domenica 20 agosto 2023

Dall'ultimo esorcista - di Don Gabriele Amort. - "Casa infestata"


Dall'ultimo esorcista -
di Don Gabriele Amort.


"Casa infestata"


Ricordo quanto accadde con l'esorcista padre Gerard quando un giorno doveva recarsi in una casa infestata.
Di case infestate ce ne sono tante nel mondo, sono case dove magari è abitato per anni un satanista. La presenza diabolica purtroppo rimane anche dopo che questa persona se n'è andata.
Oppure sono case costruite senza saperlo dove tempo prima c'era stato un cimitero. Qualche anima defunta per motivi misteriosi potrebbe influenzare negativamente il posto provocando non pochi fastidi.
O ancora potrebbe essere una casa dove sono stati, dove sono avvenuti delitti, omicidi. Il male lascia sempre una traccia di sé a volte questa traccia è come una ferita viva dalla quale può in ogni momento sgorgare morte, distruzione, cattiveria, malvagità.
Padre Gerard viene chiamato dai proprietari di questa casa, l'hanno acquistato da poco. Da quando vi abitano vivono continuamente nel terrore, di notte sentono rumori strani, colpi di tosse, luci che si accendono e si spengono, porte che si aprono e si chiudono senza motivo. Una notte si svegliano per colpa di un nauseabondo odore di gas. Corrono in cucina e trovano un rubinetto del gas inspiegabilmente aperto. A volte capita che dalla sala sentano battere per terra in cucina.
Se sono in cucina sento battere in sala. Mentre si avvicinano alla strofa dove sentono battere, i rumori si intensificano e si fanno più forti. Quando aprono la porta e rientrano però non trovano mai nessuno. La stanza è deserta. Padre Gerard mi chiedo un consiglio e gli suggerisco di chiamare il professore. Questo gli dice, le lascio il mio cellulare, quando entri in quella casa mi chiami, forse potrò aiutarla.
Quando arriva fuori dalla casa infestata, padre Gerardo sente che qualcosa non va. La casa in modo misterioso l'ora spinge, vorrebbe scappare ma si trattiene. Saluta i proprietari di casa che lo aspettano fuori, si fa consegnare le chiavi e chiede loro di assentarsi per almeno due ore. Preferisce fare tutto da solo.
I proprietari potrebbero intralciare il suo lavoro. Non ha mai disinfestato una casa. Titubante e un po' impaurito, la casa con i suoi misteri sembra volerlo respingere e insieme catturare. La casa non è alto che una villetta di campagna, ha un piccolo giardino intorno e sul retro un fitto bosco che poi sale su una grande collina. Il bosco è buio, rivolto verso nord, in cute timore. Padre Gerard decide di non indugiare troppo.
Sente che una forza presente nella casa cerca di confonderlo. Non vuole che entri, così prende in mano le chiavi e le mette nella toppa. Gira due volte la serratura e fa un passo all'interno. Una grande sala con un cammino spento lo accoglie. Il pavimento è fatto di grandi piastrelle scure, preme sull'interruttore della luce, ma i contatti non fanno presa. È quasi al buio, dalle versioni semi chiuse filtra un po' di luce.
Prova ad aprire le finestre, ma anche queste inspiegabilmente sono bloccate. È difficile, molto difficile da spiegare, perché bisogna viverla un'esperienza simile per capirle. Ma quando un esorcista entra in posti come questo, sente tutto intorno a sé, una presenza che lo scruta, lo osserva, lo guarda, l'esorcista si sente trafitto da questo sguardo, non sa dire dove sono gli occhi che lo scrutano.
Non sa dire come sono, non sa nemmeno dire di chi sono, ma sa che ci sono, sa che qualcuno lo osserva e lo osserva con uno sguardo di odio totale. Tutto l'odio del mondo è puntato addosso a lui. L'esorcista dentro di sé vive una lotta furibonda, vorrebbe scappare ma non può, vorrebbe reagire ma sa che sarebbe peggio, se si mettesse a battagliare offrendo odio contro l'odio del suo avversario sarebbe immediatamente sconfitto.
Ha una sola cosa da fare, pregare. Signore Gesù Cristo che hai vinto il male per sempre abbi pietà di me, Signore Gesù Cristo aiuta, mi soccorrimi, non lasciarmi solo e sconfitto. Padre Gerard prega e chiama immediatamente il professore. Buongiorno professore, sono padre Gerard. Salve, è già supposto? Sì sono qui, la luci non vanno.
Le luci non vanno momentaneamente, risponde il professore. Lui le ha bloccate. Non riesco ad aprire le persiane. Anche quelle le ha bloccate lui.
Padre Gerard non osa chiedere spiegazioni al professore, come fa a sapere tutte queste cose? Come fa ad essere così sicuro di sé? Cosa devo fare? Chiede padre Gerard. La guido io, avanzi fino alla porta e innanzi a lei. La apra.
Aperta, è tutto buio, non vedo niente. Sulla sua testa c'è una scala, la salga. Padre Gerard sale a tentoni gli scalino. A un certo punto sento uno scricchiolio un quadro gli piomba in testa, il cellulare gli cade per terra e si spegne. Però... Cade anche lui, si tocca la testa, sento una fitta di dolore appena sopra la fronte, un bernoccolo si è già formato.
Cerca il cellulare, lo trova, riesce a riaccenderlo, compone il numero.
Tutto bene?
Sì professore, mi è arrivato addosso un quadro, non so come sia successo.
È stato lui, ma non devi avere paura. Il quadro era attaccato sulla parete della scada a un chiodo. Ha fatto saltare il chiodo e il chiodo l'è arrivato in testa. Cerchi di salire alle scale.
Padre Gerard torna a salire, cerca di non fare l'umore per riuscire a sentire eventuali altri attacchi. Pensa alle parole del professore.
È lui.
È lui chi sente crescere dentro di sé la paura, ma riesce ad arrivare in cima alle scale.
Padre Gerardo adesso, davanti a sé a un corridoio, deve entrare nella prima stanza a destra, la porta di quelli scorrevoli. L'apra.
Pater Gerard apre la porta ma questa si richiude velocemente. La riapre e la porta si richiude.
Apre, si butta dentro la stanza e la porta si chiude alle sue spalle.
Mi sente padre Gerard?
Sì professore, la sento. Che devo fare qua dentro?
È molto semplice. Scivoli lungo la parete di sinistra, in fondo, in basso, trovo uno sportello. Dentro ci sono dei cavi elettrici. Apra lo sportello.
Padre Gerard nel buio e più totale striscia lungo la parete, trova lo sportello, lo apre.
L'ho aperto professore.
Bene, inserisca la mano dentro, in fondo, dietro i cavi, dovrebbe trovare una piccola scatola. La prenda e la porti fuori. Esca di casa più in fretta che può. Adesso i giochi sono scoperti, non si può più tergiversare.
Padre Gerard trova la scatola, la prende e comincia a fare il percorso a vitroso. Adesso la porta della stanza è aperta, si sente più sollevato, sembra che la presenza sinistra, quell'ui citato prima dal professore, non ci sia più.
Ma si sbaglia. Mentre scende le scale si entra dietro di sé qualcuno che lo segue forse innatamente. Inizia a correre, corre anche quello che lo segue, entra in sala.
Padre Gerard avanza nel buio, sperando di trovare la porta ad entrata. Dietro di sé la persona che lo segue l'ha quasi raggiunto, anzi l'ha raggiunto. Sente il suo fiato mordergli sul collo. Padre Gerard si butta in avanti. Le mani riescono ad aggrapparsi alla maniglia della porta. In un balzo e fuori. Si gira, convinto di trovarsi davanti il diavolo. È pronto invocare Cristo in suo soccorso. Invece non c'è nessuno.
C'è soltanto la porta di casa che sbatte e risbatte violentemente e una risata sinistra, almeno così sembra lui, si allontana, infuriata.
Professore, sono uscito, cosa devo fare?
Apra la scatola e la svuoti sui piedi.
Fatto.
Ci sono delle piccole ossa e altre porcherie?
Sì.
Bene, le schiacci coi piedi e poi le disperata.
Fatto.
Ottimo, adesso non possono più nuocere a nessuno. Disunite hanno perso tutta la loro forza malefica.
Ma di cosa si trattava?
Di un miscuglio messo insieme dal mago che abitava la casa precedentemente. Un miscuglio destinato ad infestarla fino a che qualcuno non lo avesse scoperto e distrutto.
Professore, ma con lui che cosa devo fare?
Con lui chi?
Beh, dentro la casa un diavolo credo mi seguiva. Anche lei diceva che lui,
padre Gerard, si giri. Guardi la casa.
Pater Gerard obbedisce e resta senza parole.
Le persiane sono tutte spalancate, le luci accese, la casa non fa più paura.
Padre Gerard sa cosa è successo?
No, mi dica.
È successo che lui sia andato.
Mi fido del professore.
Perché non ha sbagliato mai alcuna diagnosi, ma anche perché so, pur senza averlo mai incontrato, che è un uomo umile. Attenzione però, non è il professore che libera. Chi libera sono io, tramite Cristo. Voglio dire, i laici non sono esorcisti. Gli esorcisti sono predi che operano per mandato conferito loro dalla Chiesa. I laici non hanno questo mandato, non possono esorcizzare. È pericolosissimo se provano a farlo.
Non possono nemmeno dialogare con il demone durante l'esorcismo fatto da un prete. Il demonio spesso prova a dialogare con loro. È un modo per attaccarli, insieme per distogliere l'attenzione dell'esorcista da sé.
Un giorno un demonio disse a una mia assistente che era appena tornata dall'ospedale dove suo figlio era stato operato per una grave malattia. Ecco la Madonna dei Dolori.
Lei gli rispose. Non ho paura di te, Cristo vince. E lui, Madonna dei Dolori, non ti è bastato quanto ho fatto a tuo figlio? Non ne hai abbastanza? Ne vuoi ancora?
A quel punto sono intervenuto io. Ho intimato alla donna di non rispondere e sono andato avanti con l'esorcismo.
I laici non possono esorcizzare e non possono parlare con il demonio. Loro compito e pregare e solo col loro che ne esorcista sceglie oculatamente di tenere fermo il posseduto quando è in incandescenza. I laici possono fare perchè di liberazione, queste sì.