: “Il boom di gruppi che si dicono fedeli al vescovo, ma obbediscono solo al fondatore”.  L’articolo riferiva alcuni fatti e alcune considerazioni importanti. “Don Aldo Bonaiuto, responsabile della taskforce anti-sette della comunità Giovanni XXIII, afferma: «Per definizione il cattolicesimo dovrebbe essere quanto di più universale e aperto a tutti, invece in realtà questi gruppi si autoghettizzano per meglio imporsi, anche contro i legittimi pastori, come gli esclusivi depositari della vera fede». Giovanni Pannunzio: «Il legislatore, dopo l’abolizione del reato di plagio, 26 anni fa, si è totalmente disinteressato al problema, e l’Italia è diventata una jungla, una riserva di caccia dei “santoni”. Essendo stato abolito il reato di plagio, il fenomeno rimane sostanzialmente “sommerso. Forse la questione tornerà alla ribalta quando a subire il danno sarà il parente di qualche parlamentare o ministro”. Il sociologo Sabino Acquaviva: “C’è una crescita incontrollata dei santoni cattolici”. In pratica  non c’è istituto o gruppo o movimento dove non ci sia, ufficialmente o non ufficialmente, un “santone” o una “santona”, come se questa fosse la “conditio sine qua non” per avere un cattolicesimo forte e autentico”. Ecco una sintesi dell’articolo.  “Frequentate un movimento, una comunità, oppure un cammino spirituale? Attenzione. Vi propongono pratiche liturgiche e devozionali ripetitive e superstiziose come esorcismi e “benedizioni di guarigione”? Vi chiedono obbedienza fanatica al “fondatore”? Vi sottopongono, anche grazie all’utilizzo della confessione ad un po’ di terrorismo psicologico? Vi inculcano maldicenze su coloro che non la pensano come il guru del movimento? Non ci sono dubbi: siete incappati in una setta. /…/ Giovanni Panunzio, coordinatore nazionale di Telefono antiplaglio: “I Ricostruttori della preghiera, per esempio, potrebbero essere tranquillamente chiamati “distruttori”. Insieme con la Comunità degli angeli custodi. /…/ Annamaria Giannini, ordinario alla Sapienza e psicologa del telefono verde cattolico: “Sono gruppi “borderline”, con intenti manipolatori verso persone suggestionabili. /…/ Negli ultimi vent’anni, ovunque, sono spuntati gruppi fondati da personalità, spesso chierici, che hanno forte presa sulle comunità locali, vescovo compreso. Nei loro statuti affermano di fare riferimento alla dottrina cattolica ed alla guida del vescovo, in realtà dipendono – come manichini – dalla volontà del rispettivo fondatore e dirigente supremo ed assoluto. /…/ Fondamentale come mezzo di controllo è la confessione, travisata e manipolata rispetto al suo significato di sacramento. Dalle segnalazioni ricevute, è stato accertato che la confessione può essere un modo per acquisire informazioni riservate poi usate come strumento di ricatto su persone che hanno commesso errori o hanno vissuto episodi particolari. Il terreno di coltura di questa incontrollata fioritura settaria sono soprattutto i gruppi di preghiera devozionali, il movimento pentecostale (protestante e cattolico), lo spiritualismo settario, forme di neognosticismo, movimenti intimisti e “new age” creati da sacerdoti-santoni e guaritori”.
3) Il Commissario denuncia “con amaro sbigottimento, di atti di disobbedienza e di intralcio alla sua azione, e addirittura di atteggiamenti di sospetto e di critica verso la Chiesa che è nostra madre”. Un istituto commissariato dalla Santa Sede, mostra il vero livello di formazione dei suoi membri, anche nell’atteggiamento sia verso il nuovo superiore gerarchico (il Commissario), sia verso la Santa Sede che ha prodotto quel commissariamento. Quello che ha denunciato il Commissario sono atteggiamenti che provengono da un’infantile e immatura formazione di base, poco ecclesiale. Quindi è l’impostazione di base che va modificata.
4) “Altra constatazione è la mancanza in tanti di una libertà e responsabilità di pensiero e di azione.  Si vive di paure e di “terrore reverenziale” verso le Autorità deposte”. Se in un gruppo, movimento o istituto, il sottoposto deve pensare, dire e fare solo e sempre quello che pensa, dice e fa il superiore, e questo in modo capillare e ……. ed anche in cose molto secondarie e ridicole, siamo di fronte ad una struttura che assomiglia mentalmente a quella di una sètta, in essa infatti sempre c’è la distruzione della personalità dei sottoposti che sono ridotti a semplici manichini del guru, del santone o del falso profeta. Una cosa è il rispetto, la stima e la giusta e doverosa obbedienza dovuta verso i superiori, altra cosa è il “terrore reverenziale” verso i superiori, frutto di un qualche terrorismo psicologico esercitato illecitamente dai superiori nei riguardi dei sottoposti.
5) I campi di verifica e di intervento del Commissario sono chiaramente indicati: A) modalità del governo dell’Istituto, B) formazione religiosa ed educativa, C) gestione economica dello stesso Istituto D) e comunione tra i membri. Non si tratta, dunque,  solo dell’applicazione del Vetus Ordo, ma anche di uno stile di governo, di formazione incipiente e permanente,  di economia ed amministrazione non conformi in tutto alle direttive e alla dottrina della Chiesa. Un discorso a parte era ed è costituito dai rapporti con le Suore Francescane dell’Immacolata.
6) Il Commissariamento dell’Istituto, è stato attaccato – addirittura con una campagna di odio e di fango – all’interno e all’esterno, coinvolgendo persino i mezzi di comunicazione e soprattutto diversi siti internet. Si sono attaccati con accenti anche offensivi, prima il Visitatore apostolico, poi i primi cinque religiosi che all’inizio hanno fatto ricorso alla Santa Sede – conforme al loro diritto –  poi il Padre Alfonso Bruno, poi il Card. Aviz, poi la Santa Sede e comunque tutti quelli che hanno prestato con buona volontà la loro collaborazione al Commissario. Questo in vista di attivare la nota e immorale tecnica della “macchina del fango” per delegittimarli dalle responsabilità. Basterebbe solo questa metodologia di calunnia e di falsa menzogna contro i legittimi incaricati dalla Santa Sede per qualificare come cattiva la formazione di base di questo Istituto, anche se bisogna riconoscere che una buona parte sta rispondendo in modo positivo. Come si vede, siamo molto lontani non solo dallo spirito della Regola, ma anche da una testimonianza cristiana minima ed elementare.
7) Ci sono state testimonianze negative sull’azione dei manelliani anche da parte di diversi Vescovi,  sia in Italia che all’estero.
8) “Cosa poi estremamente grave – ve ne porto a conoscenza ufficialmente solo ora – è stato il trasferimento delle disponibilità dei beni mobili e immobili dell’Istituto,/…/  Tali operazioni gravemente illecite sotto il profilo morale e canonico, con risvolti anche in ambito civile e penale, sono state fatte dopo la nomina del Commissario Apostolico, manifestando così la volontà di sottrarre tali fondi al controllo della Santa Sede e di privare l’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata dei necessari mezzi per il mantenimento dei religiosi e, soprattutto, per le opere di apostolato, e in particolare delle missioni. Chi ha fatto o permesso tutto ciò è caduto in gravi mancanze e, se religioso, è passibile di severe sanzioni canoniche. Una simile cosa è avvenuta anche per le opere di apostolato: editrice, televisione … Da segnalare, infine trasferimenti di denaro, sempre in pieno commissariamento, a soggetti che formalmente non vantavano nessuno credito nei nostri confronti da parte di chi non ne aveva più l’autorità e l’autonomia operativa. A tutto ciò si aggiunga la raccolta furtiva di firme di religiosi – senza nemmeno informarne il sottoscritto –  sollecitata dagli esponenti più in vista dell’Istituto, in Italia e nelle case fuori d’Italia, con cui si richiedeva alla Santa Sede la fondazione di un nuovo Istituto, caratterizzato soprattutto dall’adozione del Vetus Ordocome ordinario. Tali firme sono state spesso estorte con l’inganno, come attestato da diverse lettere che ho ricevute da singoli religiosi i quali poi hanno ritrattato quanto precedentemente sottoscritto. Ad alcuni è stato persino mostrato un foglio in lingua italiana, idioma da essi non conosciuto!”. In questa relazione si accenna a trasferimenti di denaro, ritenuti illeciti, per sottrarli alla giurisdizione dell’Istituto e quindi del legittimo Commissario e ad un raccolta furtiva di firme che sono state estorte con l’inganno.
9) Un aspetto grave è quanto rilevato prima dell’elenco dei provvedimenti: “Molti frati identificano l’Istituto con la persona stessa del Fondatore, che è circondato da una specie di aureola di infallibilità, e vedono nell’intervento della Chiesa una specie di abuso di ciò che, a loro parere, sarebbe intoccabile e quasi proprietà privata dello stesso Fondatore. Tutto questo rivela gravi errori in campo ecclesiologico circa principi fondamentali della vita religiosa, e rivela una grande povertà spirituale e una dipendenza psicologica incompatibile /…/ L’obbedienzanon è un automatismo succube (cfr. PC 14). L’autorità legittima comunque non va identificata con questa o quell’altra persona, anche se Fondatore, ma con Cristo stesso che parla attraverso la Chiesa gerarchica di cui il Superiore legittimo è espressione immediata, in tanto e in quanto questi è fedele alla stessa ChiesaAl momento attuale, come tutti sapete, il Superiore dell’Istituto voluto dalla Chiesa è il Commissario Apostolico”. Questa idolatria del fondatore, la superstizione fanatica intorno alla sua persona, la gestione dispotica dell’Istituto e l’arbitrio illimitato operato da manelli scaturiscono dal “pregiudizio pentecostale”, dalla credenza ingenua  e infantile, per cui, senza vero motivo, Manelli sarebbe ritenuto un santone, un carismatico sempre ispirato, che non sbaglierebbe mai, che quando parla, insomma, parlerebbe “dio” stesso. Tutti possono constatare quanto una simile “favola”, ha creato uno squilibrio di base che danneggia  tutto l’istituto. Manelli, su questo tenebroso inganno, ha costruito, su di sé e intorno a sé,  un “istituto ad personam”. Questo abnorme inganno ha creato una dipendenza psicologica allucinante ed una obbedienza succube.
10) “Alla formazione di questa mentalità “distorta” hanno contribuito non poco alcune esponenti di spicco delle Suore Francescane dell’Immacolata, le quali hanno influenzato fortemente anche lo stile di vita del ramo maschileTale mentalità è stata purtroppo rilevata anche presso molti laici appartenenti ai gruppi MIM (Missione dell’Immacolata Mediatrice) e del Terz’Ordine (TOFI) e ha provocato tra i fedeli gravi scandali che mettono in pericolo non solo l’apostolato di questi gruppi ma la stessa integrità della fede dei suoi membri”. È  evidente che Manelli non poteva fare tutto da solo. È evidente che ha ricevuto forti complicità e fanatici sostegni e collaborazioni, sicuramente sostenute e promosse dalle fedelissime suore manelliane, le cosiddette “colonnelle”.

TERZA  PARTE

NOSTRO  CONTRIBUTO  DI  APPROFONDIMENTO

Fermo restando che ciò che contano sono e saranno solo ed esclusivamente le conclusioni, espresse in documenti ufficiali, che la Santa Sede indicherà al termine del Commissariamento apostolico e quindi, accettandole in pieno sin d’ora e senza voler scavalcare quelle conclusioni che resteranno le uniche vincolanti, sulla base delle numerosissime testimonianze raccolte e della nostra esperienza personale e diretta, proviamo ad indicare quali sono, in sintesi, gli aspetti che dovranno essere non solo ben verificati ma, se accertati, oggetto di un’azione medicinale e di recupero dentro l’Istituto e sull’IstitutoMa si tratta, da parte nostra, solo di una proposta, di una griglia esplorativa, che non ha nessuna pretesa di essere ovviamente  né esaustiva né decisiva.    RICORDIAMO CHE SE È LECITO CHE I DISCEPOLI DI MANELLI NE PARLINO SEMPRE E SOLO IN TERMINI DI ESALTAZIONE E DI ELOGIO, IN QUESTO MOMENTO È LECITO ANCHE, A CHI NE AVESSE CONOSCENZA O ESPERIENZA, INDICARE QUALI SONO I PUNTI NEGATIVI PER I QUALI NON SI È D’ACCORDO CON LA SUA INDEBITA CANONIZZAZIONE IN VITA.

IL  “CASO”  MANELLI E LA  COSIDDETTA FABBRICA  DEL  FANATISMO.  Ogni istituto ha, indubbiamente, realtà buone di base e di partenza che sono quelle donate a tutti dalla Chiesa, ma può succedere che queste realtà buone siano usate male o malissimo e siano manipolate per un progetto menzognero. Noi cercheremo solo di mettere in evidenza, l’uso cattivo di cose buone che penalizza questo Istituto sia facendo riferimento alla luce  già fatta dal commissariamento, sia attingendo all’esperienza diretta di quanti hanno conosciuto direttamente questo Istituto. Fermo restando che l’ultima parola spetta solo alla Santa Sede alle cui decisioni comunque ci rimettiamo e e a cui aderiremo. Noi abbiamo grande stima e apprezzamento per la vita religiosa e il francescanesimo, e anche per una vita religiosa  vigorosa e intensa, ma rifiutiamo il fanatismo, l’esasperazione, il settarismo e il fondamentalismo. Sappiamo bene che il commissariamento non riguarda solo la messa tridentina ma diversi e differenti aspetti della vita religiosa dell’Istituto. Se si fosse trattato solo della liturgia o di posizioni teologiche ideologiche di qualcuno, sarebbe bastato solo ricomporre la disciplina liturgica o ridimensionare quei “qualcuno” usciti fuori strada. O comunque la competenza sarebbe toccata alla Congregazione del Culto divino. Invece, com’è ovvio, c’è dell’altro. Noi cercheremo, proprio di scendere ed entrare dentro questo “qualcos’altro” per offrire una quadro di riferimento, per quanto possibile, che renda ragione della giustissima azione della Santa Sede.
  1. Conosciamo bene l’Istituto e attingiamo, come conferma, a numerose testimonianze dirette e personali di molti frati e suore che hanno amato e lavorato per quest’istituto e lo hanno lasciato spesso dopo 10-20 anni di sincero servizio. Quindi si tratta di persone che stimano e apprezzano il carisma dell’Istituto, ma non le sue deviazioni. Inoltre testimonianze diverse, di luoghi diversi, di nazionalità diverse, di  periodi diversi, sono  perfettamente concordanti e convergenti nell’indicare gli stessi abusi e le stesse deviazioni. Secondo queste testimonianze pare che, inizialmente, tutti i buoni doni che la Madonna aveva messo dentro questo istituto, sono stati usati bene. Ma, più o meno, già verso gli anni 1980-1990 Manelli avrebbe sviato e deviato l’Istituto dalla volontà della Madonna e lo ha incentrato tutto su se stesso trasformandolo in un gigantesco ed efficace meccanismo di fanatismo e di esaltazione della sua figura. Di fatto è stata eliminata la vera spiritualità kolbiana, per sostituirla con una forma infantile di fondamentalismo francescanoin cui, in nome di un’obbedienza idolatrica, bisogna vivere secondo e per l’arbitrio assoluto del fondatore, il quale può disporre qualsiasi cosa in qualsiasi momento sui suoi sottoposti. Di fatto si tratterebbe – se così fosse  definitivamente accertato – di una forma di anti-francescanesimo. Purtroppo i sudditi si adeguano ad ogni capriccio del “santone” senza battere ciglio e senza mai avere un minimo di discernimento.  Ciò che rende difficile scoprire il vero volto dell’Istituto è la pesante cappa di segreto profondo e rigido che volontariamente circonda le abitudini sommerse  di questo Istituto. Chiunque entra in quell’Istituto, dopo poco, è obbligato, in coscienza, a tacere e a nascondere “a tutti quelli di fuori” il sommerso e l’esasperato professato nell’Istituto: “questo non si deve dire”, “quell’altro bisogna tacerlo”;  “queste altre cose vanno occultate a quelli di fuori” con la scusa che non capirebbero o potrebbero avere repulsione verso alcuni aspetti. Insomma un pianeta separato, un mondo recluso, un bunker esistenziale, dentro al quale sono state nascoste le cose negative che  questa indagine della Santa Sede, finalmente, sembra far emergere completamente.  La “muraglia cinese” delle negatività nascoste nell’Istituto è preclusa a tutti o quasi tutti gli “estranei”, compresi genitori e guide spirituali.
FARISEISMO  (= settarismo). È costante l’indicazione che in questo Istituto si insegna che solo i membri dell’Istituto di Manelli si salverebbero, gli altri vanno tutti o quasi tutti all’inferno! Solo con loro, solo nel loro istituto, ci sarebbe la vera religione e quindi, se non ne fai parte o non segui loro, non avresti la vera fede! Viene rinnegata ogni altra esperienza. Chi esce dall’istituto va all’inferno. Chi non vi entra, quando Manelli lo indica, va all’inferno. “Venite da noi. Solo da noi c’è salvezza. Solo quella nostra è la vera Chiesa”. Addirittura sembra che Manelli, ad un gruppo di fedelissime, parlando a braccio, ripeteva che solo chi ha l’abito dei frati e delle suore dell’Immacolata entrerebbe in Paradiso. Questo assurdo “elitismo”, sia chiaro, è comune anche ad altri gruppi o movimenti nella Chiesa (che andrebbero tutti  bonificati), al punto che un documento ufficiale ha dovuto ristabilire il buon senso e ricordare che “il mistero della Chiesa – infatti  – è qualcosa di ben più grande dei singoli cristiani e di ogni aggregazione. Esso è talmente ricco da esprimersi in forme molteplici e diverse senza che alcuna di queste e neppure tutte insieme, possano esaurirlo. È assolutamente da evitare l’errore di chi “assolutizza la propria esperienza, favorendo in tal modo, da una parte una lettura in chiave riduttiva del messaggio cristiano e, dall’altra, il rifiuto di un sano pluralismo di forme associative” (cfr. Nota pastorale della Commissione episcopale per il laicato, “Le aggregazioni laicali nella Chiesa, n. 13). Quindi nessuno deve “ritenersi come unica interpretazione o realizzazione autentica della Chiesa” (idem, n. 34). Solo quando la Chiesa Cattolica, la Santa Sede, fa un provvedimento ufficiale di scomunica, i cattolici sono autorizzati a trattare lo scomunicato come un pagano. Ma quando un gruppo, un movimento o un Istituto allontana un suo membro, qualsiasi sia il motivo, per nessun motivo quella persona può essere considerata come uno scomunicato e trattata come un pagano da cui stare lontano! Chi fa così si auto-attribuisce illecitamente le stesse prerogative che sono riservate solo alla Chiesa Cattolica e pone in atto provvedimenti abusivi di “scomunica” senza averne né l’autorità né la competenza, in pratica comportandosi come una setta, certamente con una mentalità settaria. Quando un frate o una suora escono dall’Istituto di Manelli, per insegnamento esplicito dell’Istituto, risulta che non bisogna più parlare con quell’ex frate o quella ex-suora, bisogna evitare di incontrarla e se la si incontra bisogna subito andare via. Inoltre di quel frate o di quella suora, o non se ne parla più, oppure se è portatrice di notizie pericolose, viene calunniata in tutti i conventi, parlando male di lei anche durante la ricreazione. Insomma come si fa nelle sètte, certamente almeno con un mentalità settaria! Questo fariseismo settario, è già presente, con uno stile delicato, in due  punti, del primo messaggio del Commissario apostolico, laddove egli indica due errori da evitare: 1) La minaccia di una certa autoreferenzialità, cioè nel desiderio di sottolineare a tutti i costi la propria peculiarità caratterizzante, senza riconoscere l’edificazione della chiesa come referente ultimo della propria esperienza carismatica. /…/ “Quando una realtà religiosa ed ecclesiale si preoccupa essenzialmente di distinguersi dagli altri ponendo le proprie convinzioni come unica eccellenza a cui fare riferimento, è segno di una chiusura che non può che danneggiare il futuro stesso della chiesa.  In questo caso c’è una certa confusione tra i fini ed i mezzi. /…/  2) I testi, i suggerimenti, gli atteggiamenti o le parole dei fondatori potrebbero essere considerati più decisivi dell’insegnamento del magistero quando se non addirittura non degli stessi testi biblici. In questo caso il movimento che si professa ufficialmente come una mediazione verso una forma nuova di evangelizzazione, ne diventa il sostituto” (Messaggio del commissario apostolico in occasione delle professioni perpetue, Tarquinia, 31 agosto 2013)
FONDAMENTALISMO  (=  settarismo). Nonostante l’Istituto, dica di riferirsi costantemente a S. Massimiliano Kolbe,  gli inconvenienti evidenziati da tante persone dentro e fuori l’Istituto, non hanno niente a che vedere con i veri insegnamenti di San Massimiliano Kolbe.  Nel nostro Breviario (Aggiunta al vol. IV – Settimane XVIII – XXXIV), nell’Ufficio delle Letture del 14 Agosto, memoria liturgica di San Massimiliano Maria Kolbe, come seconda lettura è indicata una lettera di san Massimiliano Maria Kolbe (Scritti, Vol. I, Firenze, 1975, pp. 44-46. 113-114) nella quale il santo scrive il suo vero insegnamento: “L’obbedienza, ed essa sola, è quella che ci manifesta con certezza la divina volontà. 1) È vero che il superiore può errare, ma chi obbedisce non sbaglia. 2) L’unica eccezione si verifica quando il superiore comanda qualcosa che chiaramente, anche in cose minime, va contro la legge divina. In questo caso egli non è più interprete della volontà di Dio”. Nell’Istituto di Manelli si ripete fino all’ossessione (proprio per indurre prostrazione e dipendenza psicologica) solo il punto 1), ma non si riferisce mai, o quasi mai (se non a bassa voce) il punto 2). Oppure se si cita la seconda parte la si spiega affermando che non bisogna obbedire solo quando il superiore comanda il peccato! Mai mettendo in guardia contro il peccato di idolatria verso il superiore stesso! Si tratta di una strumentalizzazione fondamentalista degli insegnamenti del Santo. In genere, soprattutto negli ultimi dieci anni, è stata indotta, di fatto, l’idea che il superiore tiene il posto di “dio”, il superiore ha sempre ragione e addirittura nei conventi, soprattutto le suore, devono pensare in tutto come pensa la madre superiora! In questo modo si induce una soggezione e una dipendenza spaventosa e i superiori vengono disonestamente divinizzati. A questa funerea coreografia si aggiunge il fatto che le suore semplici devono baciare la mano alla Madre superiora, come si fa o si faceva con i preti, con la scusa di baciare l’anello. L’errore tipico dei frati e delle suore di Manelli sarebbe il fondamentalismo cioè applicare rigidamente, meccanicamente e alla lettera, senza mediazioni e senza comprensione per la sfera umana, principi, norme e regole che, anche quando sono buone, pur  essendo  buone, richiedono tempo di maturazione personale e la fatica di “abbassare le montagne”. Nel fondamentalismo (come tutti sanno) è distrutta la personalità umana; c’è obbedienza idolatrica, cioè bisogna obbedire, indipendentemente da quello che viene chiesto. I superiori sono “dio” o sono la “Madonna”, per cui disobbedire a loro significa disobbedire a Dio e alla Madonna. Da questa grave distorsione deriverebbero i molti lamenti in merito alla mancanza di rispetto per la dignità della persona. Con questo impianto di fondo non c’è da meravigliarsi se i superiori, la maggior parte dei superiori, tranne poche eccezioni, ricoprono un ruolo abusivo fasciato di autoritarismo. Continue sembrano le lamentele per la crescente mancanza di maternità, e di carità. “L’obbedienza è diventata esasperazione” è il grido di molti e c’è in atto una forte spersonalizzazione. “Tu devi obbedire – veniva sempre detto – la grazia di stato può farti arrivare dove non puoi arrivare”. Una obbedienza fondata sul fanatismo e sul fondamentalismo, addirittura motivata dalla credenza nel presunto “santone” sempre ispirato, è fuori dalla Tradizione cattolica, ma anche dal buon senso. Viene riferito che nell’Istituto si assiste a continue piccinerie, conseguenza del fatto che nell’Istituto non c’è una vera base spirituale e quindi nelle persone affiorano inevitabilmente l’uomo o la donna vecchia. La povertà è predicata ma poi non vissuta: soprattutto il superiore tiene con sé molte cose. La carità viene predicata, ma poi affiora la scortesia del superiore”.
CULTO  PERSONALITÀ  DEL  FONDATORE (= settarismo). L’abnorme culto della personalità intorno a Manelli (che sia lui ad indurlo oppure è colpa dei sottoposti è da accertare) è un elemento ormai ammesso da tutti (“non si muove foglia che Manelli non voglia). Noi riteniamo che il fondatore di un Istituto, se è persona onesta ed equilibrata,  deve lui stesso vigilare per non farsi idolatrare, per non creare intorno alla sua figura un culto di fanatismo e di esaltazione, per non diventare un sottile, ma per questo più insidioso, nuovo “vitello d’oro”. La divinizzazione delle persone in vita – per fare un’analogia forse più comprensibile – è l’obbrobrio che accadeva, in altro ambito, per gli imperatori romani dell’ultimo periodo decadente (si pensi a Diocleziano) oppure per i gerarchi nazisti o per i dittatori comunisti. Ancora oggi i dittatori nord coreani vengono “adorati” come dei “messia” laici. A maggior ragione questo paganesimo non può essere ammesso, per nessun motivo, nella Chiesa.  Il  culto fanatico della personalità, scaturito dall’idolatria  intorno al fondatore, fa in modo che egli possa esercitare un arbitrio assoluto.  Due casi concreti, già molto conosciuti,  potranno aiutare molto – per analogia – ad inquadrare bene il caso Manelli, perché saranno utili come traccia di lettura. Precisando però che le analogie a cui attingiamo sono solo ed esclusivamente quelle che indichiamo e nessun altra (non consentiamo cioè nella fattispecie né indebite estrapolazioni né paragoni da noi non citati esplicitamente e con chiarezza), e precisando anche che Manelli non  è  né  il  primo né l’ultimo di questi pastori-idolo!!!
A) È ormai noto a tutti il caso “Marcial Maciel Degollado”, Fondatore dei Legionari di Cristo, con tutti i fatti tenebrosi da lui commessi. Due aspetti della sua tragica e triste vicenda, hanno certamente un parallelo e un’analogia con il caso Manelli:  1) il silenzio e la complicità rivoltante con cui, per tanti anni, sono stati coperti, giustificati e addirittura negati come calunnie, i fatti oscuri a quel fondatore ormai definitivamente ascritti; 2) il culto fanatico della personalità, la vera e propria allucinante idolatria  intorno al fondatore che costituiva il ricatto psicologico con  cui venivano coperte e giustificate tutte le sue malefatte.  A causa di questo, infatti, egli esercitava un arbitrio assolutoattraverso il quale poteva  realizzare qualsiasi abuso. Nelle documentazioni autentiche su Marcial Marciel si mette in evidenza, giustamente, che il macielismo era l’identificazione della congregazione e dei singoli legionari con Marcial Maciel, voluta dallo stesso Maciel. Sembra che la stessa cosa è avvenuta per Manelli e il suo Istituto. L’Istituto è la fotocopia non solo del carisma del fondatore, ma proprio del fondatore.  Nell’Istituto frati e suore considerano Manelli come una specie di MESSIA. Se, per esempio, si viene a sapere che alle “ore 18,00 arriva il nostro amatissimo Manelli!!” senti (soprattutto le suore) che gridano di gioia, cantano come estasiate già solo al pensiero di quell’arrivo.
B) A tutti è noto l’abnorme culto della personalità di cui è fatto oggetto Kiko Arguello, fondatore dei neo-catecumenali, il quale oltre ad abusare anche lui del ruolo di “fondatore” di questo gruppo ha aggiunto, come collante rafforzativo, l’idea superstiziosa e pagana che solo lui sarebbe sempre ispirato (neanche il Papa gode di questo carisma!), e che ogni parola che esce dalla sua bocca sarebbe come un “ORACOLO DELLA SIBILLA CUMANA”. Da questo deriva il fanatismo e l’esaltazione di questo gruppo che, come si sa, però non presenta solo questi orrori.
Qualcosa di simile – limitatamente per ora solo ed esclusivamente ai due esempi fatti - accade per Manelli. La similitudine tra  kikiani (neocatecumenali) e “manelliani” si estende, per ora, anche ad un altro aspetto inquietante. A) Per i neocatecumenali Kiko sarebbe …. Gesù; i catechisti neocatecumenali sarebbero sempre ispirati, attraverso loro parlerebbe addirittura sempre lo “spirito santo”;  quindi obbedire a loro significa obbedire a Dio; disobbedire a loro significa disobbedire a Dio;  ogni cosa da fare o non fare bisogna chiedere il permesso ai catechisti; bisogna pensare e parlare in tutto come loro;  inoltre nelle catechesi bisogna che tutti imparino a memoria anche le stesse parole usate da Kiko nel suo catechismo segreto,  perché addirittura anche il modo suo di parlare sarebbe Parola di Dio! (sic!). B) Per i manelliani, analogamente, Manelli sarebbe …. Gesù, oppure …. Padre Pio.  I superiori dei vari conventi (come i cosiddetti catechisti neocatecumenali) sarebbero sempre ispirati, per cui obbedire a loro significa obbedire a Dio;  disobbedire a loro significa disobbedire a Dio; inoltre (come tra i neocatecumenali) bisogna pensare e parlare in tutto come il superiore; tra le suore si bacia la mano (l’anello) della superiora! La superiora sarebbe ….  addirittura l’Immacolata! Come si vede chiaramente, in tutti e due i casi, fermo restando le loro certe differenze, si tratta di chiesuole parallele, come di settarelle ufficiose dentro la Chiesa!  E qui, decisamente, le autorità vaticane preposte, è bene che prendano provvedimenti urgenti e radicali! Questa mentalità pagana e superstiziosa di “pseudo-carismatici” addirittura sempre ispirati e infallibili (sic!) si trova (solo la,mentalità, non certo la dottrina) tra i musulmani sciiti (non quelli sunniti): l’iman sciita, cioè colui che deve guidare la comunità e la preghiera, è considerato  infallibile, addirittura non può peccare e detiene un sapere sovrumano.
IL  “PERSONAGGIO”  MANELLI. Non si possono capire tutti gli aspetti negativi, concordemente indicati come presenti in questo Istituto, senza capire bene, fino in fondo, il “personaggio” Manelli che ne è la vera causa e il costante fondamento. Tutto l’Istituto e tutto nell’Istituto è costruito intorno a Manelli e per Manelli: tutto dipende da questadistorta impostazione di fondo. L’istituto, come è stato ben detto anche nel caso dei Legionari di Cristo, riflette integralmente lo spirito del fondatore”. Nell’Istituto o per induzione dall’alto o per suggestione dal basso, si crede che Manelli sia una sorta di “Sibilla Cumana”, una sorta di “carismatico” sempre ispirato (una specie di “frate indovino”)  le cui sentenze vanno sempre eseguite. Per cui obbedire a Manelli e ai superiori dei vari conventi, significa obbedire a Dio; disobbedire a Manelli e ai superiori dei vari conventi, significherebbe disobbedire a Dio! Bisogna pensare e parlare come Manelli e come i diversi superiori da lui nominati, senza discostarsene neanche di un millimetro! Da questo deriva il fanatismo e la forte esaltazione che, fino ad ora, secondo l’inchiesta in atto, ha stravolto il carisma dell’Istituto che deve essere riportato alla sua vera fisionomia. Ricordiamo che sempre  quando prevale il fanatismo e/o la superstizione, si eclissa o sparisce la vera fede. Da questo falso e grottesco “carismatismo” attribuito a Manelli, scaturiscono tutti i vari aspetti sconcertanti, ormai da tanti e  concordemente messi in evidenza. Un’altra distorsione sta nel possedere un falso o non corretto concetto di chi sia il fondatore di un istituto. Essere fondatore  non significa, di per sé, essere infallibile, impeccabile, indiscutibile, intoccabile, non significa avere il diritto di gestire un potere assoluto, o peggio dispotico, arbitrario e incontrovertibile, come quello degli imperatori romani che venivano dai pagani divinizzati e, da pagani, si facevano adorare. Se il fondatore, infatti, viene fatto oggetto di un culto idolatrico, induce superstizione e danneggia la vera fede. Per lui stima e rispetto, certamente sì;  idolatria, no! Il fondatore non può costituirsi come una specie di “sultano musulmano” che ha diritto di vita e di morte sui suoi sottoposti. Nel passato ci sono già stati, insieme a tantissimi fondatori santi e illuminati, anche casi di fondatori che, ad un certo punto, hanno deviato. E anche oggi, purtroppo, ci sono stati fondatori di altri Istituti religiosi, sospesi, rimossi, allontanati o raggiunti da provvedimenti canonici.  Ecco perché riteniamo che per rigenerare l’Istituto non sono sufficienti piccoli ritocchi o qualche restauro settoriale: fino a quando non verrà rimosso il plagio esercitato e iniettato dalla “figura” Manelli, non sarà possibile avere “a cascata”, come “effetto domino”, il miglioramento effettivo di tutta la vita dell’Istituto. Marcial Marciel ha potuto perpetrare tutti i suoi abusi perché il culto idolatrico intorno alla sua figura impediva a tutti di rivelare questi abusi (si pensi al quarto voto di discrezione – approvato dalla Chiesa! – che proibiva al suddito di rivelare gli eventuali abusi del superiore). Addirittura, sempre in quell’Istituto, veniva dato del visionario a chi provava a svelare la verità sulle ormai accertate falsità e veniva anche chiusa la bocca con ricatti e minacce a chiunque, mettesse in pericolo il sistema di fanatismo e di dispotismo legato all’abnorme culto della personalità verso il fondatore. Come è accaduto per Marcial Marciel, (ripetiamo, che l’analogia vale solo per questo specifico aspetto indicato e non per altri) così è accaduto per Manelli. E come per Marcial tutta la sua azione riprovevole non poteva sopravvivere se non ci fossero state numerose e prolungate complicità e acquiescenze, nonché colpevoli collaboratori, così  è accaduto – per i suoi specifici e differenti difetti – anche per Manelli.
FALSO  CARISMATISMO. Il falso carismatismo è un errato atteggiamento di fondo che consiste, essenzialmente, nello scambiare le proprie sensazioni, emozioni psicologiche o idee personali e private,  con l’azione del “divino”: la persona pensa che ciò che prova emotivamente oppure ciò che pensa, o ciò che dice in qualsiasi momento, sia sempre grazie all’azione dello Spirito Santo in lui, divinizzando e assolutizzando così le proprie sensazioni soggettive. Questi cosiddetti “santoni” o pseudo-carismatici, danno origine a forme di psicosette, a culti parasettari, oppure, dentro la chiesa, a strutture che se non sono proprio delle sette, possono presentare singoli aspetti settari, nel senso che non si possono escludere a priori influenze settarie anche in gruppi cattolici: chi ha la grazia di uscire da questi tunnel ha bisogno di corsi di “deprogrammazione” della mente dai danni provocati da queste tecniche e condizionamenti ossessivi che limitano l’autonomia decisionale.  Il nostro lavoro, precisiamo, si offre innanzitutto come una griglia di discernimento per orientarsi nella ormai diffusa giungla dei santoni  e delle santone da cui è appestato, purtroppo, il campo odierno della Chiesa.
DIFFERENZA  TRA  “SANTONE”  E  SANTO. Tutti noi conosciamo bene il vero identikit del santo. È conveniente, allora, fare luce sul “santone”,   anticristo e lupo travestito da agnello. Il santone è un falso profeta, un falso carismatico che induce idolatria col culto della sua personalità, diventa lui l’oggetto della fede, non Gesù. Egli sfrutta le persone solo per la propria autoesaltazione, agisce attraverso il plagio e la suggestione ipnotica indotta anche attraverso il fanatismo riducendo le persone a semplici “marionette”: invece della fede spaccia chilogrammi di superstizione! I santoni producono settarismo, fariseismo, fondamentalismo, ecc. I “santoni” manipolano le persone a seconda dei propri bisogni o interessi, anche pseudo spirituali: false vocazioni, vocazioni vere che vengono rovinate, persone spinte a vivere solo per loro, a dare incenso “a tripla mandata” alla loro presunzione e alla loro vanità; la religione viene usata per assicurarsi soldi, privilegi, case, vita comoda, e a volte anche sesso, ecc.  Utilizzano sempre o quasi sempre minacce, imbrogli, autoritarismo. Si crea attorno a loro sempre una sétta o qualcosa che assomiglia ad una sétta. Le persone da loro plagiate credono di salvarsi grazie al santone, o grazie all’Istituto, o grazie al gruppo, o grazie al movimento e pensano che uscendo o allontanandosi da questi, vanno all’inferno. I santoni sono, tutti, dei falsi pastori abusivi e clandestini, dei “pastori idolo”, dei falsi “pastori stolti”, dei falsi “pastori insensati” che usurpano e scimmiottano il ruolo e il posto dei veri pastori. Nel libro del profeta Zaccaria si descrive l’identikit del “pastore idolo”: “un mercante (un “mercenario” – Gv 10, 12-13) /…/ un pastore insensato /…/ che non ha cura delle pecore che si perdono, non cerca le disperse, non cura le malate, non nutre le affamate; mangia invece le carni delle più grasse e strappa loro perfino le unghie. Guai al pastore stolto che abbandona il gregge” (Zc 11, 7-17). Di questi falsi profeti, di questi menzogneri carismatici, di questi ridicoli santoni, il Signore dice: “Io non li ho inviati /…/ io non ho parlato loro /…/ predicono in mio nome menzogne /…/ profetizzano gli inganni del loro cuore /…/ essi traviano il mio popolo con menzogne e millanterie. Io non li ho inviati né ho dato loro alcun ordine” (Ger 23, 21.25-26.32). “Con inganno parlano come profeti a voi in mio nome; io non li ho inviati.  /…/ vi predicono menzogne in mio nome” (Ger 29, 9.21). “Cercano i loro interessi, non quelli di Gesù Cristo” (Fil 2,21). “Pascono se stessi” (Ez 34,2).  Di questi “parassiti  ecclesiali” è detto che: “Profetizzano secondo i propri desideri. /…/ Guai ai profeti stolti. /…/ Come sciacalli tra le macerie, tali sono questi (falsi) profeti. /…/ Hanno avuto visioni false, vaticini menzogneri /…/ mentre il Signore non li ha inviati /…/ e preannunziano vaticini bugiardi. /…/ La mia mano, dice il Signore, sarà sopra i (falsi) profeti delle false visioni e dei vaticini bugiardi; non avranno parte nell’assemblea del mio popolo, non saranno scritti nel libro d’Israele” (Ez 13, 2-4.6-7.9). Sul tema dei falsi profeti, falsi cristi e falsi apostoli cfr. Mt 7,15-21-23; 24, 23-25; 2 Cor 11, 2-5.13-15; 2 Pt 2,1-3; 1 Gv 2,19; 4,1. Un prova concreta e dolorosa del danno prodotto da Manelli col suo falso carismatismo è (come emerge anche dai quasi 300 giovani – ragazzi e ragazze – usciti dall’Istituto dopo che era stato loro assicurato che avevano solo la vocazione per quell’Istituto) il gran numero di cosiddette vocazioni che hanno scoperto di non essere fatti per quell’Istituto.  Sono infatti tanti quelli che escono dal questo istituto e cambiano la vocazione che lui aveva garantito e individuato: o sposandosi (sia suore che frati; in qualche caso anche suore con frati!), o diventando solo preti diocesani (frati). Qualcuno, dopo esser uscito ha anche abbandonato la pratica religiosa, almeno temporaneamente. La nostra convinzione è che un buon numero di coloro che sono nell’Istituto (a cui Manelli aveva assicurato con certezza la loro vocazione per il suo Istituto) o non hanno proprio la vocazione religiosa (infatti tanti escono e si sposano anche dopo tanti anni di vita religiosa!) oppure hanno la vocazione religiosa ma non quella dell’Istituto di Manelli, ma per altre realtà della Chiesa: in questo caso Manelli intercetterebbe  e stravolgerebbe entrambe. .
CONTROLLO  ASSOLUTO.  Il sacerdote Michael Roos ha pubblicato nel 1998, un libro dal titolo “Flucht von der Teufelsinsel” (La fuga dall’isola del diavolo), dove tratta della DIPENDENZA RELIGIOSA IN ALCUNI GRUPPI ”. /…/Giovani donne vengono mandate in convento senza avere una vera vocazione. /…/ Una caratteristica delle sétte è un’obbedienza incondizionata. Secondo la dottrina cattolica c’è invece solo un’obbedienza responsabile. /…/ L’obbedienza da mezzo diventa fine: bisogna obbedire per obbedire; qualsiasi cosa chiede il superiore bisogna obbedire altrimenti si ..pecca! In questo modo il superiore viene identificato con Dio stesso, e la disobbedienza al superiore è disobbedienza a Dio. Anche se il superiore chiede cose che non può chiedere, bisogna obbedire lo stesso. L’obbedienza cieca riduce le persone a marionette. /…/ Il controllo assoluto e asfissiante c’è quando si determina ogni aspetto e momento della vita dei religiosi, controllandone pensieri, parole e ogni azione. Tutte le persone intervistate hanno riferito di questo controllo assoluto o quasi assoluto che i superiori di questo Istituto esercitano, in vari modi, sui loro subalterni. Quando inoltre si aprono le lettere, si ascoltano le telefonate e un colloquio da soli non è mai possibile allora è evidente che c’è un controllo settario” (cfr. www.sekten-jugend-kirche.de/Roosital.htm).

QUARTA  PARTE

PUNTI   DI  VERIFICA  IMPORTANTI

1) In modo difforme dal diritto canonico Manelli sembra essere – di fatto –  il superiore generale effettivo anche dell’Istituto delle suore e a dirigerlo con una presenza costante e inequivocabile. .
2) Adorazione del fondatore e nepotismo dello stesso. Manelli sembra essersi Costruito su misura, un istituto “ad personam”. È ricorrente nei suoi critici il rilievo che egli egli esercita un arbitrio assoluto, “taglia e cuce” ciò che vuole, quando  vuole  e come vuole, di fatto si comporterebbe come un vero despota, come un padre-padrone. Il culto abnorme della sua personalità e l’assoluto potere arbitrario che esercita sono radicati nel “pregiudizio pentecostale”. Se non viene asportato “chirurgicamente” questo “pregiudizio pentecostale” non ci sarà sanazione in radice del male. Questa mentalità superstiziosa ha infettato tutto l’istituto e – di fatto – costituisce il DNA del’istituto.  L’istituto è strutturato su questo “pregiudizio pentecostale”.  Se non si elimina questa superstiziosa mentalità pentecostale, anche se si toglie Manelli, sono pronti altri 10 oppure 100 “manelli” a prendere il suo posto. Bisogna tagliare, dunque, tutti i fili di un fanatismo che pare essere diventato uno stile di vita. Inoltre nessuno commette mai abusi da solo e soprattutto senza che chi ha visto, sentito o collaborato, non sia stato suo complice e quindi è impossibile non ritenere che Manelli, in questo Istituto, abbia ricevuto e riceva una gigantesca e ostinata collaborazione e complicità da parte almeno dei suoi sottoposti fanatizzati, sia collaborando direttamente alle sue geometrie, sia insabbiando fatti incresciosi di vario tipo ed esasperazioni. Infine c’è da chiedersi e da verificare questo interrogativo:  il tipo di obbedienza squilibrata e dannosa (una severità esasperata)  e la condizione costante di plagio psicologico e di fanatismo-esaltazione intorno al  fondatore, inclina oppure no i religiosi ad uno stato di distonia mentale?  La gestione  dispotica di Manelli dell’Istituto va ben oltre e al di là di quanto previsto per la virtù e il voto dell’obbedienza.  Qui si tratta di una gestione autoritaria. 3) Fariseismo. Elitismo. 4) Fondamentalismo
5) Sembra che un fiume di soldi gira nell’Istituto, senza che ci sia un adeguato, trasparente e qualificato rendiconto e senza che nessuno, tranne Manelli e pochi suoi “intimi” sappiamo come sono utilizzati e dove vanno a finire! Questo è un aspetto sembra molto criptato dell’Istituto su cui è importantissimo fare luce. Ci sembra che su questo aspetto ci sia già una doverosa ed approfondita indagine.
6) Terrorismo psicologico.  Abbiamo già visto che questo aspetto è tabellato anche nella lettera del Commissario. Un aspetto che chiunque è uscito dall’Istituto, nella gran maggioranza, riferisce è che quando Manelli dice ad un ragazzo o ad una ragazza che la sua vocazione è di farsi suora o frate ovviamente nel loro istituto, se la ragazza o il ragazzo non obbedisce viene, nella quasi totalità dei casi, minacciato che andrà all’inferno. A coloro che fanno già parte dell’Istituto se chiedono di uscirne, viene detto che se escono, andranno all’inferno(se suora) che potrà diventare anche una prostituta, comunque che certamente si perderanno, ecc.  Emerge  chiaramente questa tecnica: “Se non entri nel nostro convento, (o se esci) andrai all’inferno”. Questa tecnica non corretta è riferita da tutte le persone interpellate ed è un fatto ampiamente risaputo. Per cui è evidente che ci saranno un buon numero di frati e/o suore che non hanno nessuna vocazione religiosa ma sono dentro solo perché terrorizzati, oppure hanno vocazione religiosa, ma non quella dell’Istituto di Manelli! Questa situazione è molto grave e qui, le autorità vaticane devono porre provvedimenti urgenti e radicali. Inoltre lo stile di obbedienza che si pratica in questo Istituto ricorre con frequenza e con facilità a minacce, forti sgridate, ricatti, gravi punizioni, ecc. Insomma una stramba religiosità che ha tutte le caratteristiche, anche qui,  più di una realtà settaria che non di una impostazione di vita corretta. È frequente la paura di essere spediti da un giorno all’altrocome un pacco postale,  nelle nazioni più lontane e povere, se non ci si sottomette alle imposizioni dei superiori. È  notorio che, numericamente, la maggior parte dei frati e delle suore sono quelli ……..usciti dall’Istituto. Bisogna chiedersi ma anche verificare con precisione: come mai escono dall’Istituto tanti frati e suore che sono stati molto intimi di Padre Manelli, che cioè hanno condiviso il fanatismo e l’esasperazione fino ad alti gradi? Come mai questi numerosi ex “complici” di Padre Stefano Manelli quando lasciano l’Istituto temono di parlare? Forse per paura di ritorsioni?  Quali? QUALI SEGRETI HANNO IN COMUNE? Cosa temono e perché coloro che hanno vissuto e lavorato per lui o con lui?
7) Atmosfera di forte soggezione psicologica.  a) “Quasi  tutto  sarebbe peccato”. B) Non bisogna mai parlare tra frati o tra suore. Per parlare con un’altra suora, anche dentro l’Istituto, bisogna chiedere il permesso alla Superiora. Bisogna chiedere il permesso per andare nella cella di una suora e spiegare prima perché uno ci deve andare. C) In mezzo ai frati e alle suore c’è sempre un referente dei superiori, quella che noi, poveri mortali, prevenuti chiameremmo una “spia”! D) Si respira un clima di terrore, di paura di parlare: bisogna pensare e parlare solo esattamente come i superiori. l’Istituto è come una grande gabbia, come una struttura cioè isolante ed escludente.
8)  Calunnia  sistematica  e diffamazione. Ci sono dati certi e numerosissime testimonianza che si screditano e si calunniano gli appartenenti ad altri gruppi, istituti, movimenti, o sacerdoti e religiosi che non condividono pienamente il modo di fare del gruppo. Chiunque dentro o fuori l’Istituto mette in discussione, critica o conosce i molteplici “panni sporchi” dell’organizzazione, viene sottoposto ad una calcolata e programmata calunnia sistematica e ad una diffamazione organizzata a tutti i livelli e ovunque, in ogni convento (frati o suore) e fuori dai conventi.  Le madri superiori o i frati superiori mandano e-mail o fanno telefonate ad altri superiori per avvertire che questo o quel sacerdote, o vescovo, o persona è un nemico, oppure che è pericolosa, che va tenuta lontana, che non bisogna parlare con lei ed evitare anche di avvicinarsi. Sempre viene comandato di togliere la stima e di infangare questa persona “presunta” nemica o pericolosa. È coltivata e promossa, in misura oltre il limite del tollerabile, quindila cultura del nemico e del disprezzo. Persino durante la ricreazione spesso si parla male e si infangano preti, vescovi e quanti altri hanno osato mettere in discussione l’Istituto ma soprattutto se si parla male del fondatore Manelli. Quando si tratta di coloro che criticano Manelli, la calunnia e la diffamazione verso di loro giunge alla cattiveria e alla persecuzione più ostinata e questo anche dopo molti anni. Molti attestano che Manelli elimina, con qualsiasi metodo, chiunque lo ostacola. Adesso sembra che Manelli abbia dato prima l’ordine di calunniare i cinque frati-preti che hanno fatto l’esposto alla Congregazione dei Religiosi, poi di calunniare il Visitatore apostolico, poi il Commissario, poi la Visitatrice della suore e poi di altri ancora (il Card. Aviz, Mons. Carballo, la Santa Sede, ecc.).
9) Il 10 dicembre 2007 il quotidiano La Stampa di Torino, a p. 11, col titolo “I  GURU NASCOSTI IN CHIESA”, pubblica il resoconto di un’inchiesta e in alto mette in evidenza una delle brutture evidenziate: “Confessioni tradite”.  Sonousate per acquisire informazioni riservate che servono a ricattare chi ha commesso qualche errore”. Nel corpo dell’articolo (colonna 2-3) è riportata questa testimonianza. “Dino Potenza, presidente di Tutor, la onlus di volontariato anti-plagio dell’associazione cattolica «Libera» afferma: fondamentale come mezzo di controllo è la confessione, travisata rispetto al suo significato di sacramento. È evidente, data la delicatezza del fenomeno, che solo la Santa Sede, nel modo che a lei compete, può verificare se, a partire da quanto indicato nell’articolo, anche qui ci fosse qualcosa che non va oppure è “tutto  a posto”. È chiaro che l’articolo del quotidiano la Stampa si riferiva direttamente ed esplicitamente solo alle realtà citate dentro quell’articolo. Ma il giornalista riferisce che si tratta di un abuso che sarebbe comune e diffuso in tutte le realtà a sfondo settario. Non sarebbe male, allora, innanzitutto una collaborazione tra i vari dicasteri e congregazioni romane, scambiandosi informazioni utili sulle caratteristiche e gli abusi delle realtà ecclesiali già corrette o già disciolte dalla Santa Sede e, contemporaneamente, per prudenza, monitorare bene e sempre questo aspetto importante, in tutte le indagini esperite dalla Santa Sede su tutte le realtà ecclesiali.
10)  Istituto delle Suore. Un gran numero di testimonianze concordano nel fatto che nel ramo femminile, è concentrato la maggiore e la migliore complicità (le “colonnelle”!), oltre che il maggior livello di fanatismo, di settarismo e anche di dispotismo. È urgente e necessario, dunque, il commissariamento dell’Istituto delle suore.
12) Disciplina  ferrea e  polverizzazione dell’identità. Nell’Istituto  vige un capillare e ferreo controllo dispotico di tutti, che si serve anche della delazione come prassi sistematica. I ragazzi e le ragazze sono molto mortificati a volte in modo esasperato. C’è una costrizione puntigliosa e anche puerile. Ci sono poi obbedienze  infantili:  “posso lavarmi?”. “Posso non mangiare questo?”, ecc. I cosiddetti “superiori” agirebbero in modo da schiacciare le personalità, annullare la volontà e la capacità critica di pensare,  per tenerle legate a loro. Così accade che, spesso, in seguito non possono o non hanno più la determinazione e la forza di uscire. In pratica dentro la vita religiosa vivono in una specie  di clima di oppressione. Se escono fuori avranno bisogno di molto tempo per recuperare la normalità e portano con sé, inevitabilmente, i diversi danni psicologi provocati da uno stile traumatizzante.
13) Esclusione totale di tutte le persone uscite dall’istituto. Quando un frate o una suora esce dall’istituto, viene fatta terra bruciata intorno a lui, gli si dà la “morte esistenziale”: c’è un isolamento ed un’esclusione totale di quella persona da ogni contatto con frati e suore dell’istituto. È vietato ogni tipo di contatto con quella persona uscita dall’istituto, anche casuale. Anche qui non possiamo fare a meno di notare che questo comportamento assomiglia molto a quello usato nelle sétte o comunque in alcune sette (cfr. T.d.G., Scientology, ecc.).  I manelliani, sembra che abbiano una grande considerazione e stima del sacerdozio cattolico, ma solo innanzitutto dei sacerdoti del loro Istituto! Appena un sacerdote rivolge una critica o a Manelli o a qualche aspetto della vita dell’Istituto viene calunniato, lo si infanga e se ne parla male e si insegna a parlare male di lui in tutto l’Istituto. Inoltre questo avviene anche con un sacerdote dello stesso Istituto se questo è critico verso Manelli o verso l’Istituto. I cinque sacerdoti che hanno presentato legittimo e canonico esposto alla Congregazione dei Religiosi, sono considerati, con linguaggio sprezzante e falso, “nemici” e “traditori”, pur essendo stati i primi e principali collaboratori di Manelli sin dalle origine dell’Istituto.
14) Il problema della segregazione. I giovani, di fatto, vengono sequestrati da tutto e da tutti, ma soprattuttosegregati dentro l’istituto, separati con forza da parenti, amici e anche da valide guide spirituali precedenti e contemporaneamente fanatizzati al culto della personalità di Manelli, all’esaltazione dell’Istituto e della sua esclusività, e a vivere di autoreferenzialità dell’Istituto. È indubbio che questa vita innaturale e falsificata in alcuni, se non di più, può indurre problemi psicologici, più o meno estesi e il ricorso a qualche supporto psicologico quando escono. Persino su un blog notoriamente schierato a testa bassa per Manelli e il tradizionalismo, non hanno potuto fare a meno di pubblicare la testimonianza di un lettore che così riferiva: “Quante sono le suore e i frati che sono usciti da quel convento con gravi problemi psichiatrici causati dai continui maltrattamenti psicologici degli stessi superiori. Perchè inoltre tutti i nipoti di Manelli occupano una carica importante e nessuno di questi viene impiegato a fare lavori umili?” (cfr. Messainlatino.it, commento del 30 luglio 2013 15:22). Superiori di altri Istituti che hanno avuto frati o suore uscite da Manelli, hanno dovuto constatare spesso in loro problemini psichici che hanno determinato l’incapacità a  continuare nel nuovo Istituto. Altri, ma pochi, si sono invece ben inseriti. Ce ne sono altri poi che, quando escono, mostrano almeno temporaneamente un rigetto per la S. Messa, la preghiera, il contatto con i sacerdoti, ecc. Coloro invece che hanno rifiutato, dentro di sé, nettamente, la “cura Manelli”, quando sono usciti o hanno fondato altri Istituti religiosi, o hanno proseguito il loro cammino spirituale senza problemi. Una grossa colpa del fatto che questo meccanismo di fanatismo e di distorsione continua a riciclarsi, è di coloro che stanno dentro l’istituto e non hanno il coraggio di porsi di fronte alle sue gravi carenze e di denunciarle apertamente.
14)  Non tutelato il diritto alla salute e alle cure mediche? Qualche problema è sollevato in merito ad alcune mancanze di assistenza medica in quanto, in questo Istituto,  risulta che ogni volta che c’è un disturbo fisico o sono accusati dei malori viene ripetuto sempre lo stesso mantra:  1) “È un fatto di testa”. Ed anche: “È contro la povertà  prendere medicinali”.
15) Abusi con il quarto  voto  mariano?  Bellissimo il voto mariano nell’insegnamento di S. Kolbe, meno bella l’applicazione che se ne farebbe in questo Istituto: gente che è  partita per i confini del mondo nell’arco di una giornata, gente spedita in clausura senza averne vocazione, gente anche mandata via dall’Istituto senza motivazioni serie o gravi, ecc. Il problema però – ripetiamo – non è il quarto voto in sé, ma l’uso esasperato e abusivo che, Manelli ne avrebbe fatto.
16) Libri segreti. Il fondamento di tutto questo stile di vita dell’Istituto sarebbe contenuto in due scritti (rigorosamente solo interni) che vengono dati solo ai frati e alle suore e non devono essere fatti leggere  a  nessuno: A)  Libro  della  santificazione (testo personale).  È qui che c’è scritto, tra l’altro, che “la voce del superiore è la voce di Dio”. “La Superiora (delle suore) è l’Immacolata”. “I Francescani dell’Immacolata sono gli Apostoli degli Ultimi Tempi”.  B)  Usi  e tradizioni (una specie di galateo  …. dell’Immacolata) qui sono registrate una serie di rigide disposizioni  che ingessano la comunità. Secondo molti fin quando non verranno modificate almeno alcune storture contenute in questi due libri, l’Istituto non può migliorare.