martedì 10 marzo 2015

MANELLIANI 23 – C) ISTITUTO F.I. – SINTESI ABUSI – DIETRO LA FACCIATA — TERZA PARTE

MANELLIANI 23 – C) ISTITUTO F.I.  –  SINTESI  ABUSI  –  DIETRO   LA   FACCIATA   —   TERZA PARTE ——

PREMESSA. Noi amiamo il francescanesimo autentico e la vera linea mariana kolbiana. Oggetto delle nostre denunceNON È IL CARISMA ORIGINARIO (che noi apprezziamo e stimiamo come è scritto nei testi pubblici dell’Istituto), maSOLO LALLONTANAMENTO DAL CARISMA ORIGINARIO a causa delle pesanti deviazioni manelliane, DIETRO LA FACCIATA. Noi riconosciamo i singoli aspetti positivi presenti nell’Istituto (che comunque non sono una invenzione o una creazione manelliana ma derivano tutti dalla Tradizione della Chiesa), ma rifiutiamo l’uso cattivo e distorto che i manelliani hanno fatto di queste cose buone, DIETRO LA FACCIATA. Noi stimiamo il carisma ma combattiamo i “panni sporchi” i fanatismi, i fondamentalismi , le deviazioni, le aberrazioni, il dispotismo dei superiori, ecc. abilmente occultati e promossi, DIETRO LA FACCIATA.  Ciò che è sotto inchiesta non è certo il carisma in sé ma SOLO LE DEVIAZIONI MANELLIANE DAL CARISMACiò che è sotto inchiesta non è la loro forma di vita (così com’è scritta) MASOLO LE  DISTORSIONI MANELLIANE INTRODOTTE NELLA LORO FORMA  DI VITA. Solo  questo è in discussione e solo di questo intendiamo parlare. Oggetto della nostra costante denuncia sono solo i “panni sporchi”,  i soprusi, il culto aberrante della personalità, la superstizione pentecostale del fondatore e il settarismo tutte cose abilmente mascherate DIETRO LA FACCIATA, nei cosiddetti corridoi dei conventi. È solo questa parte negativa  – senza disconoscere gli aspetti positivi – che vogliamo far emergere per CONTRIBUIRE A SANARE TUTTO L’ORGANISMO. Tutto  qui.
DOPPIA FACCIA - 1
1) SEGREGAZIONE – PROBLEMI  PSICOLOGI — Mentre all’esterno affermano di essere contenti della loro scelta e liberi da costrizioni,  DIETRO LA FACCIATA, NEL CONVENTO, i giovani, di fatto, vengono SEQUESTRATI da tutto e da tutti, ma soprattutto SEGREGATI dentro l’istituto, separati con forza da parenti, amici e anche da valide guide spirituali precedenti e sono fanatizzati al culto della personalità di P. Manelli e all’esaltazione dell’Istituto e della sua esclusività(con una mentalità che è simile a quella settaria). È indubbio che questa vita innaturale e falsificata non può non produrre danni psicologici, più o meno estesi! Per questo molti – penso – hanno avuto o avranno bisogno di supporto psicologico (o durante la permanenza in Istituto o comunque quando escono). Persino su un blog notoriamente fanatico dell’Istituto di P. Manelli e del tradizionalismo, non hanno potuto fare a meno di pubblicare la testimonianza di un lettore che così riferiva: “Quante sono le suore e i frati che sono usciti da quel convento con gravi problemi psichiatrici causati dai continui maltrattamenti psicologici degli stessi superiori. Perchè inoltre tutti i nipoti di P. Manelli occupano una carica importante e nessuno di questi viene impiegato a fare lavori umili?” (Messainlatino.it —   commento 30 luglio 2013 15:22).  Risulta da testimonianze allegate che frati e suore usciti dall’Istituto hanno mostrato seri problemi psichici. Superiori di altri Istituti che hanno avuto frati o suore uscite da Manelli, hanno dovuto constatare spesso in loro problemi psichici che hanno determinato l’incapacità a continuare nel nuovo Istituto. Altri, pochi, si sono invece ben inseriti. Ce ne sono altri poi che, quando escono, hanno mostrano anche un rigetto per la S. Messa, la preghiera, il contatto con i sacerdoti, ecc. Coloro invece che hanno rifiutato, dentro di sé, nettamente, la “cura Manelli”, quando sono usciti o hanno fondato altri Istituti religiosi, o hanno proseguito il loro cammino spirituale senza problemi.
 2) POCA  MISSIONARIETÀ –  Nonostante  si sbandiera ai quattro venti  che l’Istituto è contemplativo-attivo, di fatto, lo stile proprio dell’istituto – a causa dell’impostazione P. Manell i- è quasi come la clausura: quasi niente apostolato, se si escludono i frati-preti per il loro ministero e qualche suora. Di fatto quasi NIENTE MISSIONARIETÀ – o comunque ridotta al minimo. Frati e suore stanno quasi SEMPRE CHIUSI DENTRO.
 3)  RICORSO  DEI  CINQUE  FRATI-SACERDOTI — Oggetto dell’esposto alla Congregazione è stato innanzitutto e soprattutto l’abuso di potere, l’autoritarismo, e il dispotismo di P. Manelli, il quale, tra l’altro, ha sempre imposto le sue scelte a tutto l’Istituto senza passare per il Capitolo. Di fatto, in quell’Istituto c’era UN CONSIGLIO DIRETTIVO FANTOCCIO, come ANCHE TUTTI GLI ORGANI DECISIONALI PARTECIPATIVI erano ORGANI  FANTOCCIO. P. Manelli imponeva ordini senza passare per il Capitolo.
 4)  CLIMA  LUTERANO — Il clima nell’Istituto è di continua apprensione psicologica. Mentre all’esterno si presentano sorridenti, DIETRO LA FACCIATA, NEL CONVENTO il frate o la suora ha sempre paura di commettere peccato.  Si realizza, di fatto, una specie di CLIMA LUTERANO, bisogna stare attenti perché qualsiasi cosa è o può essere peccato.Tutto è peccato: arrivi fuori orario? È peccato! In questo modo si costruisce un clima di ansia e di preoccupazione continua. Un aspetto evidente e pubblico di questo è il fatto che frati e suore devono stare sempre con lo sguardo abbassato perché – dicevano – si fa peccato di qua e di là. Sempre c’era il terrore di peccare. C’era un’aria cupa, un’aria di paura e c’era anche il timore continuo di essere incolpati o rimproverati. Sempre, inoltre, il terrore dell’inferno, minacciato in ogni occasione (questa è un’ossessione propria di p. Manelli!). Quando i Frati di p. P. Manelli avevano preso in carico il Santuario dell’Addolorata, a Campocavallo, un giorno andò a confessarsi una ragazza che,ATTERRITA, RIFERÌ – ad una suora ora uscita – CHE LE ERA STATA RIFIUTATA L’ASSOLUZIONE PERCHÉ SI ERA PRESENTATA CON IL ROSSETTO, CHE, COME SI SA, per loro, PORTA DIRITTO ALL’INFERNO. Ci volle tempo per calmarla.
5) CONFESSORI  A  SCATOLA CHIUSA — Nell’Istituto era impedita la possibilità di una guida spirituale esterna:  tutto era a scatola chiusa. Dentro l’istituto le suore erano costrette a confessarsi solo con Padre P. Manelli o Padre Gabriele Pellettieri, mentre tutti sanno che in questo campo bisogna lasciare una giusta e sana libertà di scelta del confessore  Nel Sacramento della Confessione è necessario sempre garantire la libertà di accedere liberamente al confessore scelto dal soggetto. Gli istituti religiosi devono certo offrire un confessore ordinario, ma nessuno può essere costretto a confessarsi solo con un prete specifico scelto solo dall’Istituto.   L’istituto religioso, non può assolutamente dire: “Dovete confessarvi solo con un prete dell’Istituto”! Questo è un gravissimo abuso e una violazione palese dei diritti del fedele. QUESTO ABUSO, DENUNCIATO, È SANZIONABILE. Anche un religioso può uscire e cercare un confessore adeguato per lui. L’abuso indicato è contro il diritto universale della Chiesa. Inoltre, è anche contro la fede stessa: il frutto di una confessione infatti dipende dalla libertà con cui è posto il Sacramento stesso. Senza libertà, non solo non c’è frutto spirituale, ma c’è anche sacrilegio, profanazione del Sacramento stesso (cfr. C.d.C., articolo 630, § 1-2-3-4-5)].
 6) FONDAMENTALISMO  SULLA  POVERTÀ — Solo qualche esempio, perché sono tanti. A) Quando le suore lavano i piatti, mettono il tappo al lavandino per non sprecare acqua, aggiungono il detersivo e iniziano a lavare. Dopo poco, l’acqua nella vaschetta diventa sporca. Anche se qualcuno fa presente che bisogna cambiare l’acqua (perché la povertà non deve essere esercitata contro la pulizia e l’igiene!) esse continuano a lavare i piatti nell’acqua sporca!  B) La biancheria intima non è personale: si mette tutto in lavatrice e poi ad ognuna capita la biancheria che capita! Insomma la biancheria intima è in comune e a rotazione casuale. C) Quando si giunge alla professione  perpetua bisogna dare ogni proprietà personale  all’Istituto.  A coloro che devono fare i voti, si chiede di dare tutti i loro beni all’Istituto (??!!). La povertà era predicata ma poi non vissuta o poco vissuta: soprattutto IL SUPERIORE TENEVA CON SÉ MOLTE COSE.
7)  DELAZIONE  CONTINUA — Mentre all’esterno straparlano di un clima di fraternità abbondante,  DIETRO LA FACCIATA, NEL CONVENTO, viene favorita una continua DELAZIONE sul comportamento di ciascuno.  Se si usciva per fare un servizio, appena si tornava a casa si andavano a riferire alla superiora errori o presunti errori della suora con cui si era usciti, senza neanche attendere di riflettere, ponderare e utilizzare innanzitutto prima i canali normali della correzione fraterna: “se qualcuno ha di che lamentarsi nei riguardi degli altri” (Col 3,13). Appena una suora faceva qualcosa che “sembrava” un pò diversa, invece di parlare prima con lei, come esigerebbe la vera carità cristiana, le suore chiamavano subito le superiori, le quali poi telefonavano per riprendere la suora che sembrava “diversa”.
 8) SETE  DI  GUADAGNO — Mentre all’esterno straparlano di distacco evangelico da tutto, DIETRO LA FACCIATA, NEL CONVENTO, si è infiltrata nell’Istituto già da tempo una abnorme sete di guadagno tipica dei farisei di tutti i tempi. A) C’era nell’Istituto un ingente giro di soldi.  In tutte le cose, anche nell’editoria, non bisogna mai SCAMBIARE IL MEZZO COL FINE E IL FINE COL MEZZO. L’offerta per messalini, uova di pasqua, presepi di cioccolata o quanto altro, non era libera (come è sempre stato e come dovrebbe essere nel contesto che l’Istituto dichiara) ma si fissavano già le cifre da pagare e si esigeva dalle persone i soldi richiesti  (es. messalino € 4;  uova di pasqua  € 8).  Nell’Istituto regnava avidità per i soldi, sia tra i frati che tra le suore. Una volta una signora decise di donare all’Istituto un milione in vecchie lire e P. Manelli addirittura la canzonò dicendole: “Eh, hai fatto la grande offerta”! “Ci sono discriminazioni persino riguardo alla salute: alcune vengono curate, altre no; veniva curata chi portava soldi in convento. P. Manelli accettò di parlare con la mamma di una persona solo perché dava un offerta. Appena venivano dati i soldi, se ne andava dicendo che aveva da fare. STAVANO SEMPRE A CHIEDERE SOLDI. ESISTE UNA VERA E PROPRIA AVIDITÀ DEI SOLDI. All’inizio – molti anni fa – per i libretti di Casa Mariana si chiedeva un’offerta libera, in seguito si chiedeva sempre più insistentemente specificamente 5 € al libretto. Inoltre si blatera tanto di povertà di attrezzature ma mentre a Frigento o in Italia, oppure in qualche luogo prescelto ci sono attrezzature nuove e all’avanguardia, in Africa le suore morivano di fame e, se li avevano, possedevano solo attrezzi mediocri.  In Brasile una casa costa  pochissimo: dove  finiscono i soldi del Brasile e per il Brasile? Raccoglievano un sacco  di soldi, dicevano per le missioni, ma nelle missioni  non si vedeva mai nulla.
 9) CONTROLLO  ASFISSIANTE E  OSSESSIVO —  Mentre all’esterno straparlano di vita meravigliosa e piena di luce da quando sono religiosi, DIETRO LA FACCIATA, NEL CONVENTO, esiste un controllo nevrotico su tutto e tutti e un clima di dittatura interna, con tanto di spie, di terrorismo psicologico e di minacce,   A) Quando i genitori o un visitatore viene a trovare una suora, l’Istituto mette sempre una suora “ascoltatrice” mentre la suora parla con i genitori o il visitatore, ma né i genitori, né il visitatore devono sapere nulla. Questo avviene in tutte le case dell’Istituto. c’era un controllo asfissiante e un continuo clima di indagine di tutti su tutti: ogni persona, di fatto, è sempre indagata”; c’era una costante vigilanza su tutto quello che uno dice oppure fa”. Tutto  era controllato da Manelli e dai suoi colonnelli e tutto è controllato ancora oggi dalle sue “colonnelle”. C’È UNA DITTATURA INTERNA. B) Nell’istituto c’è, ogni volta, una suora addetta a stare addosso alla presunta vocazione – indicata da P. Manell i- e ad agire in modo da “rimbambire” la vittima con chiamate e visite asfissianti, fino a quando non entra in istituto. Un “pressing” disonesto e truffaldino sulle povere malcapitate. C) SEGRETO INTANGIBILE E INFRANGIBILE. Bisognava tenere e conservare bene un assoluto segreto sulle cose, la vita e le abitudini dell’Istituto. Per obbedienza non bisognava dire niente, né a quelli di fuori né a quelli di dentro. Bisognava sempre chiedere tutto prima e chiedere l’autorizzazione: con chi ci si vede, con chi si parla, cosa dire e cosa non dire, ecc. I membri dell’Istituto sono “stregati” da quello che i superiori  dicono: tutto  di loro doveva essere considerato vero al 100 %. D) IN MEZZO AI FRATI E ALLE SUORE C’È SEMPRE UNA SPIA. E) Quando uno decide di uscire dall’Istituto gli piovono addosso, inevitabilmente, le solite  minacce che partono in automatico: “Andrai all’inferno”; “moriranno i tuoi genitori o il tuo fidanzato o qualche tuo parente”; “Finirai per vivere  in una vita di peccato”, ecc.
 10) SUORE PARTICOLARMENTE COMPLICI  DI P. MANELLI. –  Le suore che più esercitano una conduzione dispotica (come P. Manelli), che più  sono coinvolte negativamente negli abusi dell’Istituto e che più sono complici delle deviazioni contestate, sono indicate, dalle testimonianze, più o meno, in queste suore: “1) Suor Maria Francesca 2)  Suor Maria Consiglia, 3) Madre Michela, attuale superiora generale delle suore; 4) Madre Annunziata Orsi (la psicologa); 5) Suor  Cecilia Manelli;  6) Suor Carmela Mussi; 7) Madre Grazia Palma; 8) Suor Cristina Insam;  9) Suor Cristina  Baggio; Suor Crocifissa Rubalado.   L’Istituto delle suore, come risulta dalla testimonianze, è quello nel quale è concentrato più fanatismo e dispotismo su tutti i punti indicati.
11) RAPPORTI  CON I GENITORI — I rapporti con i genitori, tranne quelli che danno soldi o sono benefattori dell’istituto, sono stati improntati ad un distacco sempre più disumano. In tanti non hanno mai condiviso questo voler ridurre i rapporti con i genitori a sole quattro visite all’anno e a sentirli solo una volta al mese. Per non parlare dei rapporti con il resto dei parenti e dei conoscenti.  Poi è arrivata la notizia che se si parla con la sorella nel mese, non si parla poi – nel mese – con la mamma, ecc. e che gli zii possono parlare solo se lo dice la superiora. Ci sono alcune suore che da 20 anni o da tanti anni, non vedono la loro mamma. Tutto è troncato. Ma la cosa più assurda è che l’Istituto impone un distacco esasperato ed eccessivo dalla famiglia di origine di frati e suore, ma poi, in palese contraddizione e  grande faziosità, IMPONE A TUTTI, FRATI E SUORE, DI METTERE INVECE LA FAMIGLIA DI  P. MANELLI AL CENTROdelle sue e delle loro attenzioni! In pratica si svaluta o si annulla la famiglia di origine dei frati e delle suore, per esaltare e glorificare solo la famiglia di P. Manelli! L’attaccamento è consentito in modo smodato e in forma di culto solo alla famiglia  Manelli. Inoltre vengono sfacciatamente favoriti in tutti i modi, i suoi nipoti (frati e suore) al punto che se una sua nipote, ad esempio, non sopporta una suora, quella povera suora, viene fatta allontanare da P. Manelli.
12) PENITENZE PUBBLICHE OBBLIGATE. — Si fanno penitenze pubbliche: se non facevi la penitenza eri etichettata come una rilassata. Eravamo costrette a fare gravi penitenze: io, che sono uscita nel 2010, dopo tre anni ho ancora dei segni sul corpo. All’inizio, quando sono uscita, ho avuto un rigetto. Le penitenze erano comunitarie ed obbligatorie. La sera, dopo la compieta: cilizi – cuoricini con chiodi, disciplina, ecc. c’erano penitenze strane, collettive e imposte.Le suore, ad esempio, venivano costrette a mangiare molto per mortificare la vanità femminile: le suore filippine che fisiologicamente non sono adatte a questo, andavano ogni volta a vomitare! Fanno fare penitenze arbitrarie e, a volte, inventate solo per umiliare.
 13) SUOR  MARIA  CONSIGLIA  — In quanto a mancanze di carità e anche cattiveria, viene riferito da molte testimonianze che Suor  Maria Consiglia  raggiunge punte inaudite, ricorrendo ad angherie ed imposizioni definite assurde.  Ad esempio, è stato riferito, che questa suora, per punizione, faceva (lo fa ancora?) pulire il pavimento strisciando con la lingua, cioè fa leccare la stanza.  Le suore filippine o africane mandate via dall’Istituto, le ha fatte spogliare nei bagni dell’aeroporto per farle andare via senza abito religioso. Questa suora, quando era superiora a Napoli, ad ogni piccolo errore, faceva ricorso a strilli, urla, rimproveri duri e prolungati (alcune suore vomitavano, perché non riuscivano a sopportare questi trattamenti). Purtroppo da molte è indicata come la peggiore  superiora. Come dare torto, allora, alle testimonianze  trasmesse quando – all’unanimità – a proposito delle suore complici degli abusi di Manelli (quelle del punto 11), le definiscono, nelle espressioni più bonarie, delle suore perfide?
 14)  PRATICHE  PAGANE —- P.Stefano Manelli, per evitare che potessero fare a meno di lui fece fare, certamente alle suore, dei voti segreti, voti firmati col sangue, di obbedienza illimitata ai fondatori (lui e P. Pellettieri) Per spiegare questa “novità”, P. Manelli disse loro che si erano create delle “incomprensioni” e che l’allora Abate di Monteccasino aveva chiesto che lui venisse allontanato dalle suore.  IL VOTO VENIVA FATTO COSÌ: veniva punto il polpastrello delle dita – con un ago o uno spillo – e poi con una penna intinta nel sangue si scriveva su un foglio il proprio voto di obbedienza. È veramente aberrante: invece di fare voto a Dio, alla Madonna, si fa voto ad un persona umana e per di più con metodi pagani.
 15)  GRANDE  GIRO  DI  SOLDI —  Mentre all’esterno si presentano come i religiosi sempre poveri,  DIETRO LA FACCIATA, NEL CONVENTO, esiste un giro di soldi e di beni immobili spaventoso e scandaloso.  A) A Castelpetroso (quando era vescovo Mons. Armando Dini che, per varie ragioni, poi li mandò via), c’era un giro di soldi non indifferente. Quando i soldi sparivano o non si trovavano, si diceva “Sono venuti i ladri a rubare!”. Oggettivamente molti  soldi, troppi soldi – sono finite nelle casse del “FATE BENE MANELLI” (invece di “fatebenefratelli”), come sono definite queste casse con ironia da coloro che sono più informati.  Qualche cosa  viene fatto – certo – come attività caritativa – ma sembra che sia più per avere una certa copertura di immagine e comunque giusto il  minimo per creare una facciata rispettabile.  Quando esisteva  ancora Radio Speranza a Palo del Colle (Bari) (radio che insieme  alla casa del prete che dirigeva la radio, fu venduta!) le suore venivano mandate  – per tutto il centro  sud – a chiedere soldi ai benefattori e sempre tornavano con in  mano  milioni delle vecchie  lire, al punto che più di una, in seguito, si rifiutò perché quell’attività sembrava in contrasto col voto di povertà. P. Manelli ricorderà certo l’increscioso episodio legato alla CONTESSA MARGHERITA DEGLI ODDI, la cui ingente e ricca proprietà (palazzi, ville, ma soprattutto LA VILLA NEL CENTRO STORICO DI PERUGIA) furono vendute da Manelli e a nulla valse il tentativo di opporsi da parte dei nipoti della donna. Quando la vendita fu conclusa, P. Manelli l’abbandonò come realtà ormai insignificante.  Ha ragione Frate francescano quando, nella sua “Chiarificazione a gocce, n. 4”, precisa: “Pressoché tutti i beni che l’Istituto ha accumulato inaspettatamente nel corso degli anni, sono perlopiù lasciti che ricchi possidenti o vecchietti con un piede nella fossa hanno fatto a p. Manelli, in cambio di preghiere, assicurazioni del Paradiso, o di consigli spirituali o di presunte “profezie”. Anche per questo Manelli li ha considerati quasi “proprietà privata”. Mettendo insieme tanti  episodi forse sarebbe il caso – visto il CONTESTO  GENERALE DI  CREDULITÀ SUPERSTIZIOSA - anche di indagare su un possibile abuso della credulità popolare. E – magari  solo nel caso però di un  pò di vecchietti/e ormai alla fine – non potrebbe darsi che forse, in qualche caso, ci sia stato anche qualche incapace raggirato?  Ha ragione l’articolo “GENTILEZZA SETTORIALE quando stigmatizza: “La gentilezza settoriale permane una delle caratteristiche di padre Manelli. La sollecitudine nei gesti di cortesia e nei ringraziamenti – per chi lo conosce da almeno un anno – è infatti DIRETTAMENTE PROPORZIONALE AGLI INTERESSI PECUNIARI CHE CREDE RICAVARE DALLA MUNGITURA DEI LAICI  e soprattutto dalle coppie feconde che induce a riprodursi nella speranza di aumentare le fila del suo esercito di futuri fratini e suorine da  allevamento” (https://veritacommissariamentoffi.wordpress.com/2015/01/03/la-gentilezza-settoriale/ – in “La verità sul commissariamento degli F.I., 3/1/2015). In merito ai beni (mobili e immobili) dell’Istituto che hanno cambiato casacca subito dopo il commissariamento, con uno spostamento rapido (atto che l’azione  legale deve precisare se onesto oppure no), essi non sono stati più gestiti da frati e suore, ma la loro gestione è stata – oggettivamente –  trasferita a laici fidatissimi del manelli. In questo senso l’articolo “UN CALCIO AL FORMICAIO (La verità sul commissariamento, 4/1/2015) – in merito ai soldi dell’Istituto che hanno cambiato casacca all’atto del commissariamento – ha parlato degli “imbrogli del manelli che tutto ha consegnato a familiari e laici scambiando l’istituto per la proprietà della sua famiglia (naturale)” (cfr. s://veritacommissariamentoffi.wordpress.com/2015/01/04/un-calcio-al-formicaio/). Come dare torto allora a chi ha fatto presente l’obiezione che, in fondo,  è nella mente di tanti: “E con quale coraggio avrebbero chiesto donazioni per l’ordine e in nome di Dio per poi lasciare i beni, in qualche modo, comunque ad amici personali e forse a parenti? A quale “dio” credono queste persone?”.  B) STRAPARLANO  DI POVERTÀ e poi manelli ha il conto-corrente, e non è il solo! Straparlano di povertà serafica, quando nell’Istituto c’è un giro di soldi scandaloso: all’atto del commissariamento c’erano due milioni di euro come moneta e altri milioni di euro come beni immobili. Straparlano di ultra-povertà francescana quando: “E’ accertato che qualche novizio frate o suora possidente, oltre a soldi, gioielli, auto, offrisse come “biglietto di entrata” persino il suo appartamento di eredità all’Associazione  “Fatebene-manelli” provocando contenziosi con il resto della famiglia. L’insaziabile guru diceva puntualmente: ‘tu’ sei povera, devi farti santa, come San Francesco, Santa Chiara, devi spogliarti di tutto, hai capito? Bisogna aiutare le missioni, gli ospedali Fatebenemanelli. DAI TUTTO A ME E NON TI PREOCCUPARE!” (cfr.https://veritacommissariamentoffi.wordpress.com/2015/02/10/uno-scoop-degno-di-un-abate/)            C) Vogliono apparire agli occhi degli uomini come i “poveri più poveri”, e – come riferisce P. Calloni “Dopo il commissariamento siamo a venuti a conoscenza che le nostre Associazioni possedevano più di 60 beni tra alberghi, ville, appartamenti e terreni, per un valore di molti milioni di euro. Una cosa spaventosa per un Istituto che si manifestava all’esterno come esempio di povertà francescana, vissuta nella sua totale radicalità, che criticava “ferocemente” (proprio nelle persone artefici di questo scandalo), gli altri Ordini religiosi, in ragione dell’accumulo dei beni, che contraddiceva la santa Povertà dei religiosi. Senza contare la liquidità di denaro, sparsa su svariati conti correnti bancari, che ammontava, purtroppo anche questa, a qualche milione di euro. Dopo il commissariamento, senza alcuna autorizzazione, questi beni sono passati nelle mani di alcuni laici – parenti e amici di P. Stefano Manelli – che, di fatto, moralmente, ne è divenuto l’unico proprietario, visto che questi laici, sono dei semplici prestanome, un puro nominalismo etico, perfettamente a lui obbedienti, che in nome della santissima povertà, ha spogliato l’Istituto dei “suoi” beni (che una volta restituiti ai frati saranno immediatamente venduti), per possederli moralmente, lui solo, facendone di fatto, quello che vuole. Oramai credo che sia nota a tutti l’indagine in corso da parte della magistratura italiana, insieme alla Guardia di Finanza” (La verità sul commissariamento, articolo Il comitato diabolico, 28/1/2015, cfr. https://veritacommissariamentoffi.wordpress.com/2015/01/28/il-comitato-diabolico/).
16) DISTURBI  PSICHICI — Risulta che un bel pò di ex suore ed ex frati, usciti dall’istituto, hanno avuto bisogno di cure e/o sostegno psicologico o psichiatrico per riaversi da esaurimenti nervosi contratti durante la permanenza nell’istituto.  Molti religiosi avevano – o hanno – esaurimenti nervosi, altri frati malattie dovute allo stress e alle oppressioni compiute sui più deboli. Quei frati che resistevano al condizionamento forzato e aprivano gli occhi sulladeriva morale di padre P. Manelli e dei suoi collaboratori, venivano inviati all’estero, se prima non si stancavano e tornavano dai loro familiari. Alcune superiore di conventi femminili di altri Istituti hanno dichiarato di aver avuto, da loro, ragazze uscite dall’Istituto di Manelli, ma avevano problemi psicologici derivati dallo stile di vita precedente estremo (erano traumatizzate, erano molto provate) e non sono riuscite a continuare.  Tutte hanno riferito di impostazioni esasperate, estreme, a volte assurde.
17) MORTI STRANE O ALMENO… SOSPETTE? —  Un aspetto molto doloroso e problematico è il caso di almeno due morti che si presentano con caratteristiche non proprio completamente chiare, mentre i religiosi sostengono che sarebbe invece tutto “normale”. Si tratterebbe di negligenze ed omissioni da parte di superiore. Sembra che ci sarebbe stato un concorso (bisogna accertare quanto indiretto) causato da penitenze-privazioni non esentate per tempo oppure una responsabilità causata da una reiterata MANCATA ASSISTENZA MEDICA in quanto in questo Istituto ogni volta che c’era un disturbo fisico o venivano accusati dei malori veniva ripetuto sempre lo stesso mantra: 1) “È un fatto di testa”. E anche: “È contro la povertà prendere medicinali”. Vedremo gli sviluppi anche in questo campo. Basta attendere.
18)  IMPURITÀ —  Nei testi  di  teologia  morale si insegna che i vizi vanno a coppie: la superbia va in coppia  con la ……. lussuria. Una volta che si cede all’impurità è tutta la vita spirituale che è danneggiata e si perde tutto. Ora in un Istituto dove scorre a fiumi il fariseismo, l’elitismo, il ritenersi gli unici cattolici e gli unici religiosi, il disprezzo di tutti gli altri, e dove si pone in atto un’obbedienza  dispotica ed esasperata, cioè la fa da padrona la superbia, ben difficilmente non scorre a fiumi anche la sua “compagna” di viaggio, è ben difficile cioè che la superbia non vada a coppia, a braccetto, con la lussuria! Nelle testimonianze allegate e strasmesse  si trova indicazione – per quanto riguarda solo alcuni superiori – di un indulgere all’impurità. L’autorità competete dovrà chiarire se si tratta di singoli episodi risolti con una buona confessione o si tratta di cadute costanti e reiterate. Le testimonianze su questa impurità sono nelle mani della Congregazione e quindi non sta a noi rivelarle in pieno,  ma bisogna attendere le decisioni della Santa Sede. Possiamo solo dire che riguardano alcune superiore e un insospettato  superiore.  Questo è un campo delicato ma importantissimo e quindi, con discrezione e prudenza, evitando di scandalizzare tanti che effettivamente di questo non sanno nulla,  bisognerebbe indagare l’effettiva estensione del fenomeno e la sua contagiosità. Vedremo gli sviluppi anche in questo campo. Basta attendere.
 CONCLUSIONE —-  Per tutti i casi in cui si vive una DOPPIA-VITA, UNA ESTERNA bella a vedersi e UNA INTERNA, DIETRO LA FACCIATA, piena di iniquità, valgono per tutti e dovunque (anche per altri casi) le parole di Gesù:   “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto mentre all’interno sono pieni di rapina e d’intemperanza. /…/ Guai a voi, scribi e farisei ipocriti che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all’esterno sono belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così anche voi apparite giusti all’esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità” (Mt 23, 25-28).

                                                                                                                                 Fatima1960