venerdì 21 gennaio 2011

“Quale coscienza morale?”




“Quale coscienza morale?”
 
 
Monsignor Raffaello Martinelli
 
Si dice: Ognuno deve agire secondo coscienza… fai ciò che pensi sia meglio… segui la tua coscienza… Questo è vero. Ma ci si dimentica spesso di chiederci: Quale coscienza? Quali caratteristiche deve avere la coscienza? Come si forma la coscienza? A queste e ad altre domande si propone di rispondere questa scheda, in cui quando si parla di coscienza si intende sempre la coscienza morale. Partiamo anzitutto con il chiederci:
 
CHE COS’È LA COSCIENZA MORALE?
* Presente nell’intimo della persona, la coscienza è:
● “un giudizio della ragione, mediante il quale la persona umana riconosce la qualità morale di un atto concreto che sta per porre, sta compiendo o ha compiuto” (CCC, 1778). Senza l’uso della ragione non esiste coscienza
● la percezione naturale dei principi morali fondamentali, la loro applicazione in circostanze particolari e il giudizio finale su ciò che si deve fare (o che si è fatto)
● ‘il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo’ (GS 16)
● il santuario della persona, che decide per le azioni dell’uomo.
 
* Essa tuttavia non è:
● un sentire immediato, che invece tante volte è frutto o di uno stato d’animo particolare o di una pressione dall’esterno, ad esempio dei mezzi di comunicazione sociale o dell’opinione della maggioranza
● legata all’istinto e neppure al soggettivismo relativista, che porta ad affermare che al di sopra della coscienza non ci può essere nessuna istanza superiore
● la sorgente stessa di verità e di valori
● un assoluto, posto al di sopra della verità e dell’errore, del bene e del male
● un agire secondo la propria personale interpretazione o umore e senza risponderne a chicchessia.
 
QUAL È IL COMPITO DELLA COSCIENZA?
* Essa consente di:
● percepire i principi della moralità
● applicarli agli avvenimenti e circostanze di fatto mediante un discernimento pratico delle motivazioni e dei beni
● compiere il bene ed evitare il male
● esprimere il giudizio sulla qualità morale degli atti concreti che si devono compiere o che sono già stati compiuti
● assumere la responsabilità degli atti compiuti: “Se l’uomo commette il male, il retto giudizio della coscienza può rimanere in lui testimone della verità universale del bene e, al tempo stesso, della malizia della sua scelta particolare. La sentenza del giudizio di coscienza resta un pegno di speranza e di misericordia. Attestando la colpa commessa, richiama al perdono da chiedere, al bene da praticare ancora e alla virtù da coltivare incessantemente con la grazia di Dio” (CCC, 1781).

* La coscienza pertanto ha un triplice compito:
● deduttivo: conosce, riconosce e applica le norme morali alle varie situazioni e scelte
● imperativo: decide il comportamento morale della persona, alla luce della legge morale, della voce interiore dello Spirito, degli insegnamenti di Cristo trasmessi in maniera certa e autorevole da parte dei Pastori, prescelti da Cristo stesso
● creativo: adotta strategie, progetta soluzioni, individua tonalità e modalità nel fare il bene.

* “Attesta l’autorità della verità in riferimento al Bene supremo, di cui la persona umana avverte l’attrattiva e accoglie i comandi” (CCC, 1777).
 
QUAL È LA CONDIZIONE INDISPENSABILE PER SENTIRE LA VOCE DELLA COSCIENZA?
“L’importante per ciascuno è di essere sufficientemente presente a se stesso al fine di sentire e seguire la voce della propria coscienza. Tale ricerca di interiorità è quanto mai necessaria per il fatto che la vita spesso ci mette in condizione di sottrarci ad ogni riflessione, esame o introspezione” (CCC, 1779): «Ritorna alla tua coscienza, interrogala. [...] Fratelli, rientrate in voi stessi e in tutto ciò che fate fissate lo sguardo sul Testimone, Dio» (SANT’AGOSTINO, In epistulam Ioannis ad Parthos tractatus, 8, 9: PL 35, 2041).
 
COME DEV’ESSERE LA COSCIENZA?
Dev’essere:
● Vera
● certa
● retta
● libera
● formata

QUANDO LA COSCIENZA E’ VERA?
* Una coscienza è vera, quando è fondata sulla verità. Infatti la coscienza è atto della ragione mirante alla verità delle cose.
“La coscienza morale, per essere in grado di guidare rettamente la condotta umana, deve anzitutto basarsi sul solido fondamento della verità, deve cioè essere illuminata per riconoscere il vero valore delle azioni e la consistenza dei criteri di valutazione, così da sapere distinguere il bene dal male, anche laddove l’ambiente sociale, il pluralismo culturale e gli interessi sovrapposti non aiutino a ciò” (BENEDETTO XVI, Discorso, 24-2-07).
* “L’uomo ha in realtà una legge scritta da Dio nel suo cuore: obbedire ad essa è la dignità stessa dell’uomo, e secondo questa egli sarà giudicato. (…) Tramite la coscienza si fa conoscere in modo mirabile quella legge, che trova il suo compimento nell’amore di Dio e del prossimo” (CONCILIO VATICANO II, Gaudium et spes, 16).
* Occorre pertanto annunciare, difendere e promuovere la possibilità per la ragione di:
● conoscere la verità: oggi addirittura si diffida anche della capacità della ragione di percepire la verità. Come pure avviene che la riduzione della coscienza alla certezza soggettiva porta nello stesso tempo alla rinuncia alla verità
● non interpretare tale verità come pare e piace a ognuno: la coscienza è un antidoto anziché una scusa per il soggettivismo (secondo cui ciò che uno pensa è criterio e fonte di verità) e il relativismo (secondo cui non esiste la verità, ma ci sono tante verità)
● riconoscere lo splendore della verità, la sua trascendenza nei confronti della nostra intelligenza creata e, di conseguenza, il nostro dovere di aprirsi ad essa, di accoglierla non come propria invenzione, ma come dono che viene da Dio.

PERCHÈ È IMPORTANTE CHE LA COSCIENZA SIA CERTA?
Perché la persona deve sempre agire, in campo morale, in tutta certezza e sicurezza, al fine di essere sempre pienamente responsabile delle sue azioni. La persona quando decide, deve farlo con una coscienza certa, e cioè la coscienza deve essere sicura, deve emettere il proprio giudizio morale con sicurezza, e non essere nel dubbio, e cioè nel non sapere cosa sia giusto fare. In tal caso, ella deve prima informarsi da persone di fiducia e competenti, al fine di sciogliere ogni dubbio e agire nella certezza acquisita.
 
CHE COSA SIGNIFICA CHE LA COSCIENZA DEVE ESSERE RETTA?
Significa che la coscienza deve “essere in accordo con ciò che è giusto e buono secondo la ragione e la Legge divina” (Compendio, 373).
È la stessa dignità della persona umana che implica ed esige tale rettitudine. La coscienza retta è dunque determinata a seguire la verità, senza contraddizioni, senza tradimenti e senza compromessi.
 
LA COSCIENZA PUÒ EMETTERE ANCHE UN GIUDIZIO ERRONEO?
La coscienza non sempre ha ragione, non è infallibile: se così fosse, non ci sarebbe nessuna unica verità, poiché molte volte i giudizi di coscienza si contraddicono, fra persone diverse e anche in una medesima persona. Esisterebbero tante verità quante sono le coscienze; ci sarebbe soltanto la verità della singola persona, e quindi tante verità quante sono le persone.
* La coscienza può emettere un giudizio erroneo, il che avviene quando il suo giudizio si discosta dalla ragione e dalla Legge divina.
“La persona deve sempre obbedire al giudizio certo della propria coscienza, ma può emettere anche giudizi erronei, per cause non sempre esenti da colpevolezza personale. Non è però imputabile alla persona il male compiuto per ignoranza involontaria, anche se esso resta oggettivamente un male. È quindi necessario adoperarsi per correggere la coscienza morale dai suoi errori” (Compendio, 376).
* La coscienza erronea non perde tuttavia la sua dignità.
 
QUANDO L’IGNORANZA È COLPEVOLE?
«Quando l’uomo non si cura di cercare la verità e il bene, e quando la coscienza diventa quasi cieca in seguito all’abitudine del peccato» (GS 16). In tali casi la persona è colpevole del male che commette.
* “All’origine delle deviazioni del giudizio nella condotta morale possono esserci la non conoscenza di Cristo e del suo Vangelo, i cattivi esempi dati dagli altri, la schiavitù delle passioni, la pretesa di una malintesa autonomia della coscienza, il rifiuto dell’autorità della Chiesa e del suo insegnamento, la mancanza di conversione e di carità” (CCC, 1792).
 
QUANDO L’IGNORANZA È INVOLONTARIA, INVINCIBILE (E QUINDI NON-COLPEVOLE)?
* Quando l’ignoranza non è imputabile alla responsabilità della persona. E tuttavia, in questo caso, anche se la persona non è responsabile soggettivamente del male compiuto, tuttavia il male compiuto resta un male, un disordine oggettivo: per il fatto che i ciechi non vedono il sole, non si può concludere che esso non esiste.
* Da qui la responsabilità della persona di:
● essere informata circa tale male
● correggere la sua coscienza morale dai suoi errori
● riparare per quanto possibile ai danni provocati dal male compiuto.
 
LA COSCIENZA ERRONEA È SEMPRE GIUSTIFICATA?
* La coscienza erronea non può essere giustificata se il suo essere in errore è dovuto a ignoranza colpevole oppure a un ottenebramento della sua coscienza.
● L’ignoranza non può considerarsi una soluzione comoda, un vantaggio: sarebbe come dire che il non conoscere sia meglio del conoscere.
● “Il non vedere più le colpe, l’ammutolirsi della voce della coscienza in così numerosi ambiti della vita è una malattia spirituale molto più pericolosa della colpa, che uno è ancora in grado di riconoscere come tale. Chi non è più in grado di riconoscere che uccidere è peccato, è caduto più profondamente di chi può ancora riconoscere la malizia del proprio comportamento, poiché si è allontanato maggiormente dalla verità e dalla conversione” (Card. JOSEPH RATZINGER, Elogio della Coscienza, Conferenza del 16 marzo 1991).
* In un Salmo biblico è contenuta quest’affermazione, sempre meritevole di ponderazione: “Chi si accorge dei propri errori? Liberami dalle colpe che non vedo!” (Sal 19, 13).
* Può dunque avvenire che la colpa si trovi non nell’atto del momento, non nell’attuale giudizio della mia coscienza, ma che si trovi altrove, più in profondità: e cioè in quella trascuratezza, chiusura che ho attuato, seppure gradualmente, verso la verità.
 
QUANDO LA COSCIENZA È LIBERA?
* L’uomo ha il diritto di agire in piena libertà secondo la sua coscienza. Questa libertà significa che egli:
● non può essere costretto ad agire contro la sua coscienza (cfr. Rm 14, 23).: “In tutto quello che dice e fa, l’uomo ha il dovere
i seguire ciò che sa essere giusto e retto” (CCC, 1778)
● ma non può neppure essere impedito di agire secondo la propria coscienza
● soprattutto in campo religioso.
* Esiste tuttavia un limite a tale libertà. Si deve seguire la propria coscienza:
● senza andare contro il bene comune
● nel rispetto di quei valori che non sono negoziabili, proprio perché corrispondono a verità obiettive, universali ed uguali per tutti.
 
QUALI NORME LA COSCIENZA DEVE SEMPRE SEGUIRE?
“Ce ne sono tre più generali:
1)non è mai consentito fare il male perché ne derivi un bene;
2)la cosiddetta Regola d’oro: «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro» (Mt 7,12);
3) la carità passa sempre attraverso il rispetto del prossimo e della sua coscienza, anche se questo non significa accettare come un bene ciò che è oggettivamente un male” (Compendio, 375).
 
QUANDO UNA COSCIENZA È BEN FORMATA?
* Una coscienza è ben formata, quando è certa, retta e veritiera, e cioè “formula i suoi giudizi seguendo la ragione, in conformità al vero bene voluto dalla sapienza del Creatore” (CCC, 1783).
* Quanto più la coscienza è informata e formata, e tanto più è libera.
* La coscienza, come una sorgente di acqua, può anche essere inquinata, deviata, adulterata. Ma in tal caso può essere anche aiutata a purificarsi, a ritrovare la giusta strada, mediante un’adeguata informazione e formazione, sempre tuttavia nel rispetto della sua libertà e dignità.
* Una coscienza ben formata si pone come un esercizio autentico di sapiente discernimento, di scelte libere e responsabili. La riduzione della coscienza alla certezza soggettiva non libera, ma schiavizza, rendendoci totalmente dipendenti dal gusto personale o dall’opinione prevalente.
 
È NECESSARIO FORMARE LA COSCIENZA?
Formare, educare la coscienza è “indispensabile per esseri umani esposti a influenze negative e tentati dal peccato a preferire il loro proprio giudizio e a rifiutare gli insegnamenti certi (…) L’uomo talvolta si trova ad affrontare situazioni che rendono incerto il giudizio morale e difficile la decisione. Egli deve sempre ricercare ciò che è giusto e buono e discernere la volontà di Dio espressa nella Legge divina” (CCC, 1783, 1787).
L’educazione aiuta la coscienza ad affinarsi, seppure con gradualità, come uno strumento di alta precisione.
L’educazione deve servire soprattutto a condurre la coscienza a conoscere, ad abbracciare e a seguire la verità: Non cadiamo nell’errore di pensare che il restare lontani dalla verità, sarebbe per l’uomo meglio della verità, quasi che lo stare nelle tenebre sia meglio che stare nella luce!
 
QUANTO DURA L’EDUCAZIONE DI UNA COSCIENZA?
* “L’educazione della coscienza è un compito di tutta la vita. Fin dai primi anni essa dischiude al bambino la conoscenza e la pratica della legge interiore, riconosciuta dalla coscienza morale. Un’edu-cazione prudente insegna la virtù; preserva o guarisce dalla paura, dall’egoismo e dall’orgoglio, dai sensi di colpa e dai moti di compiacenza, che nascono dalla debolezza e dagli sbagli umani. L’educazione della coscienza garantisce la libertà e genera la pace del cuore” (CCC, 1784).
“Occorre rieducare al desiderio della conoscenza della verità autentica, alla difesa della propria libertà di scelta di fronte ai comportamenti di massa e alle lusinghe della propaganda, per nutrire la passione della bellezza morale e della chiarezza della coscienza. Questo è compito delicato dei genitori e degli educatori che li affiancano; ed è compito della comunità cristiana nei confronti dei suoi fedeli. Per quanto concerne la coscienza cristiana, la sua crescita e il suo nutrimento, non ci si può accontentare di un fugace contatto con le principali verità di fede nell’infanzia, ma occorre un cammino che accompagni le varie tappe della vita, dischiudendo la mente ed il cuore ad accogliere i fondamentali doveri su cui poggia l’esistenza sia del singolo che della comunità” (BENEDETTO XVI, Discorso, 24-2-07).
* Non si dimentichi quanto ha scritto SANT’AGOSTINO: “Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”(Confessioni, I, 1).
 
COME SI FORMA LA COSCIENZA MORALE PERCHÉ SIA RETTA E VERITIERA?
* “La coscienza morale retta e veritiera si forma con l’educazione, con l’assimilazione della Parola di Dio e dell’insegnamento della Chiesa. È sorretta dai doni dello Spirito Santo e aiutata dai consigli di persone sagge. Inoltre giovano molto alla formazione morale la preghiera e l’esame di coscienza” (Compendio, 374).
* Importante è anche interpretare i dati dell’esperienza e i segni dei tempi con la virtù della prudenza, la quale “è la virtù che dispone la ragione pratica a discernere in ogni circostanza il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per compierlo” (CCC, 1806).
 
* In tal modo l’uomo prudente, attraverso la sua coscienza:
● sente la voce di Dio che gli parla
● percepisce e riconosce i precetti della Legge divina
● applica i principi morali ai casi particolari senza sbagliare e supera i dubbi sul bene da compiere e sul male da evitare.
 
* Lasciare illuminare la propria coscienza dalla fede cristiana consente di:
● conoscere la verità e di vivere la propria vita nell’autentica e piena felicità: la fede infatti non è un peso, un carico pesante, una realtà che dà tristezza, un’imposizione di esigenze morali… La stessa via che conduce alla verità e al bene, non è una via comoda, ma è una via alta ed ardua.. sulla quale via però non siamo soli: Cristo è con noi, ci dona il Suo Spirito che è Spirito di verità e di felicità;
● superare il soggettivismo e il relativismo: “Non si può identificare la coscienza dell’uomo con l’autocoscienza dell’io, con la certezza soggettiva su di sé e sul proprio comportamento morale. Questa consapevolezza, da una parte può essere un mero riflesso dell’ambiente sociale e delle opinioni ivi diffuse. D’altra parte può derivare da una carenza di autocritica, da una incapacità di ascoltare le profondità del proprio spirito” (Card. JOSEPH RATZINGER, Elogio della Co-scienza, Conferenza del 16 marzo 1991).
 
* Ecco l’importanza del Magistero a questo riguardo.
 
QUAL E’ IL RUOLO DEL MAGISTERO DELLA CHIESA NELLA FORMAZIONE DELLA COSCIENZA?
* Ho detto che il giudizio della propria coscienza dev’essere illuminato dalla verità e, a tal fine, specialmente nei problemi nuovi o che si presentano in termini del tutto inediti, il ricorso al Magistero è di grande aiuto per la formazione di una coscienza certa, vera, retta.
 
* Il Magistero della Chiesa infatti non è:
● un ostacolo, ma un aiuto, dato da Cristo a tutti gli uomini di buona volontà nel ricercare, trovare, accogliere la verità: esso esiste perché la coscienza morale raggiunga con sicurezza la verità e vi permanga
● una qualsiasi fonte esterna di pensiero morale con cui la coscienza individuale deve venire a contatto: esso informa la coscienza praticamente come l’anima informa il corpo
● una realtà che restringe, minaccia o addirittura nega la libertà della coscienza personale, ma piuttosto un aiuto alla illuminazione della coscienza.
 
* Non si può dimenticare che il Magistero della Chiesa (e cioè del Papa in comunione con i Vescovi) è stato voluto da Cristo stesso, il quale gli ha affidato la missione di servire la Parola di Dio, “insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l’assistenza dello Spirito Santo, piamente la ascolta, santamente la custodisce e fedelmente la espone, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone da credere come rivelato da Dio” (CONCILIO VATICANO II, Dei Verbum, 10).
I fedeli pertanto “memori della parola di Cristo ai suoi Apostoli: «Chi ascolta voi, ascolta me» (Lc 10,16), accolgono con docilità gli insegnamenti e le direttive che vengono loro dati, sotto varie forme, dai Pastori” (CCC, 87).
* Il Magistero cerca dunque di aiutare le coscienze a raggiungere una mediazione e un’applicazione più attendibile della verità morale: è sempre la verità morale oggettiva ad avere il primato e solo questa può essere infallibilmente vera.
 
QUAL È IL RUOLO DELLO SPIRITO SANTO NELLA FORMAZIONE DELLA COSCIENZA?
La coscienza è come spazio abitato dallo Spirito Santo, il quale ci libera non dall’esterno, ma nel profondo del cuore, ci configura a Cristo per poter scegliere e agire come Lui. Lo Spirito Santo ci è stato regalato nel Battesimo, da Dio Padre, per mezzo di Cristo morto e risorto, “affinché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo” (Ef 4,13).
 
CHE COS’E’ L’OBIEZIONE DI COSCIENZA?
“Il cittadino è obbligato in coscienza a non seguire le prescrizioni delle autorità civili quando tali precetti sono contrari alle esigenze dell’ordine morale, ai diritti fondamentali delle persone o agli insegnamenti del Vangelo. Il rifiuto d’obbedienza alle autorità civili, quando le loro richieste contrastano con quelle della retta coscienza, trova la sua giustificazione nella distinzione tra il servizio di Dio e il servizio della comunità politica. «Rendete [...] a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» (Mt 22,21). «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini» (At 5,29)” (CCC, 2242).
 
* Occorre promuovere e sostenere una coraggiosa obiezione di coscienza, in quanto sempre più nella società si vanno diffondendo leggi contrarie a principi e a valori non negoziabili, come:
● “il rispetto e la difesa della vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale;
● la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna,
● la libertà di educazione dei figli e la promozione del bene comune in tutte le sue forme” (BENEDETTO XVI, Sacramentum caritatis, n. 83).
 
* Lo Stato deve riconoscere, nella sua legislazione, il diritto all’obiezione di coscienza, ogniqualvolta un cittadino ritenga opportuno ricorrervi, soprattutto in campo medico-morale. Purtroppo esiste nel contesto attuale un paradosso, secondo cui spesso una società ideologicamente tollerante (nel senso contemporaneo del termine) non è disposta invece a tollerare l’obiezione di coscienza, poiché una tale società non ammette che:
● ci possa essere qualcuno che in qualche maniera sfugga al suo controllo, all’osservanza delle sue leggi, o che si opponga al suo totalitarismo ideologico e sociale
● possano esserci valori fondamentali che superano le stesse leggi civili, le quali in tal caso non avrebbero più valore assoluto e vincolante per tutti.
 
* L‘obiezione di coscienza, se accompagnata da amore di verità ad ogni persona:
● è un agire esemplare che ha il coraggio della coerenza
● non è una fuga dalle responsabilità, ma al contrario un’assunzione di una testimonianza
● investe una casistica molto complessa e vasta. Basti pensare anche solo alla categoria dei medici, impegnati oggi sull’ampio campo della vita umana (aborto, eutanasia, pillole abortive, uso degli embrioni nella ricerca…)
● è un’ultima ratio (un diritto-dovere umano) per non vedersi coinvolti in atti che ripugnano profondamente a una persona
● è espressione e attuazione del legittimo diritto alla libertà, che ogni persona ha, in virtù del quale può e deve rifiutarsi di compiere un’azione che si oppone o che viola i principi – etici e/o religiosi – che la sua coscienza gli detta.


“Nessuno di voi può finire all’inferno senza saperlo”




“Nessuno di voi può finire all’inferno senza saperlo”



 
 
ESORCISMO DELL’11/08/1983
                                                        
IL SANTO TIMORE DI DIO
Demonio- È un grande successo per noi che la Chiesa oggi parli sempre meno del santo e salutare timore dell’Altissimo. Grazie alla nostra subdola opera, alcuni preti non ne parlano affatto; o perché non ci credono più nemmeno loro, o perché se vergognano, temendo di apparire ingenui e superati. Al contrario si coltiva il timore delle leggi, il timore dell’uomo, il timore delle umiliazioni, ma del timore dell’Altissimo va sparendo perfino l’ombra.
Noi demoni siamo diventati i più grandi predicatori della misericordia del Cielo, ma la predichiamo disgiunta dalla giustizia e così vi portiamo fuori strada, vi facciamo credere che i vostri peccati non solo non vi porteranno all’inferno, ma resteranno del tutto impuniti. Sibilando nelle vostre anime che l’Altissimo è misericordioso e non ricordandovi che è anche giusto (come se la giustizia fosse la negazione della misericordia) vi portiamo a non ricambiare il suo amore, ama a calpestarlo, a offenderlo senza ritegno. Ed è quello che sempre più spesso fate, visto che, credendo a noi, voi vi illudete che si possa calpestarlo senza poi pagarne le conseguenze.
Se volete bene a voi stessi, se volete trovare delle ragioni convincenti per non peccare, imparate a valutare le cose, soprattutto il tempo e l’eternità, alla luce del santo timore dell’Altissimo. Con lui non si scherza. Vi ama, ma vuole che anche voi lo amiate. Vi invita a credere fermamente nella sua misericordia, ma senza sottovalutare anche solo e minimamente, la sua giustizia.
Conservate sempre il santo e salutare timore dell’Altissimo, che si traduce nella paura dell’eterna dannazione, del fuoco eterno, con cui saranno torturati per sempre corpi e anime all’inferno. Ora basta! Io non volevo dire queste cose!
SIETE AVVERTITI CHE L’INFERNO ESISTE
Esorcista- Ti ordino di continuare nel nome di Dio.
Demonio- Nessuno di voi può finire all’inferno senza saperlo. Che esiste la possibilità e il serio rischio della condanna eterna vi è stato detto e vi viene ricordato in molte occasioni dall’Altissimo. Con particolare frequenza ne sono avvertiti i sacerdoti, che hanno un più stretto contatto con la Sacra Scrittura. Ma oltre che con la sua parola scritta, l’Altissimo, vi ricorda la realtà dell’inferno, e la possibilità per tutti di finirci dentro, parlando nell’intimo della vostra coscienza, o nel sonno, o con la morte di persone buone o cattive. Quando assistete un moribondo o uno che ha appena spirato e pregate per lui dicendo: “Signore, donagli il riposo eterno, splenda a lui la luce perpetua. Riposi in pace. Amen”, come è possibile che non vi ricordiate dell’inferno? Forse in quell’attimo ci pensate, ma poi vi rituffate nella vita frenetica di tutti i giorni e il pensiero del giudizio dell’Altissimo e dell’inferno si dilegua, così come all’alba le deboli luci delle stelle spariscono quando il sole vi abbaglia della sua luce.
Quando qualcuno sta morendo dovreste pensare che si sta giocando per quell’anima l’ultima carta: lì attorno ci sono anche, presenti come avvoltoi pronti alla rapina, molti spiriti cattivi che tutto fanno per trascinare quell’anima con loro all’inferno.
(N.d.R.Un tempo, quando veniva suonata la campana dell’agonia, la gente, ovunque si trovasse, si sentiva invitata alla preghiera e pensava: “Qualcuno in questo momento sta morendo, bisogna pregare per quell’anima”; e molte invocazioni salivano al Cielo per la salvezza eterna di quel moribondo. Ora invece, la campana suona quando uno è già morto, quando è già giudicato, quando non c’è più per lui alcuna possibilità di salvezza).
E vedendo un uomo che muore, dovreste pensare che un giorno toccherà a voi… morire… subire il giudizio… e vedervi ancora accolti o rifiutati dal Cielo.
LA MISERICORDIA DI DIO CONTINUA A RICHIAMARE
Demonio- l’Altissimo non smette mai di richiamarvi, come farebbe ogni buona madre per distogliere i suoi figli da un pericolo. Nella sua misericordia è disposto a perdonarvi tutti i vostri peccati, perché vuole che nessuno di voi vada perduto.
Che cosa non ha fatto durante la sua vita terrena e con la sua passione e la sua morte spaventosa? Nulla ha tralasciato allora e nulla tralascia anche oggi per la vostra salvezza. Se l’Altissimo ha fatto e fa così tanto per salvarvi ciò è una conferma i n più che anche per voi c’è il rischio di perdersi. E se l’Altissimo non sottovaluta questo rischio che correte, non dovete sottovalutarlo nemmeno voi, nel vostro interesse. Ma voi non avete ancora imparto a volere bene a voi stessi!
Ricordatele voi per primi queste verità e non trascurate di ricordarle anche agli altri: non lo farete mai abbastanza. (Urla furiosamente).
IL TIMORE DELLA MORTE
Demonio- Fino a che uno è ancora vivo ha la possibilità di salvarsi, purché dica: “Pietà, Signore, pietà di me”. Ma quando l’anima si separa dal corpo non c’è più nessuna possibilità; in quello stesso istante avviene il giudizio: in un lampo vedrà tutta la sua vita e dovrà risponderne all’Altissimo.
E guai a quell’anima se non si sarà purificata in tempo, con un sincero pentimento, di tutti i suoi peccati: sperimenterà da quel momento e per tutta l’eternità l’ira tremenda di un Giudice giusto, ma severo.
L’unica pietà che il supremo Giudice potrà offrire a quell’anima è di farla finire all’inferno, lontana da Lui. Sarebbe infatti un castigo più tremendo per quell’anima se, in quelle condizioni di ostinato peccato, finisse in paradiso: la vista dell’Altissimo dei sui angeli dei suoi santi, ricolmi di grazia, rivestiti di gloria e pieni di gioia, sarebbe una tortura più grave di tutte le pene che dovrà subire all’inferno.
NESSUNO È AL SICURO
Demonio- Per tutti dovrete pregare molto, anche per chi è considerato un santo. Noi non lasciamo in pace nessuno, né in vita, né tanto meno nel momento della morte. Anche chi per tutta la vita ha camminato per la strada stretta può trovarsi nel momento della morte in grandi tentazioni: noi cerchiamo di creargli nell’anima una spaventosa oscurità e di portalo alla disperazione.
Dovete pregare molto e per tutti non solo perché sia evitato l’inferno, ma anche perché sia evitato o almeno ridotto il tempo della purificazione in purgatorio. È cosa tremenda anche il purgatorio. È tremendo quando l’anima si separa dal corpo con la morte non vedersi accolti dall’Altissimo perché non ancora del tutto purificati dalle colpe commesse nella vita.
Certo, ci sono persone che eviteranno il fuoco purificatore del purgatorio perché la misericordia dell’Altissimo terrà conto delle molte sofferenze che hanno patito nella vita, ma anche per queste la morte sarà tremenda.
Solo in pochi casi, per volontà del Cielo la morte non si presenta con un volto orrendo.
Parlate della morte nelle vostre prediche, ora ne parlate troppo poco e la vostra gente continua a vivere nell’incoscienza e nel peccato. Pregate e fate pregare per i moribondi e per le anime del purgatorio. Basta, basta farmi parlare!
IL TIMORE DI DIO DEVE ESSERE ANNUNZIATO A TUTTI
Esorcista- Prosegui e dì quando il Cielo ti ordina di dire.
Demonio- Io, Belzebub, sono stato costretto a dirvi queste cose e sono costretto a raccomandarvi ancora: curate questo santo e salutare timore dell’Altissimo. Dovete parlarne tutti: gli educatori ai giovani loro affidati, i maestri ai loro bambini e i genitori ai loro figli. Deve parlarne il Papa a tutta la Chiesa, i vescovi ai loro sacerdoti e i superiori religiosi alle anime consacrate. Soprattutto ne parlino i sacerdoti nelle loro omelie, molto più di quanto non facciano ora.
Se non viene predicato il timore dell’Altissimo in questa vita, non resterà che il terrore nell’altra, il terrore di un Giudice che di là non perdona, il terrore dell’inferno, un terrore tremendo, eterna assenza di rimedio. Meglio per voi il timore in questa vita che le angosce del purgatorio nell’altra o il timore eterno che trovereste all’inferno. (Grida paurosamente). Io sono costretto a dirvi che questa è la verità. Non credete a chi vi inganna dicendo che l’Altissimo è misericordia infinita e tralascia di dirvi che è anche giustizia infinita

CONFERENZA : La Verginità nei cristiani e nella Vergine Maria







CONFERENZA
La Verginità nei cristiani
e nella Vergine Maria

1/ LA VERGINITÀ NEI CRISTIANI
Prima di tutto bisogna precisare che qui parliamo non di una “verginità” intesa in senso meramente materiale-fisico, bensì in senso meramente “spirituale”, parliamo cioè della “verginità spirituale” che deve anche essere posta a fondamento di ogni “verginità fisica”, infatti senza la “verginità spirituale” la “verginità fisica” stessa è frustrazione e rende la persona umana acida e insoddisfatta. E se oggi come non mai la “verginità fisica” non è capita, non è apprezzata, non è vissuta è semplicemente perché si è persa di vista la “verginità spirituale”.
Se vorremo quindi che i nostri giovani riscoprano la bellezza della “verginità fisica” dobbiamo innanzi tutto noi essere testimoni entusiasti della “verginità spirituale” che deve risplendere nei nostri occhi, nelle nostre persone, in tutto il nostro essere.
Dunque, cerchiamo di capire in cosa consista questa “verginità spirituale”, essa è l’atteggiamento fondamentale di apertura, di disponibilità all’ubbidienza, di amore, di adorazione che ogni persona umana è chiamata a realizzare in sé nei confronti di Dio. È , in altre parole, l’atteggiamento giusto che la persona umana deve realizzare nel suo intimo quando si relaziona con Dio.
Ora, poiché Dio, il vero Dio, è Uno e Trino, ne consegue che questo atteggiamento fondamentale della persona credente ha una triplice dimensione o sfaccettatura in quanto, cioè la coglie nel suo relazionarsi con Dio Padre, con Dio Figlio, con Dio Amore o Spirito Santo.
LA PRIMA DIMENSIONE DI VERGINITÀ per ogni cristiano umana deriva intimamente dal fatto che ogni persona è desidera, voluta, amata e creata da Dio Padre per mezzo del Verbo nello Spirito Santo per sé. Il Padre ci ha creati per sé, per entrare in un rapporto intimo, stretto, forte, assoluto d’amore con Lui per mezzo del Figlio suo e del loro Amore.
Per questo al di là di ogni comandamento dato all’uomo ce n’è uno primario e fondamentale: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutto il tuo cuore” (Dt 6,5) ogni altra relazione che la persona umana possa realizzare nella sua vita, foss’anche la più bella e significativa, essa dovrà essere sempre secondaria e dipendente da questa primaria e fondamentale: Dio va amato per primo e di più, questa è una necessità per la persona umana che se non ama così Dio non realizza se stessa nella propria umanità. E Dio “è un Dio geloso” (Dt 6,15) che ha sposato la sua creatura creandola e per questo i profeti, quando il popolo santo di Dio si dimenticava di questo amore primario e fondamentale e lo posponeva ad altri amori servendo gli idoli che accarezzavano le loro passioni, rimproveravano il popolo di “aver commesso adulterio” adorando “i loro idoli”(Ez 23,37), per questo motivo il Signore disse al suo profeta Osea: "Va', prenditi in moglie una prostituta e abbi figli di prostituzione, poiché il paese non fa che prostituirsi allontanandosi dal Signore" (Os 1,2).
Gli ebrei avevano capito bene questo ed è proprio per questo che hanno conservato come libro sacro, riconoscendolo come ispirato il Cantico dei Cantici, dove si canta l’amore di un uomo e di una donna, perché per ogni buon ebreo Dio, il Padre, è lo Sposo d’Israele.
Questa prima dimensione di verginità deriva dal nostro essere creati dal Padre per Lui per entrare in un rapporto intimo, assoluto, reciproco di amore con Lui che ci ha sposato creandoci, per cui la scelta assoluta e primaria di Lui e della sua Legge, anche a costo della propria vita, quella legge iscritta nel più profondo di ogni nostra singola cellula è una condizione necessaria perché la persona umana realizzi le altre relazioni di cui è intessuta la propria esistenza, prima tra esse quella coniugale, sponsale.
LA SECONDA DIMENSIONE DI VERGINITÀ del cristiano deriva dal suo essere non solo creata dal Padre per mezzo del Figlio nello Spirito Santo, ma anche di essere REDENTA DAL FIGLIO, il Figlio di Dio ha salvato l’umanità peccatrice sposandola nel seno di sua Mamma e ha consumato queste nozze verginali sul Talamo Nuziale della Croce. Il Verbo di Dio, mandato dal Padre, nel seno di Maria si unisce all’umanità, si fa uomo per sempre, sono le NOZZE, lo sposalizio di Dio con l’umanità, scelta d’amore che si consumerà sul Talamo Nuziale della Croce dove quest’amore avrà la sua massima espressione nella donazione della propria vita, Lui che era la VITA stessa e nessuno poteva toglierla (cfr Gv 10,18).
PARENTESI: Vedete quanto poco ne sanno coloro che dicono che la Chiesa ha idee ristrette sulla sessualità, che mette tabù e paure su questo argomento, quanto sono proprio ignoranti! Pensate la Chiesa ha un’idea così alta, così bella, così positiva, così santa della sessualità umana e dell’atto proprio di essa dell’intimità sessuale coniugale che fa di esso, sì proprio di esso, di quel gesto d’amore che lo sposo e la sposa compiono nella loro intimità dove si donano l’un altro nella completezza delle loro persone con la donazione della loro dimensione spirituale e corporale, ebbene la Chiesa fa della gestualità dell’intimità coniugale il segno, il sacramento niente di meno che della donazione d’amore di Gesù sulla Croce, per cui la Croce viene chiamata “TALAMO NUZIALE DI GESÙ’ CRISTO”, talamo nuziale, talamo nuziale… cioè la Croce è il “letto degli sposi”, il letto dove lo sposo e la sposa consumano il loro matrimonio nell’esercizio della loro sessualità. E questa sarebbe la Chiesa bigotta?
Gesù ha sposato l’umanità, ha sposato la sua Chiesa e Paolo ben dirà ai suoi fedeli di Corinto “provo per voi una specie di gelosia divina avendovi promessi ad un unico sposo, per presentarvi quale vergine casta a Cristo” (2Cor 11,2).
Gesù, dunque, è lo Sposo di tutti i battezzati che sono chiamati ad avere per Lui un amore primario, fondamentale e assoluto che non può essere postposto ad altri amori pur belli e onesti, Lui stesso su questo punto è stato chiarissimo: “Chi ama qualcuno più di me, non è degno di me!” (cfr Mt 10,37). Essere cristiani è un fatto d’amore, di un amore che impone di dare tutto, anche la vita per Lui, perché Lui tutto si è dato a noi.
"Perciò il martirio, col quale il discepolo è reso simile al suo maestro che liberamente accetta la morte per la salute del mondo, e col quale diventa simile a lui nella effusione del sangue, è stimato dalla Chiesa come dono insigne e suprema prova di carità. Ché se a pochi è concesso, tutti però devono essere pronti a confessare Cristo davanti agli uomini e a seguirlo sulla via della croce durante le persecuzioni, che non mancano mai alla Chiesa" (CV2 - LG 42).  Si tratta quindi non di un massimo di santità per qualcuno, ma di un minimo per tutti, cioè, o io oggi sono pronto, se necessario a dare anche la mia vita per Gesù Cristo, o non si capisce bene che cristiano io sia.
LA TERZA DIMENSIONE DI VERGINITÀ del cristiano è nel suo rapporto intimo con Colui che lo ha santificato e lo santifica attimo per attimo, lo Spirito Santo: tutto l’Amore del Padre e del Figlio viene riversato nel suo cuore per mezzo dello Spirito che gli viene donato (cfr. Rm 5,5). Il cristiano cammina, vive sotto la spinta dello Spirito Santo (cfr Rm 8,4; Gal 5,25). In intima unione con lo Spirito Santo ogni cristiano è chiamato a vivere la vita intima della Trinità di "Dio" che "è Amore" (1Gv 4,8.16), Gesù ci ha detto che se noi lo amiamo, “Lui e il Padre” prenderanno dimora presso di noi (cfr Gv 14,23). Lo Spirito Santo è nell’eterna comunione trinitaria proprio tutto l’Amore del Padre e del Figlio, il Padre e il Figlio venendo a dimorare in noi si amano in noi e attraverso noi nello Spirito Santo che ci viene donato e noi partecipiamo così della vita stessa di Dio, di DIO AMORE TRINITARIO.
Tutto l’Amore del Padre e del Figlio viene quindi riversato su di noi (cfr Rm 5,5) per cui noi diventiamo capaci di un amore divino, non più solamente umano, ma divino, diventiamo capaci di amare come il Padre ama il Figlio, diventiamo capaci di amare come il Figlio ama il Padre perché il loro stesso sostanziale Amore viene riversato in noi.
Lo Spirito realizza perciò il perfezionamento del nostro essere creato ad immagine di Dio (cfr Gen 1,26-27), poiché“Dio è Amore” (1Gv 4,8.16) noi diventiamo come Lui, Lui è Amore sussistente, noi diventiamo Amore per partecipazione. Ci viene donata la capacità di amare come ama Dio, il suo stesso Amore diventa il nostro, con Lui, in Lui e per mezzo di Lui amiamo il Padre, il Figlio, lo Spirito e tutte le altre persone che incrociano il nostro cammino di ogni giorno con quell’Amore che sa comprendere, sa sopportare, sa perdonare; quell’Amore che sa essere forte, fermo, costante, fedele; quell’Amore che sa dare la vita, un amore che sa morire, perché “non c’è amore più grande di questo: dare la vita per chi si ama” (cfr Gv 15,13). Un amore che non sa far questo è un amore fasullo, da quattro soldi, effimero, forse condito di tanto sentimento ma di poca verità.
2/ LA VERGINITÀ IN MARIA SSma E LA SUA RELAZIONE CON LA VERGINITÀ NEI CRISTIANI
La Verginità di Maria è il tesoro più bello della Chiesa che lo dispensa a tutti i battezzati, la sua Verginità deve infatti risplendere in ogni battezzato e in ogni battezzata che guardando lei Vergine vengono verginizzati dallo Spirito Santo. Ogni cristiano è chiamato nello Spirito a realizzare in sé quelli atteggiamenti che risplendono in Maria nel suo relazionarsi con la Trinità d’Amore. Maria è infatti modello assoluto di come la creatura deve realizzare il suo incontro con Dio Amore Trinitario. Guardiamo quindi Maria e chiediamo allo Spirito che ci comunichi questi suoi atteggiamenti.
Nell’Annunciazione abbiamo una magnifica icona, immagine, della Verginità di Maria, della sua relazione libera, consapevole, gioiosa, amorosa con Dio Trinità d’Amore.
Cerchiamo di leggere insieme questa icona dell’Annunciazione in luce trinitaria.
1/ MARIA E IL PADRE
Il Padre le manda l’angelo con la proposta, l’invito a gettarsi nel mistero della sua volontà: “Vuoi tu?”. È  chiamata a chiudere gli occhi e fidarsi di Lui, rinunciare ai suoi programmi pur belli per il programma del Padre, chiudere gli occhi e lasciarsi prendere per mano da Dio fidandosi del suo amore: “Eccomi”, un “Eccomi” non sentimentale, non frutto di una semplice spontaneità del cuore, un “Eccomi” pensato, soppesato, donato. Maria prima di dirlo s’interroga profondamente, interroga l’angelo e accetta nella luce di quel “Nulla è impossibile a Dio” e acconsente rendendosi disponibile all’azione di Dio in Lei, ecco l’atteggiamento verginale di Maria nei confronti del Padre.
MARIA E LO SPIRITO SANTO
Maria con il suo “Eccomi” viene adombrata dallo Spirito Santo che scende con la sua potenza su di Lei. L’Amore del Padre e del Figlio viene riversato nel suo grembo, Maria viene sommersa dallo Spirito, viene invasa dal Fuoco dell’Amore Divino. Fermiamoci ora a guardare estasiati Maria che si lascia fare dallo Spirito, lo Spirito l’adombra, la riempie, la sommerge, l’invade… lo Spirito non trova in Lei nessun ostacolo alla sua opera.
Ecco l’atteggiamento verginale di Maria nei confronti dello Spirito Santo: si lascia fare, si lascia modellare, si lascia plasmare. Se capiamo questo atteggiamento verginale di Maria nei confronti dello Spirito la nostra vita spirituale sarà letteralmente sconvolta, trasformata, rinnovata. Maria non dice al Padre: “Eccomi, io farò tutto quello che Tu vuoi”, no, Maria non dice così, ma dice: “Si compia in me la Tua parola… si faccia di me secondo la Tua parola”,
Se, dunque, abbiamo una vita spirituale stanca, annoiata, tiepida… se la nostra vita non cambia… se non vediamo miglioramenti… se cadiamo sempre negli stessi miseri errori e non usciamo a uscirne fuori… se vediamo la bellezza della vita virtuosa, ma virtuosi non siamo… il motivo è da ricercarsi nella nostra incapacità a lasciar fare a Dio, di consegnare a Dio il timone della nostra vita, di aprirci allo Spirito Santo come Maria e renderci disponibili non “a fare la sua volontà”, ma “a lasciarsi fare da Dio” a permettere alla potenza dello Spirito Santo di farci nuovi nel suo Amore: è Lui che fa nuove tutte le cose farà nuovi anche ciascuno di noi, ma bisogna fidarsi e credere come Maria che “nulla è impossibile a Dio”. Vedete il proprio di Dio è fare, il proprio della persona umana è farsi fare.
Così, d’altra parte tante nostre incapacità di amare di quell’amore che sa coprire, scusare, perdonare, dimenticare da cosa derivano se dal fatto che noi non permettiamo a Dio di amarci in profondità? Aprirsi allo Spirito significa lasciarsi amare da Lui. Il proprio di Dio è amare, il proprio dell’uomo è lasciarsi amare. “L’Amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori!” (Rm 5,5).
La nostra grandezza non sta nel farci grandi, capaci e potenti, ma nel farci piccoli, deboli, incapaci, poveri, sterili, perché tali siamo in verità senza Dio. Quando siamo tali e ci riconosciamo tali e ci apriamo a Dio Egli riversa su di noi tutto il suo Amore e ci fa nuovi dentro, ci fa grandi, forti, potenti, ricchi perché grandi di Lui, forti di Lui, potenti di Lui, ricchi di Lui, fecondi di Lui.
MARIA E IL FIGLIO
“Fecondi di Lui!” Ecco l’atteggiamento verginale di Maria nei confronti del Figlio: lo Spirito l’ha resa feconda del Verbo appunto perché Vergine, si è lasciata fare da Lui e la sua vita è diventata feconda di Gesù. Ciascuno di noi nel Battesimo è chiamato a generare Cristo in sé e a diventare come Maria sua madre: “Chiunque fa la volontà del Padre mio è per me fratello, sorella e madre” (Mt 12,47). Bisogna però stare attenti perché la Maternità Verginale fisica di Maria non ci distolga dalla sua maternità spirituale che è più profonda di quella fisica. Come diceva s. Agostino: “Maria prima ancora di aver concepito il Verbo nel suo grembo l’aveva concepito nella sua mente (=anima)!” 
Maria vive una duplice maternità, la sua è un'esperienza unica perché il suo posto nella storia della salvezza è unico, nessuno avrà mai più la sua esperienza fisica di sentire il Figlio di Dio crescere in Lei, nel suo grembo che piano piano lungo nove mesi prende i lineamenti di uomo, nessuno dopo di Lei avrà più l’esperienza di partorire il Figlio di Dio, "il più Bello tra i figli degli uomini", lì in quella grotta e darlo in braccio a Giuseppe, ai Pastori, ai Magi e deporlo nella mangiatoia, nessuno. Ma Maria ebbe anche l’esperienza di una maternità spirituale che è data di avere a tutta la Chiesa e quindi a tutti i cristiani. Tutti i cristiani sono nel Battesimo resi fecondi dallo Spirito, quello stesso Spirito che rese feconda di Gesù la Vergine nella Carne e nella sua anima, ha reso fecondo me, ha reso fecondi ciascuno di voi nel vostro Battesimo.
Vedete in Maria quello che si realizzava su un piano di fisicità aveva un suo particolare riscontro nella sua anima dove Gesù cresceva, Gesù non cresceva solo nella sua corporeità fisica dapprima nel suo grembo, poi nella sua casa di Nazareth, Gesù cresceva anche nella sua persona che veniva ogni giorno di più conformata, assimilata, trasformata nel Figlio: il Figlio viveva nella Madre dandole di essere sempre più Figlia amata dal Padre!
Lo stesso mistero di grazia e d’amore si realizza nella nostra intimità: quel Gesù che abbiamo ricevuto come seme nel Battesimo cresce e si sviluppa in noi con la vita di grazia, con i sacramenti, con la preghiera, con l’unione d’amore con Lui nella stessa dinamica che lo ha portato a incarnarsi in Lei. La dinamica della “Kénosi”, dell’abbassamento, dello spogliamento, del farsi piccolo.
Attenzione, attenzione! qui siamo nel cuore della spiritualità cristiana: come Lui, il nostro Dio e Signore Gesù Cristo, pur essendo il Verbo Eterno, Dio con il Padre e lo Spirito Santo, spogliò se stesso, depose - in un certo senso la sua divinità - e da Infinito e Incontenibile volle diventare Piccolo, Piccolo nel seno di una Piccola Donna e nascere povero, vivere da povero, morire da povero lì nudo e martoriato sulla Croce per amor mio, così quel Gesù che è in me crescerà e maturità nella sua pienezza di Figlio di Dio nella misura in cui io mi abbasserò, svuoterò di me stesso, di quell’uomo vecchio che deve morire per far  spazio all’uomo nuovo. Quanto più io diventerò piccolo piccolo, tanto più Lui diventerà Grande Grande in me fino a che io non dirò con stupore e con gioia: “Non sono più io che vive, ma è Gesù che vive in me!” (Gal 2,20) Che bello! Che bello! Che bello poter dire questo, a questa bellezza di vita siamo tutti chiamati, invitati, sollecitati, spinti dalla Chiesa soprattutto in questo tempo.



giovedì 20 gennaio 2011

Io esorcista e il demonio nella Chiesa



Io esorcista e il demonio nella Chiesa

 Padre Gabriele Amorth insiste sul diavolo che alberga in Vaticano

di MARCO ANSALDO

Beelzebul, Zago, Astarot, Asmodeo, Jordan. Quanti sono i nomi e le trasformazioni del Maligno? La stanza del mistero è spoglia. L’atmosfera fredda. Però padre Gabriele Amorth, l’Esorcista con la “e” maiuscola, settantamila casi affrontati in nemmeno 25 anni, sorride serafico. Lui è abituato a porte che sbattono, sedie che si rovesciano, occhi che roteano, bestemmie che volano. Ma parlare di demonio nella casa del Papa mette i brividi lo stesso.
Anche se l’Esorcista non si tira indietro di fronte all’Avversario.
E il Santo Padre?
«Oh, Sua Santità crede in pieno nella pratica della liberazione dal Male. Perché il diavolo alberga in Vaticano. Ho confidenze di persone che lo confermano. Naturalmente è difficile trovare le prove. E, comunque, se ne vedono le conseguenze. Cardinali che non credono in Gesù, Vescovi collegati con il demonio.
Quando si parla di “fumo di Satana” nelle Sacre stanze è tutto vero. Anche queste ultime storie di violenze e di pedofilia. Anche la vicenda di quella povera guardia svizzera, Cedric Tornay, trovata morta con il suo comandante, Alois Estermann, e la moglie. Hanno coperto tutto. Subito. Lì si vede il marcio».
Tutti lo conoscono come l’Esorcista. Molti ne chiedono l’assistenza. Perché Gabriele Amorth, sacerdote paolino nato a Modena, laureato in Giurisprudenza, ex partigiano, medaglia al valor militare, democristiano di scuola dossettiana ed ex direttore del giornale mariano Madre di Dio, è il più famoso liberatore del demonio al mondo. Ma a 85 anni settantamila casi si fanno sentire.
E don Amorth è appena convalescente. «Da un improvviso crollo», dice lui. «Un qualcosa di inspiegabile», rivela confidenzialmente l’amico don Francesco che a 90 anni, don Gabriele considera come «il bastone della mia vecchiaia». Sebbene sia in pigiama, attorniato dalle medicine sul tavolo, da immagini della Madonna, da una copia di Avvenire che accenna al suo nuovo libro da poco in libreria (“Memorie di un esorcista”, intervista di Marco Tosatti, edito da Piemme), lo sfidante di Satana mostra un piglio energico. Osserva la propria foto in copertina ed esclama: «Che faccia da bulldozer. Invece, quando sono tranquillo, i tratti del mio volto si distendono e divento un altro. Forza, parliamo, che di là ho dei casi che mi aspettano».
Padre Amorth, com’è il diavolo?
«È puro spirito, invisibile. Ma si manifesta con bestemmie e dolori nelle persone di cui si impossessa. Può restare nascosto. O parlare lingue diverse. Trasformarsi. Oppure fare il simpatico. A volte mi prende in giro. Io però sono un uomo felice del mio lavoro, una nomina inaspettata giunta 25 anni fa dal cardinale Poletti. E né gli indemoniati, che a volte sei o sette dei miei assistenti devono tener fermi, né i chiodi o i vetri che escono dalla bocca dei posseduti, e conservo in questo sacchetto, mi spaventano. So che è il Signore a servirsi di me». Il Maligno può manifestarsi con violenza.
Nella stanza prescelta –padre Amorth ha girato 23 sedi diverse, cacciato ovunque perché i confratelli erano stufi di sentire urla fino a tarda sera, finché non ha trovato stabile dimora nel quartier generale delle edizioni San Paolo– c’è un lettino con le corde per legare l’indemoniato. E una poltrona per le persone che non urlano, e stanno tranquillamente sedute durante le preghiere di esorcismo.
«Dalla bocca può uscire di tutto –racconta– pezzi di ferro lunghi come un dito, ma anche petali di rosa. Certi posseduti hanno una forza tale che nemmeno sei uomini riescono a trattenerli. Così vengono legati. Mi aiutano i miei assistenti laici, che pregano con me. Quando gli ossessi sbavano, e allora bisogna pulire, lo faccio anch’io. Vedere la gente vomitare non mi dà nessun fastidio».
Sulla pratica dell’esorcismo, dentro la Chiesa, esistono opinioni diverse. Diffidenze. Resistenze. Dubbi.
«Ma il Papa ci crede –ribadisce padre Amorth– tanto è vero che in un discorso pubblico ha incoraggiato e lodato il nostro lavoro. Gli ho scritto, e mi ha promesso che chiederà alla Congregazione per il Culto divino un documento per raccomandare che i Vescovi abbiano almeno un esorcista in ogni diocesi, come minimo. [per il momento il documento è rimasto una promessa e le diocesi non hanno tutte almeno un esorcista. In compenso, si dà priorità all'ecologismo e si affidano le anime all'ONU... n.d.r.] Ho avuto modo di parlargli più volte anche quando era prefetto alla Congregazione per la Dottrina della fede, ci ricevette proprio come Associazione degli esorcisti. E non scordiamo che, sia del diavolo sia delle pratiche per allontanarlo, parlò moltissimo lo stesso Wojtyla». [sebbene gli esiti non furono e non sono così incoraggianti...n.d.r.]
Alcuni, addirittura, ricordano ancora la dichiarazione fatta nel 1972 da Papa Montini, quando Paolo VI parlò del “fumo di Satana”, cioè delle sètte sataniche, entrato nelle Sacre stanze. Una frase che creò un caso, seguito da un nuovo discorso papale tutto incentrato sul demonio. [che, come padre Amorth ammise nella scorsa intervista, non portò comunque effetti...n.d.r.]
Ma il Maligno può colpire anche il Pontefice?
«Ci ha già provato. Lo fece nel 1981, con l’attentato a Giovanni Paolo II, lavorando su coloro che armarono la mano di Ali Agca.
E anche adesso, la notte di Natale, con quell’ultima matta che ha buttato per terra Benedetto XVI. In fondo, è quel che accadde a Gesù attraverso Giuda, Ponzio Pilato, il Sinedrio». Don Amorth si fa serio. [a nostro giudizio, pare evadere la domanda sul Maligno che può colpire anche il Pontefice, n.d.r.] Riflette in silenzio per qualche secondo, alza la testa e dice gravemente: «Altroché. Altroché se il demonio alberga nella Santa Sede. C’è un volume, “Via col vento in Vaticano” (Kaos edizioni, ndr), che parla appunto delle lotte di potere in Curia e del “fumo di Satana”. Bene, il 99 per cento di quel che è scritto lì è vero.
I Vescovi non parlano per timore di critiche di altri Vescovi.
E sì che su questo tema le Sacre scritture sono le più salate, perché i comandi di Gesù appaiono molto chiari: “Andate, predicate il Vangelo, cacciate i demoni”. Secondo me, quando un Vescovo non nomina l’esorcista commette un peccato mortale».
Tante le figure di santi che, senza esserne investiti, erano noti come liberatori dal demonio. San Benedetto, che era un monaco. Santa Caterina da Siena, di cui si narrano effetti portentosi. Padre Pio, che secondo i fedeli liberava dall’influenza del maligno. Pure Don Bosco occasionalmente si prestava. «Io lavoro sette giorni su sette, Natale e Pasqua compresi – dice don Gabriele – e non posso materialmente correre ovunque mi chiamano.
Perciò spiego a tutti che anche i laici possono operare esorcismi con successo. È scritto in Marco, XVI, 17: “Coloro che credono in me cacceranno i demoni”. Ci sono formule ufficiali. Si può dire: “Satana, vattene”. Ma c’è anche molta libertà, con preghiere semplici: il Padre Nostro –che contiene già in sé un esorcismo: “e liberaci dal Male”– con l’Ave Maria, il Salve Regina, il Credo. Poi raccomando le orazioni quotidiane, la messa, il rosario, la confessione, la comunione, il digiuno».
Un tema, quello della figura antitetica al Messia, che per altri aspetti muove fior di scienziati. L’altro ieri a Roma, nei locali della Sapienza prima e in quelli dell’Università Roma Tre più tardi, si è svolto un convegno dal titolo “L’ultimo nemico di Dio”. Cioè l’Anticristo, il personaggio che incarna l’avversario della divinità, presente nell’immaginario giudaico e cristiano relativo agli ultimi tempi del mondo. Approccio scientifico, impronta storica, studiosi di calibro internazionale: Enrico Norelli, Jean-Daniel Kaestli, Marco Rizzi, Gian Luca Potestà, Alberto D’Anna. «Il ruolo della figura dell’Anticristo –spiegava al pubblico la docente Emanuela Valeriani, una dei coordinatori dell’evento– a prescindere dalle diverse posizioni assunte dagli studiosi, è senza dubbio un tassello tematico fondamentale all’interno del grande mosaico degli studi relativi all’identità cristiana.
L’attenzione alla strana e, diciamo pure, spettacolare fisionomia dell’Anticristo è un tema ben rappresentato nelle apocalissi cristiane di epoca più tarda, contribuendo all’elaborazione anche leggendaria di questa figura escatologica. La prima testimonianza si trova in un’opera del III secolo, “Il Testamento siriaco del nostro Signore Gesù Cristo”.
Ma se, in linea generale, il terribile aspetto dell’Anticristo si può ricondurre alla tradizione precedente al cristianesimo, che identifica l’avversario escatologico con esseri mostruosi, nel caso specifico del nostro testo, esso assume una rilevanza teologica derivante dal confronto con la visione di Dio.
Se prendiamo la sezione degli “Acta Iohannis”, un testo scritto probabilmente nel secondo secolo, vediamo che lì si afferma che Gesù può essere visto sotto diverse forme (bambino, giovane adulto, vecchio) e apparire contemporaneamente anche a più testimoni». Nella sua stanza al terzo piano della sede paolina, padre Amorth si prepara ad affrontare il Nemico nell’ennesimo caso difficile.
Ma il diavolo chi sceglie di colpire? «Non lo sappiamo –risponde– eppure al 90 per cento le vessazioni diaboliche sono conseguenze di malefici, cioè sono causate da persone che per vendetta o per rabbia si rivolgono a maghi e occultisti legati a Satana i quali, pagati profumatamente, si attivano per far intervenire il maligno.
È dunque la cattiveria degli uomini a chiamare il Male.