sabato 20 dicembre 2014

MANELLIANI – 4 DE MATTEI E IL FALSO VENTO DA PECHINO

MANELLIANI  –  4

DE MATTEI  E  IL  FALSO  VENTO  DA  PECHINO


Questo intervento è stato pubblicato sul sito Pellegrini nella verità (Croce-via) (cfr. http://pellegrininellaverita.wordpress.com/2014/06/05/de-mattei-e-il-falso-vento-da-pechino/Lo riproponiamo con qualche piccolo nostro aggiornamento, perché riteniamo che, permane il valore del nucleo essenziale delle sue affermazioni di base.
 “Puntuale come un orologio svizzero, sul foglietto on line, “Corrispondenza romana”, 28/05/2014 (http://www.corrispondenzaromana.it/il-vento-di-pechino-soffia-sulle-francescane-dellimmacolata/) Roberto De Mattei pubblica l’ennesima arbitraria ed evanescente denigrazione di un Visitatore apostolico nominato dalla Santa Sede, Suor Fernanda Barbiero. Il foglietto pontifica e spara giudizi e sentenze che né gli competono, né scaturiscono da una autorità legittima e competente. In prima battuta, inizia insinuando che la nomina della Barbiero è “paragonabile a quella della medicina somministrata ad un paziente sano, non se ne capisce il motivo”. In pratica così ci si sostituisce illecitamente alla Congregazione di Religiosi: né De Mattei, il direttore, né Faverzani, l’articolista hanno alcun titolo magisteriale, sono solo dei semplici laici senza alcuna nomima pontificia, di nessun tipo ma soprattutto in quel testo si fa del proprio giudizio soggettivo (non informato sui veri fatti) l’unico criterio di giudizio per valutare se il provvedimento è appropriato o meno. Non sono certamente questi due che devono capire o non capire il provvedimento, né la Santa Sede è tenuta ad informare loro in merito al suo lavoro, né deve chiedere il permesso a loro per agire! Inoltre neanche Suor Barbiero ha iniziato a lavorare e loro già addirittura cominciano ad insultarla. In seconda battuta, l’articolo cerca di squalificare e di far apparire come incompetente la Visitatrice. Ma lo fa gettandosi, come suole dirsi, la “zappa sui piedi”  andando a tagliare e cucire in modo non onesto (collegandolo addirittura a temi inqualificabili) un semplice richiamo, fatto dalla suora, solo su un aspetto,  molto circoscritto, della Conferenza di Pechino del 1995  richiamo che è da lei inserito solo dentro il suo discorso di valorizzazione della vita consacrata femminile e solo in questa prospettiva è citato.

Anche un modesto giornalista leggendo il testo originale [cfr. (doc) 1 – Diocesi di Sant’Angelo dei Lombardi – Conza(ma è stato letto dall’articolista?) si sarebbe subito accorto che la conferenza parla soltanto di vita religiosa (ne parla 27 volte in poco meno di 7 pagine), parla della crisi della vita religiosa, del danno ad essa arrecata dall’individualismo, dall’impegno ideologico, dalla mentalità egualitaria e sindacalistica, dal tentativo di alcuni di crearsi una comunità alternativa. La conferenza è tutta giocata su una ripresa della dimensione spirituale e sull’incidenza cha la questione femminile ha (o può avere) sulla vita consacrata femminile. Parte dal fatto che un maggiore riconoscimento della missione della donna può anche aiutare la vita consacrata femminile, non stravolgendola o indirizzandola altrove, ma solo ad avere maggior consapevolezza del proprio ruolo e solo ad accrescere la propria dedizione alla causa del regno di Dio (non del regno delle donne!). Constata che tra donne laiche e religiose c’è, oggi, più comprensione, sostegno e iniziative. Tutta la conferenza è giocata sulla sottolineatura dell’identità femminile delle religiose, non per cambiare esse ruolo nella Chiesa (o alla Chiesa!), ma per far crescere la testimonianza della vita consacrata femminile. Non chiede forse il Papa più spazio legittimo per la donna nella Chiesa? Non era stato già Giovanni Paolo II a parlare dell’importanza e del valore, nella chiesa e non solo nella Chiesa, del “genio femminile”? Suor Barberio ha collaborato a Roma con l’Ufficio Famiglia della Conferenza Episcopale Italiana. È autrice del libro “La verginità consacrata e i valori della femminilità nella Mulieris Dignitatem”, in cui si inserisce nella prospettiva e nei binari indicati da San  Giovanni Paolo II in quella sua Lettera Apostolica del 1988. Il semplice, per altro periferico, richiamo alla Conferenza di Pechino riguarda solo ed esclusivamente lo slancio dato alla chiusura della trattazione separata dei temi delle donne e quindi al loro inserimento – lì si parlava solo di donne laiche – nel sociale, nella politica, ecc.  La svolta, a cui si riferiva, riguarda solo ed esclusivamente questo aspetto. Basta. Poi Suor Fernanda termina parlando della cultura della vita e rifiuta il relativismo che imperversa nel nostro tempo.

Che c’entra allora Suor Fernanda con le aberrazioni della Conferenza di Pechino su l’aborto, l’ideologia gender, l’omosessualità, la contraccezione? Che c’entra Suor Fernanda con tutta questa paccottiglia? Come si fa ad essere così scorretti? Cosa c’entrano col suo discorso equilibrato e preoccupato solo di far crescere la vita religiosa femminile?L’articolo pubblicato dal foglietto di De Mattei è realmente disonesto perché falsifica le reali affermazioni di Suor Fernanda  Per meglio evidenziare al direttore (che è sempre il responsabile della pubblicazione di ogni scritto) la sua scorrettezza giornalistica usiamo il metodo strampalato usato dal suo articolista, applicandolo però a lui stesso, ad un articolo del direttore così, forse, percepirà meglio la dannosità di quanto è stato operato. Roberto De Mattei ha scritto addirittura un intero articolo (non quindi un semplice  richiamo) dal titolo “l’Action  Française e la Controrivoluzione” (http://davidbotti.tripod.com/actionfrancaise.htm) in cui rivolge un vero omaggio all’Action Français, a Joseph De Maistre, a Charles Maurras e invita a prendere come guida per una riproposta della tematica controrivoluzionaria Plinio Correa De Oliveira.
Ora o si ammette per tutti la possibilità di citazioni settoriali di autori o conferenze o libri, senza per questo sposare in toto il pensiero degli autori, delle conferenze o dei libri citati, oppure, si ammette che anche una citazione parziale implicherebbe l’adesione piena a tutto il pensiero di un autore, di un conferenza o di un libro. O è possibile, cioè, 1) citare solo segmenti o pezzettini del pensiero di un autore senza condividere tutto il resto, inserendo questi pezzettini in un proprio discorso specifico anche in una prospettiva diversa e più ampia, e al servizio della propria argomentazione, assorbendo quella sola e specifica citazione, oppure una sola particolare azione scaturita dalla sua azione, dentro un proprio orizzonte più vasto e preciso, a volte anche antagonista;  2) oppure questo non è possibile per nessuno e citando un autore o una conferenza o un libro si sarebbe costretti a condividerli in toto!  Se fosse vera solo la seconda opzione De Mattei avrebbe condiviso in toto tutto il pensiero e le azioni (anche riprovevoli) delle persone o delle associazioni che ha citato nel suo articolo. A) Joseph De Maistre entrò a pieno titolo nella massoneria [cfr. Ignazio Cantoni, Cristianità n. 367 (2013)] se fosse vera la seconda opzione e col metodo utilizzato dall’articolista, bisognerebbe dedurne che anche De Mattei o è iscritto alla massoneria o è ad essa collegato o comunque ne è un fiancheggiatore. B)Charles Maurras (l’articolo è un omaggio a lui nel XX° anniversario della morte), fu direttore di un giornale nazionalista, monarchico e antisemita. Sottolineò la parentela tra un buon numero dei suoi ideali e quelli del fascismo e apprezzava particolarmente la simbiosi tra i suoi epigoni italiani e il partito nazionale fascista (cfr. Action Française, 18 luglio 1923). Maurras sostenne il regime di Vichy e del maresciallo Pétain. Nel 1944 Maurras venne arrestato e condannato all’ergastolo per aver appoggiato Pétain, benché non avesse collaborato personalmente con i nazisti. Sarà graziato nel 1952 quando, dopo poco, morì. Se fosse vera la seconda opzione e col metodo utilizzato dall’articolista, bisognerebbe dedurne che De Mattei condivide l’inclinazione al fascismo di Maurras. C) L’Action Français, come movimento politico fu vicino a quello dei fascismi europei. Già nel 1913 San Pio X riprovava nel movimento la subordinazione della religione alla politica e al nazionalismo, mentre opere palesemente agnostiche di Maurras erano già state messe all’indice.  La condanna arriverà il 29/12/1926 da parte di Papa Pio XI: i libri di Maurras e il Journal furono messi all’Indice per decreto del Sant’Uffizio. L’8 marzo 1927 agli iscritti dell’Action française venne vietata la partecipazione ai sacramenti. Papa Pio XII tolse la condanna nel 1939. Il  movimento ha tolto oggi l’antisemitismo e la xenofobia. Nel dopoguerra il movimento registrò un cedimento delle posizioni controrivoluzionarie e Maurras divenne il capo indiscusso della destra. Se fosse vera la seconda opzione e col metodo utilizzato dall’articolista, bisognerebbe dedurne che De Mattei, nonostante indichi le differenze tra Controrivoluzione e Action Françcais, condivide molti suoi elementi. 4)  Plinio Correa De Oliveira è il fondatore della TFP (Tradizione, Famiglia e Proprietà), movimento di origine brasiliana che non ha l’approvazione della Chiesa. Durante la 23^ Assemblea plenaria dei Vescovi brasiliani, ad Itaici, il 18 aprile 1985, la Conferenza Episcopale Brasiliana dichiarò ufficialmente che per il suo carattere esoterico (= dottrina segreta,  nascosta, riservata solo agli affiliati, differente e opposta alla dottrina pubblica della Chiesa Cattolica) il suo fanatismo religioso, il culto riservato alla personalità del suo fondatore e alla madre di quest’ultimo,  per  l’uso abusivo del nome di Maria SS.”, il movimento non è in comunione con la Chiesa e non può assolutamente ottenere l’approvazione della Chiesa; indicando, infine, ai cattolici di non affiliarsi alla suddetta società né a collaborare con essa. (cfr. Osservatore Romano, ed. spagnola, del 07.07.1985, p. 12, n. 408; ed. settimanale in lingua spagnola; citato in C. BECCAR VARELA, “Si un ciego guia a otro ciego…” – Análisis de la Familia de Almas de la TFP desde el punto de vista del Derecho Canónico, Buenos Aires, 1993, pag. 80). Se fosse vera la seconda opzione e col metodo utilizzato dall’articolista, bisognerebbe dedurne che De Mattei condivide questi aspetti condannati dalla Chiesa. Questo metodo è sbagliato? Certamente. Ma se non può e non va usato per De Mattei, allora non può e non va usato neanche da lui per Suor Fernanda. Tertio non datur. Altrimenti De Mattei filtra il moscerino e ingoia il cammello! In terza battuta, sempre in Corrispondenza romana del 21 maggio 2012, De Mattei descriveva “suor Fernanda Barbiero, dell’Istituto Suore Maestre S. Dorotea, una religiosa “adulta” e aggiornata, di tendenza moderatamente femminista, fautrice, con qualche anno di ritardo, dell’“umanesimo integrale” maritainiano” (cfr. articolo “Salus animarum suprema lex?”)Oggi invece, a distanza di soli sette giorni (Corrispondenza romana, n. 1343 del 28 maggio 2014) – in contraddizione con se stesso – viene attribuita, dal suo articolista, a Suor Fernanda una presunta “terminologia da veterofemminismo sessantottino”. È plausibile, pensare che, forse, appena scriverà la sua relazione alla Congregazione, verrà accusata di essere una nuova Rosa Luxemburg o la sorella gemella di Emma  Bonino!  In quarta battuta anche nel caso della citazione dell’Agenzia Adskronos (14-12-1998) si opera un’evidentefaziosità. Bastava leggerla in originale per rilevare subito e chiaramente che l’agenzia Adskronos sintetizza così (e diversamente) l’intervento di Suor Fernanda: “Le suore devono superare la logica delle rivendicazioni femministeper farsi interpreti audaci del bisogno di una società più umana al fine di portare l’annuncio cristiano capace di valorizzare la dignità della persona” (http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1998/12/14/Cronaca/SUORE-TEOLOGA-CHIEDE-RIFORMA-DELLA-VITA-RELIGIOSA_171700.php). In quinta battuta, come mai una reazione così scomposta ed esagerata da parte del foglietto di Roberto De Mattei? Come mai un attacco preventivo così isterico e disperato, oltre che falso? A cosa mira? Non si sta cercando, per caso, solo di mettere le mani avanti? Per evitare che cosa? Il sospetto (ma per ora è solo tale), è forte e ritorna insistente. Sparare così all’impazzata, definendo Suor Fernanda quasi una superfemninista sessantottina, una specie di Emma Bonino travestita da suora, è veramente fuori luogo e sembra motivata dal panico che si scopra, nell’istituto femminile qualcos’altro che deve essere tenuto nascosto. Speriamo di sbagliarci! Staremo a vedere”.
Fatima1960

NOSTRA  AGGIUNTA 

È plausibile, ipotizzare (e forse De Mattei lo teme) che la Visitatrice sicuramente e con franchezza non mancherà di mettere in evidenza il modo in cui le suore (o solo una parte di esse) sono trattate nell’Istituto di Manelli? E quindi non solo l’eventuale ingerenza indebita nella legittima (e sancita dalla Chiesa) autonomia dell’istituto femminile da quello maschile?

 DOTTOR  AZZECCAGARBUGLI


È un avvocato di Lecco, presentato nel Cap. III dei Promessi Sposi. Apparentemente uomo di legge molto erudito che aiutava i Bravi ed era asservito agli interessi di Don Rodrigo a cui trovava spesso delle scappatoie legali, cioè imbrogliava rovesciando la realtà, facendo apparire giuste le ingiustizie e ingiuste le cose giuste! (Cap. V, Promessi Sposi). Fermo restando che noi distinguiamo bene l’insegnante di storia dal pubblicista e solo all’attività del pubblicista ci riferiamo, a noi questa funambolica capacità da giocoliere, da esperto di prestigio, del foglietto di De Mattei di collegare tra loro parole e fatti che non hanno nessun collegamento, ci è sembrata la riedizione delle ottime qualità del dottor Azzeccagarbugli dei Promessi Sposi. Pensiamo che questo modo di agire non sia né ecclesiale, né corretto, né da vero giornalista.